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Turchia: cariche contro corteo di protesta per la strage in miniera, convocato lo sciopero generale

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Si moltiplicano le proteste in tutta la Turchia in quella che si annuncia come la più grave strage sul lavoro della storia del paese. 

Questa mattina si è svolto un presidio a Istanbul davanti alla sede della Soma Komur Isletmeleri, l’azienda che gestisce la miniera di carbone di Soma, la cittadina a 120 chilometri da Smirne dove, secondo il bilancio provvisorio hanno perso la vita almeno 250 lavoratori, mentre altre centinaia risultano dispersi. I manifestanti hanno esposto cartelli con scritto “questo non è un incidente sul lavoro, ma un omicidio”. Al loro arrivo hanno lanciato vernice rossa sulla facciata dell’edificio, scrivendo a caratteri cubitali “assassini”, mentre un altro sit-in di protesta spontaneo è stato inscenato davanti al liceo Galatasaray su via Istiklal, nel centro della città.

Manifestazioni sono in corso anche in molte altre città, tra cui Eskisehir, Adana, Kocaeli, Canakale e Mersin. Ad Ankara gli studenti dell’Università tecnica del medio oriente (Odtu) non hanno preso parte alle lezioni e si sono diretti in corteo verso la sede del ministero dell’Energia, ma a sbarrargli la strada hanno trovato le forze dell’ordine che hanno caricato i manifestanti facendo uso di idranti e gas lacrimogeni. Numerosi i manifestanti fermati. 

Da parte loro anche le due confederazioni sindacali di classe, il Disk e il Kesk, hanno proclamato per domani uno sciopero generale con manifestazioni davanti alle sedi del ministero del Lavoro invitando i cittadini a esporre drappi neri alle finestre e a indossare vestiti dello stesso colore in segno di lutto per le vittime.

Secondo i contestatori, le centinaia di minatori morti nella miniera turca di Soma non sono vittime di una tragica fatalità, ma la conseguenza del fatto che il governo ha sempre ignorato i numerosi e ripetuti allarmi per la sicurezza nell’impianto, l’ultima volta non più di due settimane fa quando l’esecutivo si è rifiutato di istituire una commissione di inchiesta sulla miniera.
A sottolineare il caos sulla reale situazione dell’impianto, il fatto che a 24 ore dall’esplosione di gas che ha devastato le gallerie, il ministro dell’Energia Taner Yildiz non è ancora in grado di determinare il numero reale dei dispersi. Yildiz ha detto di “temere” che ci siano altri morti, dato che erano “stimati” quasi 800 minatori sottoterra al momento dello scoppio.

Si conoscono i numeri dei dipendenti della società Soma Mining, ma alcune delle vittime sono “persone al di fuori delle miniera”, come ha detto il ministro. D’altronde nel 2012 Ali Gurkan, che ha acquisito l’impianto a seguito della privatizzazione, si è vantato in un’intervista di aver abbattuto i costi di estrazione a 24 dollari la tonnellata di carbone da 130, producendo in proprio i trasformatori invece di importarli. Ma soprattutto ingaggiando subappaltatori per i lavori più pesanti, con lavoratori non sindacalizzati, pagati meno degli aderenti al sindacato.

Secondo il sindacalista della Disk Kani Beko, nella miniera “lavoravano moltissimi subappaltatori. Addirittura di secondo e terzo grado”. “Spero che il bilancio delle vittime non salga, ma non sono ottimista. Dopo l’esplosione lì dentro c’è stato un massacro” ha detto Beko.

Solo nove mesi fa il ministro Yildiz ha visitato la miniera, lodando la qualità delle misure di sicurezza e la tecnologia made in Turkey dei pozzi di Soma. La società ha anche detto ieri che un’ispezione effettuata due mesi fa non ha riscontrato irregolarità.

“Siamo profondamente scioccati per quanto accaduto” dice all’agenzia MISNA Metin Bakkalci, presidente della Turkish Foundation for Human Rights, aggiungendo che “quanto accaduto è una tragedia annunciata, viste le condizioni di lavoro e l’assenza di precauzioni in molte miniere del paese”. “A provocare il crollo sarebbe stata un’esplosione, forse un corto-circuito, ma starà alla magistratura accertarlo e accertare le responsabilità” dice ancora Bakkalci, sottolineando che “da anni le associazioni di categoria e i sindacati chiedono una revisione delle leggi che regolamentano le attività minerarie e soprattutto maggiori controlli, purtroppo senza risultati. Tutto questo poteva essere evitato”. Tra le vittime, inoltre “potrebbero esserci minori, la cui presenza purtroppo non è rara nelle miniere turche” ammette ancora Bakkalci. Ed in effetti uno dei corpi recuperati appartiene ad un minatore di soli 15 anni.

La Soma Holding, appaltatrice della miniera, ha beneficiato della politica di privatizzazioni avviata negli anni ’90 dal governo di Ankara: secondo recenti dichiarazioni del presidente della società, grazie al sistema delle ‘Royalties’ – che prevede l’affitto di una miniera in cambio di una quota annua di carbone – l’azienda è stata in grado di ridurre il costo del carbone da 130-140 dollari per tonnellata a 23,80 dollari la tonnellata. A far crollare i prezzi – accusano i sindacati – sarebbe soprattutto il subappalto del lavoro a ditte non qualificate è stato uno dei principali fattori di riduzione dei costi.

Un leader del sindacato dei minatori, Nurettin Akcul, ha detto alla televisione turca che quello di Soma potrebbe rivelarsi “il peggiore incidente registrato in una miniera turca” nonostante, nelle prime ore dal diffondersi della notizia, il partito di maggioranza per la giustizia e lo sviluppo (Akp) avesse cercato di minimizzare il numero di vittime. Nella zona il governo avrebbe dispiegato un massiccio numero di forze dell’ordine per evitare l’insorgere di disordini da parte dei familiari delle vittime.

Ma il forte dispiegamento di forze dell’ordine non ha potuto evitare che alcune decine di persone riuscissero a contestare il premier Recep Tayyip Erdogan mentre lasciava il municipio di Soma dopo una conferenza stampa sulla tragedia. Alcuni abitanti inferociti della cittadina dell’ovest turco hanno superato il cordone di polizia e preso a calci l’auto del premier, urlando slogan a favore delle dimissioni del premier. 

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