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Gli F35 prendono fuoco da soli. Stop ai voli

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Una sòla più immonda non ci poteva essere… Al di là delle sacrosante considerazioni politiche e morali sul fatto che un paese in crisi nera – l’Italia – “debba” spendere decine di miliardi per acquistare dei velivoli da guerra costruiti dagli americani, ci sono pur sempre le considerazioni di “efficienza” e “meritocrazia” che dovrebbero esser fatte valere…

Da questo punto di vista il discorso non sta in piedi. Anzi, gli F35 sembra possano far tutto meno che volare.

Molte sedute di addestramento sono state annullate dopo un principio di incendio durante il decollo dalla base di Eglin, in Florida. Il Washington Post, nel dare la notizia dell’ennesimo inspiegabile incdente occorso a queste macchine divora-soldi-pubblici, ha spiegato soltanto che non si è fatto male nessuno e che l’incendio si è verificato nella parte posteriore dell’aereo.

Alcune settimane fa, ma lo si viene a sapere soltanto ora, era stata scoperta una perdita d’olio durante il volo, su un altro esemplare, naturalmente. Conseguenza: tutti gli esemplari erano dovuti rimanere a terra per gli inevitabili controlli.
Cattiveria del destino vuole che queste notizie escano mente il ministro della difesa italiano, Roberta Pinotti, è in visita ufficiale negli Usa. Ma si è ben guardata dal chiedre spiegazioni ai colleghi del Pentagono sull’infinita serie di problemi che affliggono gli F35 fin dalla progettazione (memorabile, in questo senso, il rischio di esplodere in volo quando piove…). E dire che ha avuto l’onore di parlare per ben 45 minuti con il  capo del Pentagono Chuck Hagel. “Abbiamo discusso solo del Libro Bianco del nostro governo – ha spiegato Pinotti – ed è da lì che discenderanno le decisioni da prendere sulla base dei rischi sul fronte della sicurezza e delle spese”. Quindi anche le decisioni “sui sistemi d’arma di cui si ha bisogno”.

Il consiglio di qualsiasi meccanico, anche non aeronautico, sarebbe immediato e semplice: “non compri quelle macchine, signora, sono soldi buttati”. Ma siccome sono i nostri, li spenderà lo stesso…

E dire che di recente la stessa Pinotti aveva spiegato al Parlamento che il programma di acquisto degli F-35 resta sospeso in atetsa della fine del lavoro sul “piano-difesa” del governo. ma a tutti, anche in Parlamento, era apparso un modo alquanto banale di prendere tempo in attesa che le notizie sulle pessime performace degli F35 finissero nel dimenticatoio. Purtroppo per lei – e per Giorgio Napolitano, che ha di fattoa vocato al Consiglio di Difesa da lui presieduto ogni decisione in merito – gli F35 non deludono mai i cacciatori di sorprese…

Perciò, se le parole pronunciate allora hanno ancora un senso, l’Italia dovrebbe per ora mantenere gli impegni d’acquisto soltanto per sei aerei, i cui contratti definitivi sono stati “purtroppo” già firmati. Ma lo stesso ministro, nello stesso discorso, aveva illustrato le proprie “preoccupazioni” per lo stabilimento di Cameri (novara), dove vengono costruite alcune aprti degli F35, nel caso che l’ordine completo – 9 aerei – non fosse stato rispettato. Diciamo che con quello che si dovrebbe spendere per comparli tutti si potrebbero creare alcune decine di migliaia di nuovi posti di lavoro, dando quindi prospettive migliori anche alle poche centinaia di addetti allo stabilimento di Cameri…

Da Washington, comunque, non sono intenzionati a fare sconti, né a vendere meno aerei del previsto. Lo stesso Hagel ha ricordato uno dei tormentoni preferiti del presidente Obama quando veste i panni del guerriero: “Anche gli Stati Uniti, come tutte le democrazie, sono in crisi. Ma la democrazia costa e dobbiamo difenderci”.
Insomma: state zitti e pagateci tutti i bidoni che vi manderemo…

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