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Raid nella notte, Israele punta allo svuotamento di Gaza

Saltata la tregua, Israele ha ripreso a bombardare Gaza. Con i raid della notte è arrivato ormai a 200 morti il bilancio delle vittime dei raid israeliani contro la popolazione della Striscia, al nono giorno dell’operazione denominata provocatoriamente ‘Margine protettivo’. Due uomini ed un ragazzo sono morti a Rafah, secondo fonti palestinesi.

Oltre ai 200 morti, nella Striscia di Gaza i feriti sono quasi 1.400 di cui almeno il 35% sono bambini. Sono le cifre fornite dal capo missione di Medici Senza Frontiere nell’area, Tommaso Fabbri, intervenuto a Zapping su Radio1. «In questo momento la situazione non accenna a migliorare, la tregua non è stata accettata», ha spiegato parlando di un’emergenza sanitaria che vede la carenza dei materiali di primo soccorso: mancano «siringhe, garze, guanti». La «nostra equipe è andata con molte difficoltà in vari ospedali riscontrando che mancano i materiali di base, problema che c’è anche da prima» dell’inizio dell’assalto israeliano. Rispondendo ad una domanda sull’apertura del valico di Rafah con l’Egitto, Fabbri ha detto che due giorni fa sono riusciti a passare materiale sanitario e farmaci, ma per quanto riguarda il numero dei feriti gravi che sono riusciti a uscire, raggiungendo gli ospedali egiziani, non si tratterebbe – secondo dati che restano contraddittori e «incongruenti» – di più di una ventina di persone.

Intanto, dopo una settimana di strage a senso unico, la cronaca registra anche la prima vittima israeliana. Un volontario addetto ai rifornimenti alle truppe ammassate al valico di Erez è morto dopo il ricovero nell’ospedale Brazili di Ashkelon: l’uomo era stato ferito dall’esplosione di proietti di mortaio lanciati da Gaza.

In mezzo a tante bombe sganciate a casaccio sulla Striscia, gli israeliani puntano anche ad alcuni leader di Hamas. Aerei da combattimento hanno bombardato nella notte a Gaza l’abitazione di un alto responsabile di Hamas, Mahmoud al-Zahar. Lo rendono noto fonti israeliane, al nono giorno dell’operazione contro la Striscia. Secondo testimoni, al momento del bombardamento non ci sarebbero state persone nell’edificio di quattro piani, colpito da almeno due missili; danni anche ad alcune abitazioni ed una moschea delle vicinanze.

I raid israeliani hanno colpito anche le casa a Gaza di un altro alto responsabile di Hamas, Bassem Naim, e quelle dell’ex ministro Fathi Hammad e dell’ex deputato Ismail al-Ashqar, a Jabalia.

Ma l’obiettivo resta quello del terrore di massa, per “convincere” la popolazione ad andare via dalla Striscia. L’esercito israeliano ha chiesto nella notte a circa 100.000 residenti del nord e dell’est di Gaza, vicino al confine con Israele, di evacuare le loro abitazioni dalle 8 di stamani (le 7 in Italia). Lo riportano gli stessi media israeliani.

Secondo fonti militari, messaggi vocali sono stati diffusi in particolare per il quartiere orientale di Shujàiyya: i residenti sono stati chiamati ad «evacuare nell’interesse della loro sicurezza».

Ma non vengono risparmiati neanche gli ospedali, a dimostrazione che l’intento non è colpire le strutture in qualche misura considerabili “militari”. Il direttore dell’ospedale Al Wafa, il dottor Al Aishi, ha ricevuto una chiamata dall’esercito israeliano in cui si intima l’evacuazione della struttura che “sarà distrutta entro domattina”.

Difficile considerare dei “successi” cose come l’abbattimento di un drone da parte della contraerea palestinese. Si tratterebbe del secondo drone israeliano abbattuto nella giornata di ieri, il quarto dall’inizio dell’offensiva israeliana.

A livello internazionale, intanto – mentre il ministro degli esteri italiano visita il sud di Israele per far capire chiaramente com’è schierato il governo Renzi – una commissione del Senato degli Stati Uniti ha deciso di aumentare sensibilmente i finanziamenti Usa al sistema di difesa antimissile israeliano Iron Dome, portandolo da 235 a 351 milioni di dollari, quasi il doppio di quanto richiesto dall’amministrazione Obama. Negli ultimi giorni il sistema Iran Dome si è dimostrato particolarmente efficace nell’intercettare i missili e i razzi sparati contro Israele dalla Striscia di Gaza. È composto da sofisticati sistemi radar e da batterie di missili per neutralizzare razzi o missili in arrivo. Ma ogni colpo costa circa 50 mila dollari. Da quando è entrato in funzione, nel 2011, gli Stati Uniti hanno contribuito al suo sviluppo con circa 700 milioni di dollari. Il nuovo finanziamento è stato approvato dalla Commissione stanziamenti per la Difesa, riferiscono fonti di stampa, e riguarda l’anno fiscale 2015, che inizia il primo ottobre. Si conferma dunque la certezza che le operazioni israeliane siano per l’imperialismo Usa soltanto degli “esperimenti sul campo” per testare l’efficacia degli armamenti più recenti, sia in funzione difensiva che offensiva (vedi anche http://contropiano.org/documenti/item/25289-israele-sta-usando-armi-sperimentali-sui-civili-di-gaza-dicono-i-medici).

Il presidente dell’ANP Abu Mazen andrà oggi al Cairo per incontrare il presidente egiziano Al-Sisi e discutere del ripristino ed eventuale implementazione della tregua. Poi andrà in Turchia, dove vedrà il premier Erdogan.

Dall’OLP si alzano però anche voci contrarie al cessate il fuoco. Al quotidiano israeliano Haarezt un leader dell’OLP ha criticato l’azione dell’Egitto e di Abbas “perché ignora Gaza. I leader di Hamas si sono sentiti umiliati perché la proposta è stata resa pubblica senza consultarli sui contenuti”.

 

 

 

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