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Controsanzioni: Mosca minaccia le compagnie aeree europee e nordamericane

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Dopo aver bloccato per un anno quasi tutte le importazioni nel settore agroalimentare dai paesi che hanno imposto a Mosca sanzioni economiche, politiche e militari, ora il Cremlino sta studiando altre possibili ritorsioni in una vera escalation che rischia di prendere la mano ai vari contendenti l’un contro l’altro armati.

Mosca sta infatti studiando la possibilità di proibire il transito di parte del proprio territorio – in particolare la Siberia – ai voli delle compagnie aeree dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, in risposta alle sanzioni occidentali che nei giorni scorsi hanno obbligato la compagnia low cost dell’Aeroflot, la Dobrolet, a sospendere la maggior parte dei propri voli.

“Si tratterebbe di vietare l’uso del nostro spazio aereo alle compagnie aeree europee e statunitensi nel caso di voli diretti verso l’Asia Orientale” ha spiegato ieri il primo ministro russo  Dmitri Medvédev che poi ha aggiunto: “Non vuol dire che simili misure verranno adottate immediatamente ma comunque sono sul tavolo”. Inoltre il Cremlino ha annunciato la revisione delle rotte dei voli commerciali privati europei e nordamericani nel territorio della Federazione Russa.
Nel caso in cui le misure per ora solo minacciate fossero adottate da Mosca il danno economico e funzionale per decine di compagnie occidentali sarebbe enorme, costrette a prolungare e a volte a raddoppiare la durata dei voli per l’Estremo Oriente.
In attesa di capire se la Russia darà seguito alle sue minacce nei confronti di Ue e Usa, intanto l’esecutivo di Mosca ha deciso il divieto di sorvolo del territorio russo per i voli ucraini diretti in Georgia, Azerbaigian, Armenia e Turchia.
Intanto, per far fronte al danno economico derivante dalle sanzioni occidentali, Medvedev ha affermato nei giorni scorsi di non escludere la possibilità dell’introduzione di nuove tasse. Il primo ministro ha citato, affrontando la spinosa questione, le “condizioni non molto buone al momento per i finanziamenti esterni” e il fatto che le misure punitive varate principalmente da Washington e Bruxelles, ma anche dal Giappone, dal Canada e dall’Australia “mettono in dubbio gli investimenti stranieri” e ha prospettato due opzioni: “lavorare con la spesa e le entrate”, da razionalizzare nel nome della crescita e “addirittura aumentare il peso fiscale, anche se questo va fatto solo nei casi più estremi”.

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