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Istanbul: PKK rivendica uccisione di un agente dell’Isis

L’organizzazione giovanile del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) ha annunciato di aver ucciso a Istanbul un agente dello Stato Islamico.
“Le nostre forze di sicurezza nel quartiere Basaksehir hanno condotto un’operazione armata contro l’Is, in cui è stato ucciso il leader di una banda di nome Hikmet, membro dell’organizzazione (Isis)”, ha spiegato su Twitter il Movimento della Gioventù Patriottica e Rivoluzionaria (Ydg-h), fronte giovanile della guerriglia curda.
Lo stesso account Twitter ha successivamente aggiunto che due “agenti dello Stato Islamico” sono stati feriti nello stesso attacco.
Alcuni membri di Ydg-h hanno invece spiegato all’agenzia di stampa Firat, nota per essere vicina ad ambienti della sinistra curda, che la cellula dell’Is presa di mira reclutava giovani di Istanbul da inviare come jihadisti in Iraq e in Siria.
Secondo varie fonti sarebbero già migliaia i turchi arruolati nell’organizzazione fondamentalista sunnita che controlla vaste porzioni di Iraq e Siria. Istanbul sarebbe uno dei più importanti centri di reclutamento per l’onganizzazione jihadista e nei giorni scorsi alcuni media turchi denunciavano che in alcuni mercati della metropoli sul Bosforo vengono venduti gadget dello Stato Islamico.

Inoltre il gruppo armato jihadista disporrebbe anche di un campo di addestramento in Turchia, vicino alla frontiera siriana. A denunciarlo è stata la catena televisiva tedesca Ard ripresa dalla stampa turca. Il quotidiano di opposizione Sozcu scrive che Ard ha diffuso immagini del campo, che si trova vicino a Gaziantep, nell’Anatolia meridionale, da dove alla fine dell’addestramento i miliziani vengono inviati a combattere in Iraq e Siria. Tra questi ci sarebbero stati anche 400 giovani provenienti dalla Germania, passati dal campo di addestramento di Gaziantep prima di essere inviati a combattere nei paesi confinanti.
Il governo dell’ex-premier liberal-islamista Recep Tayyip Erdogan, da poco eletto presidente di una repubblica presidenziale ‘de facto’, è stato più volte accusato dall’opposizione, dalla stampa e anche da alcuni militari e funzionari di sostenere, armare e addestrare in Siria non solo i ribelli ‘ufficiali’ dell’Esercito Libero siriano (Els) ma anche i gruppi armati jihadisti ed in particolare l’Isis. Accusa che Ankara ha sempre negato, naturalmente.
Secondo il quotidiano Taraf lo Stato Islamico utilizzerebbe il territorio turco – e le complicità di pezzi dell’apparato statale di Ankara – per raffinare e poi esportare tra i 40mila e i 60mila barili di petrolio al giorno prodotti nelle zone che ha conquistato nel Nord della Siria e dell’Iraq. I proventi delle esportazioni naturalmente sono utilizzati dal gruppo jihadista per rifornirsi di armi.

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