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Donetsk, strage in una scuola. Alcune prigioniere raccontano le torture

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Avrebbe dovuto – come scrive ‘La Repubblica’, il quotidiano italiano che più ama e celebra i nazisti ucraini del Battaglione Azov – essere un giorno di festa per la riapertura delle scuole, ritardata di quasi un mese proprio a causa dell’assedio militare di Kiev contro le popolazioni dell’Ucraina Orientale.

Ma oggi a Donetsk è un giorno di lutto e di dolore. Questa mattina infatti, nonostante il cessate il fuoco teoricamente in vigore dal 5 settembre scorso, due colpi di mortaio sparati dall’artiglieria governativa hanno centrato una scuola alementare nel quartiere di Kievski, che per sua sfortuna sorge a soli 4 km dall’aeroporto della città teatro da settimane di intensi scontri a fuoco e sembra da poche ore finito sotto il controllo delle milizie delle Repubbliche Popolari. 

Finora le autorità locali hanno riferito di 10 morti; quattro persone sono state uccise e altre 10 sono state ferite da un proiettile caduto nel cortile della scuola, mentre altre sei vittime sono morte sul colpo quando un altro colpo di mortaio ha centrato un pulmino adibito a taxi collettivo in una strada vicina, distruggendo completamente il mezzo. Per ora non è chiara l’identità delle vittime del fuoco dell’esercito di Kiev, i media parlano sicuramente di un genitore e di un insegnante. Alcuni dei feriti sarebbero in gravi condizioni.

Intanto gli insorti denunciano i crimini e i trucchi della controparte.
Domenica scorsa un’automobile con a bordo alcuni esponenti del governo ribelle che si recavano bandiera bianca ben in vista verso l’aeroporto di Donetsk per parlamentare con i governativi è stata incredibilmente accolta a colpi di mitra e un miliziano è rimasto ucciso. Inoltre le autorità della Nuova Russia denunciano che il governo di Kiev non sta ottemperando agli accordi raggiunti a Minsk in tema di scambio di prigionieri, ritardando la liberazione dei miliziani catturati e soprattutto spacciando per combattenti dei civili arrestati o trattenuti negli ultimi mesi.

Tra questi c’è anche la giornalista crimeana Anna Mokhova che, finalmente liberata il 22 settembre, ha raccontato di esser stata torturata, picchiata durante un interrogatorio, molestata sessualmente e minacciata di fucilazione da parte dei suoi carcerieri ucraini, gli agenti della Sbu (Servizi di Sicurezza).
Racconti simili da parte di Inga Avdeeva, una ragazza 24enne di Odessa, anche lei una civile recentemente liberata nel corso di uno scambio di prigionieri che teoricamente dovrebbe riguardare solo combattenti. Catturata dai Servizi di Sicurezza Ucraini (SBU) lo scorso 25 giugno, la ragazza è stata accusata di terrorismo solo perché sul suo profilo di “VKontakte” (un social network in uso nei paesi dell’ex Urss) comparivano slogan a favore della Novorossiya. Inga Avdeeva ha raccontato che, nonostante fosse incinta, è stata più volte torturata e picchiata, costretta a dormire con la luce accesa 24 ore su 24, e alla fine ha perso il bambino.

E’ in questo quadro che, smentendo le possibili aperture promesse nei confronti di Mosca nel caso avesse mediato sulla crisi esplosa in Ucraina dopo il golpe filoccidentale di febbraio, ieri l’Unione Europea ha riconfermato le sanzioni economiche spiccate nei mesi scorsi contro la Russia. Con la motivazione che l’accordo di pace di Minsk non è stato ancora attuato ‘correttamente’, imputando le violazioni al governo di Mosca che, da un punto di vista formale, non è neanche una delle parti in causa. “Mentre ci sono stati sviluppi politici incoraggianti attorno all’accordo di Minsk”, che prevede un cessate il fuoco e un accordo di pace, “restano ancora da applicare correttamente punti essenziali dell’accordo stesso” ha affermato la responsabile europea Catherine Ashton nel giorno in cui la Nato, smentendo quando aveva dichiarato l’Alleanza Atlantica giorni fa, ha affermato che “centinaia di soldati, tra i quali forze speciali, sono ancora nel paese” e “nell’ultima settimana non abbiamo visto ulteriori riduzioni delle truppe da combattimento russe in Ucraina”. 

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