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Piano Condor: a giudizio 21 gerarchi delle dittature latinoamericane

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Ci è voluto parecchio tempo e non tutto è andato come chiedevano sopravvissuti e parenti delle vittime, ma alla fine il processo contro 21 ex gerarchi delle dittature militari e fasciste latinoamericane degli anni ’70 saranno processati per i loro crimini. La prima udienza è stata fissata per il prossimo 12 febbraio nell’aula bunker di Rebibbia. Sul banco degli imputati della Corte d’Assise di Roma, con l’accusa di omicidio e sequestro in relazione alla scomparsa o all’uccisione di ventitré cittadini con passaporto italiano tra il 1973 e il 1978, ci saranno ventuno ex alti gradi militari, ex ministri ed ex capi di stato di nazionalità boliviana, peruviana, cilena e uruguayana – tra loro l’ex ministro dell’interno boliviano Luis Arce Gomez e l’ex capo della Dina, il servizio segreto cileno di Pinochet, Juan Manuel Contreras, e l’ex primo ministro peruviano Francisco Morales Bermúdez – responsabili della repressione dei dissidenti politici quando in America Latina impazzava il Piano Condor, il patto d’acciaio tra amministrazione statunitense, Cia e dittature militari di destra in ben sette paesi mirante a contrastare in ogni modo l’insorgenza politica e a sopprimere, anche fisicamente, ogni opposizione.

Il rinvio a giudizio è stato deciso ieri dal gup Alessandro Arturi che ha quindi accolto le richieste formulate dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo facendo però cadere per tutti, per un vizio di procedibilità, il reato di strage.
I 21 rimandati a giudizio sono solo una piccola parte dei 140 aguzzini – responsabili di uccisioni, arresti illegali e torture, a volte anche fuori dai confini dell’America Latina –  che avrebbero potuto e dovuto essere processati per i loro crimini, ma alla fine problemi di vario tipo hanno impedito che 59 argentini, 11 brasiliani, 6 paraguayani e vari tra cileni, boliviani, uruguayani e peruviani finissero sul banco degli imputati al termine di ben 10 anni di indagini.
Il gup di Roma ha disposto ‘il non luogo a procedere’ a carico di tre imputati deceduti negli ultimi anni, tra i quali Odlanier Mena Salinas che lo scorso anno si è tolto la vita nella sua abitazione di Las Condes in Cile, durante un permesso accordatogli dal carcere militare dove era rinchiuso dal 2009. La posizione di altri nove imputati è stata invece stralciata in quanto già processati e condannati definitivamente nei loro Paesi mentre per altri quattro il giudice ha disposto l’acquisizione delle sentenze comminate contro di loro in paesi terzi per capire se si tratti degli stessi fatti contestati a Roma.

Le indagini sono scattate formalmente quando nel 1992 il giudice paraguaiano José Augustín Fernández scoprì, durante un’ispezione in un commissariato di polizia di Asunción, un dettagliato archivio che descriveva i crimini commessi da militari, funzionari e poliziotti contro migliaia di sindacalisti, attivisti, indigeni ed esponenti politici di vari paesi rapiti, torturati e uccisi dai regimi fascisti dei paesi in cui era operativo il ‘Piano Condor’. I documenti – denominati ‘Archivi del terrore’ – descrivevano minuziosamente la sorte di 50 mila persone assassinate, 30 mila desaparecidas e 400 mila incarcerate, permettendo l’avvio delle indagini su alcuni dei responsabili dei crimini registrati. Tra le vit­time più note in Italia l’italo cileno Omar Ven­tu­relli, un ex sacer­dote sospeso «a divi­nis» dal vescovo Ber­nar­dino Piñera per aver gui­dato i nativi mapu­che nell’occupazione delle terre rubate dagli oligarchi del paese. Le sue tracce si persero il 10 otto­bre del 1973 nella Caserma Tuca­pel. Per il caso di Ven­tu­relli era già stato cele­brato un pro­cesso a carico di Alfonso Pod­lech incredibilmente assolto per “insuf­fi­cienza di prove”.

Soddisfazione è stata espressa dai familiari delle vittime arrivati da vari paesi a Roma per ascoltare la decisione del giudice che per la prima volta in Europa ha sentenziato l’apertura di un processo contro i gerarchi del ‘Piano Condor’ anche se regna la delusione per i ritardi e gli ostacoli, nella punizione dei responsabili di una enorme strage, che caratterizzano l’operato di molti governi latinoamericani, in particolare quelli di Uruguay e Cile.

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