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Che fine ha fatto l’oro dell’Ucraina?

Che fine ha fatto l’oro ucraino? Se lo sono domandato in molti, in queste settimane. Sono numerosi infatti coloro che inascoltati avevano dato l’allarme sul fatto che le riserve auree di Kiev si erano improvvisamente assottigliate senza che le autorità del paese fossero in grado di fornire alcuna spiegazione. 

Finchè la governatrice della Banca Centrale Ucraina, Valeriia Gontareva, ha dovuto ammettere che nei suoi forzieri le riserve di metallo giallo sono ormai ridotte a circa 123 milioni di dollari di valore, appena l’1% delle intere riserve del paese.
A febbraio nelle casse della Banca Centrale Ucraina c’erano ben 42 tonnellate d’oro, per un valore di 1,8 miliardi di dollari e pari al 12% del totale delle riserve del paese. Un dato certificato dal Fondo Monetario Internazionale. A marzo invece, subito dopo il colpo di stato filoccidentale che ha defenestrato il presidente legittimo Viktor Yanukovich per imporre un nuovo regime nazionalista gradito a Unione Europea e Stati Uniti, le riserve d’oro erano dimezzate, ma comunque pari a circa 21 tonnellate, cioè circa 1 miliardo di dollari.

Che fine ha fatto il metallo giallo scomparso? Qualche analista ha provato a spiegare che il governo ucraino è stato obbligato a vendere massicciamente il suo oro per cercare di mitigare gli effetti del crollo del valore della grivnia, la moneta locale. Ma la spiegazione non è affatto convincente, visto che per contrarrestare la caduta della moneta nazionale la Banca Centrale aveva a disposizione ingenti riserve di moneta straniera e che negli ultimi mesi il prezzo dell’oro è crollato rendendo assai poco sensata una svendita così massiccia anche da parte di un paese in crisi.

La spiegazione potrebbe essere un’altra, anche se finora le fonti sono assai vaghe e generiche e la notizia è stata riportata da media non sempre attendibili. Secondo questa notizia subito dopo la defenestrazione di Yanukovich una squadra di uomini mascherati ed armati, a bordo di alcuni mezzi, avrebbero nottetempo “trafugato” l’oro prelevato dalla sede della Banca Centrale e dopo averlo caricato su un aereo partito dall’aeroporto di Boryspil lo avrebbero trasferito negli Stati Uniti.

Anche in questo caso, alcuni esperti compiacenti hanno provato a giustificare il ‘trasferimento’ spiegando che il nuovo regime ucraino temeva una invasione e una occupazione da parte delle forze armate della Federazione Russa ed avrebbe quindi immediatamente deciso di mettere al sicuro le riserve auree di Kiev. A parte il fatto che una invasione russa dell’Ucraina non è mai stata né minacciata da Mosca né tantomeno prefigurata dai governi occidentali che pure contro Mosca hanno vomitato in questi mesi fiumi di propaganda ostile, ad alcuni mesi dal presunto trasferimento è ormai chiaro che l’indipendenza di Kiev non è affatto in questione, e a questo punto le tonnellate d’oro presuntamente trasferite a Fort Knox avrebbero potuto essere tranquillamente riportate indietro. Ma, come già detto, nelle casse della Banca Centrale di Kiev le quantità d’oro rimaste sono risibili, e visto lo stato catastrofico dell’economia ucraina i pochi lingotti rimasti verranno probabilmente esauriti nel giro di poche settimane.
Insomma c’è da credere a chi denuncia che l’oro ucraino è stato letteralmente sequestrato dal governo statunitense in cambio del sostegno accordato ai golpisti ucraini? O si tratta di una ricostruzione di natura complottista che serve a coprire un’appropriazione indebita delle ricchezze nazionali da parte di qualche pezzo del nuovo potere installatosi a Kiev, composto da oligarchi senza scrupoli? 

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