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Le truppe saudite pronte a invadere lo Yemen

Riad non sembra proprio disponibile a lasciarsi scippare il controllo dello Yemen ed ha ammassato le sue truppe al confine con il paese scosso dalla guerra civile. Potrebbe ripetersi quindi lo scenario già visto nel marzo del 2011, quando i militari sauditi invasero il Bahrein per reprimere i manifestanti sciiti che protestavano contro il regime autocratico sostenuto dall’Arabia Saudita.
Questa volta a preoccupare la monarchia saudita è soprattutto l’avanzata delle milizie sciite Houthi verso i territori del sud dello Yemen, tradizionale feudo delle tribù sunnite e dove si è rifugiato il deposto presidente Abd Rabbo Mansour Hadi insieme al governo che gli è rimasto fedele.

Proprio ieri Hadi aveva rivolto un appello al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, chiedendo una risoluzione di copertura ad un intervento dei paesi “amici” che ristabilisca l’autorità legittima a Sana’a, occupata a gennaio dagli Houthi che hanno esautorato le autorità del paese accusate di voler varare una riforma costituzionale ancora più restrittiva ed escludente nei confronti delle popolazioni sciite del nord. Lunedì il Consiglio di Cooperazione del Golfo, l’alleanza delle petromonarchie guidata dall’Arabia Saudita, aveva ovviamente offerto il proprio aiuto ad Hadi sapendo di poter contare sulla copertura delle Nazioni Unite che si sono già schierate a favore del cosiddetto ‘governo legittimo’ anche se a febbraio il Consiglio di Sicurezza aveva votato una risoluzione che non contemplava l’uso della forza. Ma nel frattempo la situazione è assai mutata e nel fine settimana le milizie sciite hanno occupato Taiz e il suo aeroporto dopo intensi combattimenti, impossessandosi così della terza città dello Yemen – tre milioni di abitanti – e di un centro strategico che apre la strada ad una ulteriore espansione verso le regioni meridionali. Mentre decine di migliaia di abitanti di Taiz manifestavano contro l’arrivo degli Houthi in città – disperse con idranti e lacrimogeni – Fadhel Abu Taleb, membro dell’ufficio politico dei ribelli sciiti, dichiarava che i comitati popolari degli Ansar Allah (gli Houthi) continueranno ad avanzare anche negli altri governatorati del paese per “ripulirli” da al-Qaeda. Mentre scriviamo da alcuni lanci di agenzia risulta che le milizie sciite e alcuni reparti dell’esercito rimasti fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh – deposto nel 2011 a causa di intensi moti popolari e autore di una feroce repressione contro gli sciiti – e alleati degli Houthi sono ormai a soli 20 km di distanza da Aden, la principale città del sud del paese dove Hadi – l’ex vice di Saleh – e i suoi ministri si sono installati cercando di riorganizzare le proprie forze militari.
Oggi gli Houthi hanno annunciato la cattura del ministro della Difesa yemenita, Mahmud al-Subaihi. «Subaihi è stato arrestato nella città di Houta», nella provincia di Lahj, ha fatto sapere un portavoce dei ribelli, Mohammed Abdulsalam, in un comunicato trasmesso dalla tv dei miliziani Houti, Al-Massira. Poco prima le milizie sciite avevano preso il controllo della base al Anad, dove fino a sabato c’erano i soldati statunitensi poi evacuati in fretta e furia da Washington.  

Dopo una riunione d’urgenza convocata a New York, il consiglio di sicurezza dell’Onu ha varato una dichiarazione unanime di sostegno all’unità dello Yemen e al governo “riconosciuto” del paese. Il consiglio, si legge nella dichiarazione, “sostiene la legittimità” del presidente Adb Rabbo Mansour Hadi e condanna “le azioni unilaterali in corso” dei ribelli Houthi, che non hanno ritirato le loro forze dagli edifici governativi come richiesto da due risoluzioni delle stesse Nazioni Unite.
A quel punto il ministro degli esteri uscente yemenita, nel corso di un’intervista rilasciata alla tv saudita al-Hadath, ha chiesto esplicitamente un intervento militare dei Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo – composto da Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Oman e Bahrein – per bloccare l’avanzata dei combattenti houthi.

Da tempo sia il deposto governo yemenita sia le autorità saudite accusano apertamente l’Iran di essere dietro il ‘golpe’ realizzato dai ribelli sciiti. In particolare il ministro degli esteri di Riad, Saud al-Faisal ha affermato che l’Iran sta provando a “seminare un conflitto settario nella regione” aggiungendo  che gli stati del Golfo prenderanno tutti i necessari provvedimenti per sostenere l’alleato Hadi
Nel frattempo contro gli Houthi si sono scatenati sia i jihadisti di Al Qaeda – che agisce con la sigla di Aqap, al-Qa’eda nella penisola arabica – che hanno attaccato varie pattuglie di Houthi in diverse zone del centro-sud dello Yemen, sia quelli dello Stato Islamico, che hanno invece fatto strage di fedeli sciiti raccolti in preghiera in due diverse località contemporaneamente, compresa la capitale Sana’a, uccidendo quasi 150 persone. Un altro attentato rivendicato più recentemente dagli uomini di Al Baghdadi ha invece fatto strage di poliziotti e miliziani Houthi: 29 gli uccisi.

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