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La Ue dà sei giorni di tempo alla Grecia

La Grecia ha rimborsato stamattina la rata da quasi 460 milioni di euro che doveva al Fondo Monetario internazionale. Ma l’Unione Europea ha reagito lo stesso in modo negativo, intimando ad Atene di mandare entro sei giorni una “lista corretta delle riforme” che la Grecia si impegna a realizzare, minacciando di non sbloccare i fondi previsti dell’accordo del 20 gennaio.

Il tutto mentre prosegue la visita in Russia di Alexis Tsipras, che verà oggi il delfino di Putin – Medvedev – per parlare di rapporti economici “migliorabili” tra i due paesi. Pesano infatti sia le sanzioni europee verso Mosca che le controsanzioni russe, che colpiscono tra l’altro il settore alimentare, una delle poche voci in attivo delle esportazioni elleniche.

Già Putin aveva detto – ai giornalisti – che non avrebbe potuto fare eccezione per un solo paese europeo. Ma dai colloqui è emerso anche che non mancano le idee per realizzare egualmente un’intensificazione degli scambi. Magari formando delle “scoeità miste” greco-russe, che potrebbero svolgere questa funzione senza mettere formalmente in discussione l’embargo.

Sicuramente più importante, sul piano economico e dinanziario, è la partecipazione di Atene al progetto Turkish Stream, che sostituirà il SouthStream seppellito pochi mesi fa. In questo modo la Grecia si candida a fare da “hub” per il gas russo diretto in Europa.

Una “sponda” internazionale importante, anche se da trattare con le molle, che rende le pressioni europee sul governo Syriza obiettivamente meno ultimative. Del resto, se la soluzione immaginata dall’Unione Europea per la Grecia è un “cambio di governo”, con tanto di indicazioni su come creare una nuova maggioranza gradita a Bruxelles, non si vede perché Atene non possa “sperimentare” altre – e meno soffocanti – partnership economiche…

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