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La Nato si accampa in Georgia e si esercita in Ucraina

“La mano più veloce dell’occhio”: è il modo di dire dei prestigiatori, che mascherano abilmente i loro trucchi di fronte agli spettatori. L’azione più veloce delle dichiarazioni, sembra essere diventato il motto della Nato: l’occhio non fa in tempo a fissare l’ennesima esercitazione militare, che già la prospettiva sfuma sulla successiva manovra. L’unico elemento che non cambia e su cui l’occhio potrebbe rimanere “tranquillamente” (si fa per dire) fisso è la mappa di tali manovre: le frontiere russe. Polonia, Paesi baltici, Germania, Bulgaria. “BALTOPS”, “Saber Strike”, “Noble Jump” e “Trident Joust”; cambiano i nomi, ma l’obiettivo rimane sempre “il rafforzamento e l’allargamento delle forze di pronto intervento, l’aumento del contingente militare USA in Europa, il repentino allargamento del programma di manovre e di pattugliamento e l’incremento delle spese militari”, come aveva scritto poche settimane fa RIA Novosti.
Sono ancora in corso le “Swift Response-15”, le più grandi esercitazioni aerotrasportate della Nato dalla fine della guerra fredda, che oggi sono partite le “Sea Breeze-15”, esercitazioni navali congiunte Nato-Ucraina nelle acque delle regioni di Nikolaev e di Odessa, destinata quest’ultima a diventare presto base navale Nato, dopo il ricongiungimento alla Russia della Crimea e della base di Sebastopoli. Le esercitazioni coinvolgono anche gli aeroporti militari di Odessa, Nikolaev, Kherson.
Oltre a USA e Ucraina, prendono parte alle manovre, che andranno avanti fino al 12 settembre, 2.500 uomini (di cui 1.000 ciascuno da Stati Uniti e Ucraina) di Bulgaria, Germania, Grecia, Italia, Gran Bretagna, Romania, Svezia, Turchia e, forse, Moldavia. Verranno impiegati 150 mezzi, sia di superficie che subacquei, oltre a mezzi anfibi, elicotteri e aerei. Solo Ucraina e Stati Uniti dislocano, rispettivamente, 9 navi, 8 elicotteri, 60 mezzi anfibi, la prima e 5 navi due sommergibili, 6 aerei ed elicotteri e 40 mezzi, i secondi.
Il Comandante della 6° flotta (di stanza a Napoli), vice ammiraglio James Foggo ha dichiarato che le Sea Breeze costituiscono “una buona opportunità di cooperazione con i partner per una seria formazione della collaborazione a terra, in aria e sul mare”. Da parte ucraina si sottolinea ovviamente come obiettivo delle esercitazioni sia la “messa a punto di operazioni multinazionali per la sicurezza nelle zone di crisi”, considerando dunque il mar Nero possibile zona di crisi. Anche le Sea Breeze 2015 in mare, al pari delle Swift Response aereo-terrestri, sono considerate le più vaste da quando si sono tenute (in due occasioni  erano state interrotte per le energiche proteste delle autorità locali di Odessa e Nikolaev) la prima volta, nel 1997. Un altro segno dei tempi!
Così come l’inaugurazione nei giorni scorsi da parte della Nato di un suo nuovo centro di addestramento in Georgia, la ex repubblica sovietica che aspira da tempo ad entrare nell’Alleanza Atlantica e che pochi anni fa – era soltanto il 2008 – ha già condotto una avventata quanto sfortunata guerra contro Mosca sul controllo di alcune regioni indipendentiste.
Commentando l’apertura nella base di Krtsanisi (a 20 chilometri dalla capitale) del nuovo centro di addestramento congiunto tra Bruxelles e Tbilisi, il Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha sottolineato come la Georgia abbia “tutti i mezzi necessari per fare dei progressi in vista di un’adesione”, per la quale resta tuttavia “ancora del lavoro da fare”. D’altronde i marines statunitensi forniscono i loro servigi di addestramento alle truppe georgiane da oltre un decennio e con quasi 900 soldati, la Georgia è il secondo Paese, dopo gli Usa, per numero di truppe inviate nella missione Nato in Afghanistan, la missione “Resolute Support”. Partecipando alla cerimonia di inaugurazione del nuovo centro alla quale era presente anche il presidente georgiano Gueorgui Margvelashvili, Stoltenberg ha aggiunto che “inizia una nuova tappa della collaborazione tra Georgia e Nato”, mentre la “Georgia sarà più compatibile con la Nato e l’Alleanza più presente in Georgia”.
Naturalmente il governo russo non ha preso bene la nuova provocazione a due passi dai suoi confini. “Georgia e Nato – ha detto la portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova – hanno aperto un centro congiunto di addestramento e valutazione. Noi consideriamo questo passo una continuazione delle politiche provocatorie dell’alleanza per espandere la sua influenza geopolitica”.

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