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Finlandia bloccata dallo sciopero generale contro l’austerity

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Chi l’avrebbe mai detto che la placida e benestante Finlandia si sarebbe fermata a causa di uno sciopero generale convocato contro l’austerità? Eppure è accaduto venerdì, quando tutti i principali sindacati del paese hanno chiamato i lavoratori a incrociare le braccia contro i tagli allo stato sociale. Dopo anni di politiche di taglio allo stato sociale, di licenziamenti e di privatizzazioni imposte dall’Unione Europea ai Piigs – con l’entusiasmo dei paesi ‘virtuosi’ tra i quali la stessa Finlandia – ora tocca anche alla Scandinavia tirare la cinghia in nome della diminuzione della spesa pubblica e della diminuzione del debito. Helsinki da ben tre anni soffre una contrazione della sua economia e deve combattere con la recessione mentre il suo sistema industriale perde pezzi sull’onda della competizione internazionale e dell’incapacità delle imprese locali di stare al passo con le concentrazioni operate dalle multinazionali concorrenti.
Il governo di centrodestra presieduto dal centrista Juha Sipila, formato nel maggio scorso, ha pensato bene di affrontare la situazione a suon di tagli alla spesa sociale, di decurtazioni salariali per i dipendenti pubblici e privati, di alleggerimento delle pensioni, di riduzione dei servizi. Tra le misure più contestate ci sono l’eliminazione di una parte delle ferie fino ad ora previste per i lavoratori pubblici (da 38 a 30 giorni), la cancellazione per tutti di due festività, tagli delle retribuzione per il lavoro straordinario e festivo (del 50 e del 25% rispettivamente). Anche in caso di malattia il premier Sipila vorrebbe non pagare più il primo giorno di assenza dal lavoro e ridurre l’indennità per i giorni seguenti.
Un chiaro tentativo di scaricare sui lavoratori le difficoltà del sistema capitalistico in crisi. 
In realtà a determinare la contrazione dell’economia del paese sono diversi fattori, tra i quali la diminuzione delle esportazioni di carta in generale e di prodotti prima destinati al mercato russo, da tempo ormai bloccato dalle sanzioni dettate dall’Unione Europea contro Mosca dopo l’inizio della crisi ucraina.
Molte delle misure previste non solo non allevieranno affatto i problemi di cui soffre l’ex virtuosa Finlandia, ma anzi causeranno una contrazione dei consumi e degli investimenti, contribuendo a peggiorare la situazione, aumentando la disoccupazione già attualmente al 10%, mentre il rapporto tra deficit e Pil viaggia al di sopra del 3%, superando così l’asticella massima imposta dalla gabbia dell’Unione Europea.
Venerdì scorso circa 35 mila persone hanno manifestato nella capitale Helsinki, dando vita a una delle più grandi manifestazioni degli ultimi decenni nel paese mentre altre migliaia di lavoratori e giovani protestavano nelle altre città finlandesi. Lo sciopero ha avuto un forte impatto sui trasporti pubblici (dagli aerei ai treni ai bus ai traghetti) bloccando anche l’attività dei porti, delle industrie della carta e di altri comparti come banche e centri commerciali. Se il governo non rinuncerà ai suoi propositi, hanno fatto sapere i sindacati che rappresentano più di due milioni di iscritti su 5,5 milioni di abitanti, hanno promesso che continueranno e induriranno la mobilitazione.

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