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La Polonia va all’ultradestra che guarda a Washington

La vittoria dell’ultradestra alle elezioni legislative di ieri era prevista, ma non ci si aspettava un’affermazione così netta di Diritto e Giustizia (PiS), partito conservatore di stampo cattolico (sarebbe meglio dire reazionario), ultranazionalista, populista ed ‘euroscettico’ (qualsiasi cosa voglia dire questo termine usato dalla stampa per etichettare forze politiche di destra e di sinistra).
La formazione guidata da Jaroslaw Kaczynski ha trionfato conquistando quasi il 40% dei voti, che il sistema maggioritario traduce in una maggioranza assoluta dei seggi, 238 sui 460 che compongono il Sejm, la camera bassa di Varsavia, se gli exit poll sui primi voti scrutinati saranno confermati dal risultato definitivo atteso per oggi.
Brutto risultato invece per i liberali europeisti di Piattaforma Civica (Po). Il partito dell’ex premier polacco e attuale presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk si è fermato al 23.4% dei consensi, ottenendo solo 135 seggi e una quota assai inferiore alle aspettative della vigilia.
Al terzo posto si è piazzata la formazione del cantante rock ‘anti-sistema’ Pawel Kukiz, denominata “Kukiz’s 15”, in realtà anche lui su posizioni nazionaliste, con il 9% e 44 seggi. A seguire i liberali di ‘Nowocczesna’ (Moderni) con il 7% e 24 deputati e il partito di centrodestra Psl con il 5% e 18 seggi. 
E il vento di destra ha fatto scomparire dai banchi del parlamento di Varsavia l’opposizione di sinistra (socialdemocratica) che non è riuscita a raggiungere la soglia minima richiesta per poter accedere all’Assemblea.
Da segnalare che alle urne si è recato solo il 51,6% degli aventi diritto, tra l’altro uno dei più alti tassi di partecipazione alle elezioni degli ultimi anni.
La destra nazional-conservatrice ha candidato alla carica di premier la cinquantaduenne Beata Szydlo, scelta per i suoi ‘toni moderati’ (anche se più volte ha detto di ispirarsi all’ungherese Orban ed è spesso accostata dai media alla francese Marine Le Pen), e quasi sicuramente porterà a casa il risultato di formare un esecutivo monocolore (oppure in coalizione con il Psl) che potrà contare sul sostegno del capo dello Stato Andrzej Duda, anche lui esponente di Diritto e Giustizia eletto alla carica di Presidente della Repubblica lo scorso maggio. A dominare la scena, avvertono in molti, sarà comunque Jaroslaw Kaczynski, il leader della formazione uscita vincitrice dalle urne che somma alla sua aggressiva retorica sulla difesa dell’identità nazionale e della tradizione cattolica più conservatrice, una visione politica ed economica da “destra sociale”, favorevole all’intervento dello Stato nell’economia oltre che al sostegno pubblico alle famiglie e alle piccole imprese. Kaczynski, già primo ministro dal luglio del 2006 al novembre del 2007 (il fratello Lech, allora presidente della Repubblica, morì nel 2010 in un incidente aereo in Russia) è a capo di una destra nazionalista che vuole stare nella Nato ed anzi vuole aumentare la presenza militare dell’alleanza nel paese in funzione anti russa e che negli ultimi anni ha accresciuto la sua polemica nei confronti della vicina Germania e dell’Unione Europea in quanto tale, guardando più a Washington che a Bruxelles. Più volte il PiS si è dichiarato contrario all’ingresso della Polonia nell’Eurozona.

Sull’elettorato ha fatto presa la violenta campagna elettorale del partito contro l’apertura delle frontiere e le ondate migratorie che hanno interessato il continente europeo negli ultimi mesi, nonostante che la Polonia sia un paese di emigrazione e non certo di immigrazione. Dei profughi afghani o siriani a Varsavia non c’è traccia, eppure la paura diffusa dalla destra ha fatto breccia.
La candidata premier Ewa Kopacz della Piattaforma Civica non è riuscita invece a convincere gli elettori, nonostante il partito abbia guidato il paese negli ultimi anni segnati da una crescita del Pil – mediamente del 4% – assai superiore ai livelli continentali. Un ‘miracolo polacco’ che però ha lasciato indietro fasce consistenti della popolazione ed aumentato le diseguaglianze sociali.
Oltre a cavalcare il sentimento xenofobo di una parte consistente della popolazione del paese, la destra ultranazionalista ha stravinto attaccando le misure economiche varate dal precedente governo liberale e filo europeo, e promettendo misure ad hoc per sostenere le fasce della popolazione più colpite dall’integrazione della Polonia nell’Unione Europea, a partire dai giovani e dagli abitanti delle aree rurali. Ad esempio Diritto e Giustizia ha annunciato l’imposizione di nuove tasse contro le catene della grande distribuzione per favorire il piccolo e medio commercio interno ed anche contro le banche straniere, ha promesso l’abbassamento dell’età pensionabile, agevolazioni fiscali per le famiglie meno abbienti ed anche per le piccole imprese, impegnandosi a tagliare dal 19 al 15% la tassazione. Al contempo il partito vincitore delle elezioni di ieri ha in programma di utilizzare le risorse della Banca Centrale per immettere nell’economia del paese 90 miliardi di euro in sei anni, anche per controbilanciare un aumento della spesa pubblica che se realmente attuato non potrà che vedere l’opposizione delle istituzioni europee ed un aumento dei contrasti con Bruxelles e Francoforte.

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