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Scontro aperto tra Israele e Svezia su uccisioni palestinesi

Margot Wallstrom è una «antisemita, consapevolmente o no». Non ha usato mezze parole il ministro israeliano delle infrastrutture Yuval Steinitz quando ieri ha commentato la richiesta fatta dalla ministra degli esteri svedese di un’indagine sulle «esecuzioni extragiudiziali» di palestinesi che Israele starebbe attuando. Richiesta sorta di fronte al numero elevato di uccisioni sul posto, immediate, di palestinesi, spesso appena adolescenti, che aggrediscono cittadini israeliani, o tentano di farlo, con coltelli e automobili lanciate a tutta velocità. Secondo la responsabile della diplomazia svedese – ai ferri corti con Israele da quando nel 2014 il suo governo ha riconosciuto lo Stato di Palestina (altri riconoscimenti sono giunti dai parlamenti di vari Paesi dell’Ue) – militari e coloni israeliani farebbero fuoco per uccidere e non per ferire. Lo indicherebbere anche il basso numero di aggressori sopravvissuti ai loro tentativi di attacco (negli ultimi quattro mesi sono rimasti uccisi circa 150 palestinesi e oltre 20 israeliani). Da qui l’accusa di «esecuzioni extragiudiziali». Per Steinitz la collega svedese è soltanto una «antisemita».

Oggi un altro palestinese è stato ucciso dai soldati allo svincolo stradale di Beit Einun (Hebron). Anche in questo caso le autorità militari parlano di reazione a un tentato accoltellamento.

Si tratta di un attacco senza precedenti alla Svezia, aggravato dall’annuncio fatto dalla viceministra degli esteri Tizpi Hotovely che Wallstrom «non è la benvenuta» in Israele e così anche per altri rappresentanti ufficiali di Stoccolma. L’ufficio del premier Netanyahu, che ha anche l’interim degli esteri, ha un po’ ridimensionato il passo precisando che il governo non ha cambiato linea nei confronti della Svezia. Poco dopo però il portavoce del ministero degli esteri, Emmanuel Nahshon, ha confermato che «data la natura aggressiva e incendiaria» dei commenti di Margot Wallstrom «abbiamo messo in chiaro che (la ministra svedese) non è gradita in Israele». Tel Aviv non ha mai digerito la decisione del governo svedese di riconoscere lo Stato di Palestina in Cisgiordania e Gaza, territori palestinesi che assieme a Gerusalemme Est sono stati occupati militarmente da Israele quasi 50 anni fa. Si tratta di una posizione ben più concreta rispetto ai riconoscimenti numerosi ma solo simbolici votati dai parlamenti di vari Paesi europei. I rapporti tra i due governi si sono fatti molto tesi e i rappresentanti del governo Netanyahu non hanno esitato ad attaccare frontalmente Wallstrom, incuranti della presenza in Israele di una delegazione svedese ad altro livello incaricata di «studiare» le misure di sicurezza sviluppate e applicate nello Stato ebraico.

Sullo sfondo di questa crisi diplomatica ci sono l’Intifada palestinese e le misure repressive adottare da Israele. Sono stati arrestati i due palestinesi – il giornalista Samer Abu Eisheh e il manovale Hijazi Sbu Sbeih – che avevano respinto l’ordine di espulsione (rispettivamente per cinque e sei mesi) dalla loro città, Gerusalemme, emesso dagli israeliani per non meglio precisate “ragioni di sicurezza”. I due per giorni sono rimasti nella sede della Croce Rossa Internazionale a Gerusalemme, spiegando a giornalisti e delegazioni palestinesi e straniere che in passato non sono mai stati condannati per violenze politiche o per qualsiasi altro crimine grave. Abu Eisheh l’anno scorso era stato posto agli arresti domiciliari per due mesi per aver preso parte a forum arabi in Libano. «Mi offrono la libertà su cauzione ma (le autorità israeliane) pretendono ancora che lasci Gerusalemme – ha detto Abu Eisheh – io continuerò a dire di no all’esilio, al razzismo e all’occupazione».

da Nena News

 

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