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Crescono, e non di poco, le spese militari nell’Unione Europea

Il biennio 2015-2016 sembra indicare un punto di svolta nelle spese militari dei paesi europei, pienamente investiti dall’arco di crisi che va dall’Ucraina alla Libia, passando per la Siria e che circonda l’Unione Europea.  La sottrazione delle spese militari e per la sicurezza dai vincoli del Patto di Stabilità previsto dai trattati europei, accompagna e rafforza dunque una tendenza in crescita ancora prima degli attentati dell’Isis a Parigi. “Non c’è più spazio per mediazioni di sorta o compromessi al ribasso” scrive nell’editoriale di ieri il direttore de Il Sole 24 Ore specificando che Difesa, politica estera e politica economica hanno bisogno di una guida europea unica, di principi solidaristici effettivi e di un disegno condiviso di sviluppo che riduca, non aumenti, le distanze all’interno del Vecchio Continente”.

L’Istituto Affari Internazionali, il principale think thank strategico italiano, ha curato un rapporto in collaborazione con altri organismi simili degli altri paesi europei (Il Defence Budget and Cooperation in Europe: developmnents, trends and Drivers) che ha preso in esame 31 paesi dell’area europea, in larghissima parte aderenti alla Ue e buona parte alla Nato. Potete leggere e scaricare il rapporto (in inglese) cliccando su: http://www.iai.it/sites/default/files/pma_report.pdf
Nei 31 Paesi europei presi in considerazione dal rapporto si stima in media un aumento delle spese militari nel 2016 pari all’8,3 per cento rispetto al 2015.  Si tratta di un deciso cambio di rotta rispetto a un declino che durava da venti anni e che si è acuito a seguito della crisi economica del 2008” sottolinea la newsletter Affari Internazionali. I bilanci della difesa sono in crescita in tutte le regioni europee, con livelli maggiori in Europa centro-orientale (+19.9 per cento) e sud-orientale (+ 9.2 per cento). Meno  congrui in termini percentuali ma non certo in termini assoluti, sono i cambiamenti previsti per i Paesi dell’Europa occidentale (+2.7 per cento) – dove però si concentrano le spese di difesa più alte in termini assoluti – e quelli scandinavi (+1.6 per cento).

La Germania ha programmato un aumento delle spese militari del 6,2% nei prossimi cinque anni, con un bilancio della difesa che dovrebbe arrivare a 35 miliardi nel 2017. La ministra della Difesa tedesca, Ursula von der Leyen, in numerose occasioni ed anche di recente, ha spiegato che alla luce dei suoi crescenti obblighi internazionali, la Bundeswehr ha bisogno nel breve termine di più personale e di un migliore equipaggiamento. Una richiesta che nei prossimi anni porterà maggiori risorse alla Difesa. Del resto la stessa ministra parlando per la prima volta dell’ipotesi d’un intervento militare della Germania in Libia ha affermato che “La Germania non potrà tirarsi indietro dal dare il suo contributo”.

La più bellicista Francia, già prima degli attentati di novembre – era l’aprile del 2015 – aveva  annunciato un aumento consistente, di circa 3,9 miliardi, rispetto alle risorse precedentemente previste per il triennio 2016-2019. L’altro stato “bombardiere” per eccellenza, la Gran Bretagna, ha infine  recentemente disposto per un incremento annuo dello 0.5% in termini reali del bilancio della difesa fino al biennio 2020-2021. (Affari Internazionali del 22 luglio 2015). L’Italia, almeno formalmente, è andata in controtendenza. In realtà sappiamo che i capitoli delle spese militari non incidono solo sul Ministero della Difesa ma anche su altri ministeri (Sviluppo Economico, Miur etc.) mentre lo studio prende in esame solo le cifre indicate esplicitamente dal comparto Difesa ossia 14 miliardi del 2014 ai 13,2 miliardi del 2015 e poi, in base ai tagli previsti, a 12,7 miliardi nel 2017. Secondo lo studio, l’Italia continua ad essere una pedina importante nello scacchiere della cooperazione militare ma, a parte l’ iniziativa sul drone europeo “Euromale”, resta al momento ai margini delle cooperazioni che si stanno sviluppando in Europa.

La situazione in Europa occidentale, vede la cooperazione nella difesa continuare  a poggiarsi sui modelli cooperazione bilaterale o mini-laterale esistenti, nonostante gli impegni formali presi in sede di Consiglio Europeo e le iniziative intraprese dalle istituzioni Ue, inclusa l’Agenzia Europea per la Difesa, la Commissione Europea e l’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza. Tra le novità più significative da segnalare c’è  l’accordo per lo sviluppo del drone europeo Euromale tra Francia, Germania e Italia e, per un altro verso, la marcia di completamento del sistema satellitare europeo Galileo che renderà i paesi aderenti alla Ue – e non solo – del tutto indipendenti dal sistema satellitare Usa, il Gps.

Tra i fattori che hanno incentivato le spese militari nei paesi dell’Unione Europea, lo studio segnala le tensioni con la Russia intorno alla crisi in Ucraina (in particolare nei paesi europei orientali e in quelli scandinavi);  le “minacce non convenzionali” come il terrorismo jihadista; infine l’instabilità nel quadrante sud (Mediterraneo e Medio Oriente) con le conseguenti tensioni determinati dai flussi migratori e di profughi. L’arco di crisi e di fuoco che circonda l’Europa è servito. La guerra non è più una opzione sullo sfondo.

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