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In Danimarca i comunisti del KPiD aderiscono al movimento anti-UE

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Nel 1972 la maggioranza della popolazione della Danimarca votò per aderire alla Comunità economica europea, diventata in seguito Unione Europea (UE). Eppure il sentimento europeista non è più molto diffuso: più volte nell’ambito di referendum popolari le posizioni dei partiti governativi legati a Bruxelles sono state sconfitte e ancora lo scorso anno la maggior parte della popolazione danese si oppose all’ampliamento del potere dell’UE sulla legislazione nazionale in materia di giustizia e affari interni.

L’attuale governo danese sta procedendo con la demolizione del sistema di welfare state famoso in tutta Europa, ha sostenuto apertamente ogni guerra imperialista voluta da UE e USA, sta fortemente ridimensionando il settore pubblico a partire dalle scuole e dalla sanità e sta tagliando le assicurazioni sociali, in particolare per gli immigrati. Nel contempo gli sgravi fiscali per le persone giuridiche e gli alti patrimoni continuano, esattamente come voluto da Bruxelles.

Lo scetticismo popolare verso il progetto di integrazione europea è stato animato dal Movimento popolare contro l’Unione Europea, a cui contribuiscono anche i quadri del Partito Comunista in Danimarca (KPiD), un piccolo partito leninista fondato nel 1993 dopo una scissione avvenuta contro la decisione dello storico Partito Comunista Danese (DKP) di confluire in un’alleanza rosso-verde.

Il Movimento popolare contro l’UE – che è rappresentato con un deputato al Parlamento Europeo che solitamente aderisce al GUE/NGL, il gruppo unitario della sinistra – rappresenta però un ampio spettro politico: vi sono i patrioti che basano la loro resistenza sulla fine della sovranità nazionale (benché si distanzino dai partiti euroscettici populisti), ma vi sono appunto anche i comunisti che considerano l’UE uno strumento del grande capitale e un ostacolo non solo al socialismo, ma persino alla pace.

Anche la lotta per la pace è infatti un tema importante nella regione artica. La Groenlandia, ad esempio, è parte del cosiddetto “Regno” (come anche le Isole Faroer e la Danimarca in senso stretto). Al fine di garantire che l’Artico non venga militarizzato e che l’ambiente sia protetto prima che tutta la calotta di ghiaccio della Groenlandia si sciolga è stata lanciata una collaborazione internazionale tra alcuni partiti marxisti di Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca, Russia, Stati Uniti e Canada.

da sinistra.ch

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