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Trentesimo giorno di sciopero della fame dei prigioneri palestinesi

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I Prigionieri Politici Palestinesi proseguono compatti nelle sciopero della fame nutrendosi solo di acqua e sale, nonostante le varie forme di repressione poste in atto dal Sistema Carcerario Israeliano. Dal 17 aprile, data di inizio della protesta, ai prigionieri sono stati imposti trasferimenti da una prigione all’altra con i famigerati “bosta” (furgoni che al sole si trasformano in forni), il sequestro degli effetti personali e del sale, incursioni notturne con pestaggi e perquisizioni corporali,il diniego di visite dei parenti e dei legali. Soltanto dopo una decisione della Corte Suprema Israeliana e a soli 39 dei 1500 scioperanti è stata consentitala la visita di un legale. Il leader di Fatah Marwan Barghouthi, il Segretario generale del FPLP Ahmad Sa'dat ,il prigioniero detenuto da più tempo Nael Barghouthi, e Karim Younis che detiene il record della detenzione amministrativa , insieme a decine di altri scioperanti sono stati posti in isolamento, nel tentativo di fiaccarne la resistenza.
Ma la loro determinazione non si indebolisce neppure per il deperimento delle condizioni di salute che ormai destano preoccupazione.
Tutto il Popolo Palestinese e gli esponenti di tutte le formazioni politiche palestinesi sono schierati a loro sostegno ed invocano l’intervento dell’ONU.
Manifestazioni di solidarietà si avvicendano in tutti i Territori Palestinesi Occupati e gli esponenti di tutte le forze politiche, schierati attivamente a loro sostegno, paventano le reazioni che potrebbero esservi da parte della popolazione se qualcosa di grave dovesse accadere agli scioperanti.
Jamal Muheisen, membro del Comitato Centrale di Fatah nel corso di una conferenza stampa ha descritto la gravità della situazione degli oltre 1500 prigionieri, aggiungendo che la popolazione segue con intensità e fermezza la lotta dei prigionieri. Ha concluso auspicando che siano fatti tutti gli sforzi possibili per indurre Israele a dare una risposta positiva alle richieste dei prigionieri.
Negli stessi termini si sono espressi anche Omar Shehadeh, del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (FPLP), che ha invitato a costituire comitati a sostegno dei prigionieri, Wasel Abu Yousef,segretario del Fronte per la liberazione della Palestina, che ha proposto di portare il problema dei detenuti alla Corte Penale Internazionale, e Ahmad Majdalani, Segretario generale del Fronte di lotta popolare, il quale ha affermato che la questione dei prigionieri tocca ogni singola casa palestinese.
Parlando a nome del Fronte democratico per la liberazione della Palestina,Qais Abdul Karem ha invocato sia azioni ufficiali sia iniziative popolari per esercitare forti pressioni su Israele perché cambi la sua posizione nei confronti dello sciopero.
Bassam Salhi, capo del Partito del popolo, ha sottolineato che l’intera leadership palesti-nese è fortemente impegnata a sostenere i prigionieri in sciopero della fame.
NEMMENO IL RISCHIO CHE LA SITUAZIONE PRECIPITI INDUCE PERÒ IL GOVERNO ITALIANO A PRENDERE POSIZIONE. QUANDO L’OPINIONE PUBBLICA ITALIANA SARÀ PORTATA AL CORRENTE DELLA SITUAZIONE E DEI RISCHI CHE ESSA COMPORTA?

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