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Catalogna. Ex militanti del PSUC a favore del referendum e dell’indipendenza

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Con il manifesto intitolato significativamente “Nel ’78 non fu possibile. Ora possiamo”, un gruppo di ex appartenenti al PSUC riconosce i limiti della cosiddetta transizione spagnola, esplicita il proprio sostegno al referendum del 1 ottobre e invita a votare a favore dell’indipendenza di Catalunya.

Tra i firmatari ci sono ex sindaci, consiglieri comunali, deputati o semplici militanti del PSUC, lo storico partito nato nel 1936 (inscritto all’Internazionale Comunista), impegnato prima nella guerra civile e in seguito nella lotta clandestina contro il fascismo spagnolo, dalla metà degli anni ’90 di fatto inattivo e frazionato in differenti gruppi.

A poco meno di un mese dal referendum, gli ex militanti del PSUC rappresentano una nuova e significativa voce che si somma allo schieramento a favore del SI, arricchendolo con il proprio contributo, tradotto qui di seguito. Contemporaneamente anche un altro gruppo della zona del Baix Llobregat, composto da una settantina di militanti di Iniciativa per Catalunya Verds (coalizione natta sotto l’egida del PSUC) e del Partit dels Socialistes de Catalunya (PSC), quest’ultimi in aperto disaccordo con i vertici del proprio partito, federato al PSOE, si sono espressi a favore del referendum dell’1 ottobre.

A scanso di equivoci, vale la pena precisare che l’idea della “Catalunya di un solo popolo”, così come viene riportata nel manifesto, si riferisce ad un paese in cui gli immigrati siano accolti, sia che provengano dal sud della penisola come da paesi più lontani e trattati senza discriminazioni come parte a tutti gli effetti del popolo catalano.

 

 

Nel ’78 non fu possibile. Ora possiamo.

Il PSUC nacque come un partito naturalmente predisposto alla trasformazione, come un partito di massa, il partito di massa a Catalunya. Il partito dei comunisti di Catalunya. La sua volontà: trasformare Catalunya in chiave socialista e creare una società giusta per tutti. E nacque come partito nazionale catalano, difensore del catalanismo popolare e caratterizzato dall’idea della Catalunya di “un solo popolo”. Un partito che pretendeva portare la giustizia e il benessere nella parte di mondo in cui gli era toccato vivere. Un partito che sapeva che il miglior contributo all’internazionalismo era la liberazione delle classi popolari di questo lembo del pianeta. Un partito che perciò sapeva che il miglior contributo che poteva dare era conquistare la libertà e l’eguaglianza là dove sapeva come fare: a Catalunya, nella propria nazione. Un partito radicato nei quartieri, nei paesi e nelle fabbriche. Un partito che respirava ciò che respirava la maggioranza della società catalana, perché solo così si può sapere cosa è necessario fare e come farlo.

Fondato nel 1936 e inteso come il modo più adeguato di far fronte al fascismo, il PSUC è stato uno dei partiti che più hanno dato per la disfatta del fascismo franchista. Di fatto, è stato il partito che ha guidato la lotta antifranchista. Quello che più energie, più organizzazione e più persone vi ha dedicato. E pensiamo di esserci riusciti, anche se con importanti mancanze che, ora bisogna riconoscerlo, erano più grandi di quello che molti di noi militanti pensavamo in quel momento. Ciononostante, la maggioranza di noi aveva ben chiaro che il patto della transizione era un’amputazione ai nostri diritti e alle nostre libertà, sociali e nazionali.

Quarant’anni dopo sono evidenti le gravi carenze di quell’accordo. Ed è evidente che lo stato spagnolo non è pronto per una vera democratizzazione senza una terapia di choc che rimuova le strutture del potere politico ed economico. Oggi questa terapia si chiama Repubblica, si chiama Referendum. Come marxisti, leggiamo la realtà ogni momento cercando di capire cosa accade, perché accade e cosa si può fare. E della lettura del momento presente nel nostro paese, abbiamo ben chiare le conclusioni: in queste ore è a Catalunya che si danno le condizioni per fare un salto in avanti, finora sconosciuto, sul terreno delle libertà e dei diritti sociali e nazionali. E ne dobbiamo approfittare. E siamo sicuri che il PSUC, sostenitore dell’unità delle forze politiche a Catalunya così come dell’Assemblea de Catalunya, ora sarebbe un sostenitore del referendum e starebbe alla testa della lotta contro le politiche ingiuste e anticatalane di questo stato autoritario e ricentralizzatore.

Così ci siamo uniti, tutti quanti come vecchi militanti del PSUC: deputati, consiglieri comunali, sindaci, sindacalisti, membri di associazioni di vicinato, etc. Tutti noi, ex militanti del PSUC proclamiamo la necessità di sostenere, senza ambiguità e senza ondeggiamenti, la convocazione del referendum fissata dal governo catalano per il prossimo 1 ottobre. Questo referendum e la nostra anelata Repubblica, aprono la possibilità al cambiamento e alla rottura (così tanto necessari) con il cadente regime spagnolo del ’78.

Ex membri del PSUC primi firmatari:

*Alfredo Amestoy Saenz (ex deputato, Badalona)
* Frederic Prieto Caballé (ex sindaco, Cornellà)
* Eudald Carbonell Roura (ex responsabile del PSUC a Girona, Ribes de Freser)
* Magda Ballester Sirvent (ex consigliere comunale ed assessore, Lleida)
* Ramon Majó Lluch (ex assessore, Manresa)
* Emili Muñoz Martínez (ex sindaco, Tiana)
* Jaume Oliveras Costa (ex consigliere comunale, Badalona)
* Jaume Solà Campmany (ex consigliere comunale, Badalona)
* Àlex de Sárraga Gómez (avvocato, Lleida)
* M. Isabel (Mariona) Vidal (Cornellà)
* Jose Estrada (Tarragona)
* Àngel Pagès (Premià de Mar)
* Joan Romagosa (Cornellà)
* Jaume Botey Vallès (ex consigliere comunale, L’Hospitalet)
* Maria Pilar Massana Llorens (ex consigliere comunale, L’Hospitalet)
* Carles Prieto Caballé (ex presidente FAVB Barcelona)

Il testo originale del manifesto si trova alla pagina web http://www.republicadesdebaix.cat

da https://catalunyasenzarticolo.wordpress.com/

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