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Ciclo di interviste e testimonianza dalla Catalogna #RadioCatalunyaLliure

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Un ciclo di interviste quotidiane organizzate da Noi Restiamo direttamente dalla Catalunya in lotta. Una serie di colloqui con uomini e donne che stanno costruendo il loro riscatto, pensata nei giorni del Referendum per continuare a garantire informazioni e aggiornamenti sugli eventi che stanno attraversando una regione dalla storica aspirazione indipendentista.
L’importanza di una diretta costante dai territori catalani si fa oggi urgente, nel momento in cui la vocazione indipendentista della piccola borghesia vacilla e i riflettori dei media mainstream si spengono. Sembra quasi che basti lo spostamento della sede legale di qualche multinazionale per disinnescare il movimento popolare protagonista delle giornate di lotta e resistenza cui siamo stati direttamente partecipi… o forse questi sono solo i titoli di ElPais e Repubblica.

#RadioCatalunyaLliure nasce quindi dalla convinzione che non solo il Re possa prendere parola. Che non solo un premio Nobel abbia il diritto di esprimersi. Che non sia necessario essere un membro della Commissione europea per dire ciò che si pensa. Queste interviste vogliono dar voce a chi si organizza contro l’alta borghesia catalana -da sempre contro l’indipendenza- e chi combatte la paura conservatrice della piccola-media borghesia, ancora troppo esposta alle minacce di Rajoy e Juncker. Vuol far parlare i tantissimi che urlano la necessità d’uscire da Spagna, Unione Europea, euro e NATO. Una sfida non da poco.

#RadioCatalunyaLliure nasce al fianco delle organizzazioni della sinistra indipendentista, per sostenerle nel tentativo di contrastare e neutralizzare le spinte della borghesia.

Perché l’affaire Catalunya non è solo una lotta interna allo Stato spagnolo. È un’occasione per tutti noi.

Collegamento del 14/10/2017 con Merce di Sepc Països Catalans, dell’Università Autonoma di Barcellona:

#RadioCatalunyaLliure 14/10/2017

#RadioCatalunyaLliureIn onda Merce di Sepc Països Catalans, dell'Università Autonoma di Barcellona"Il movimento studentesco ha avuto un ruolo molto importante in tutto ciò che è successo nelle ultime settimane, soprattutto dal 20 settembre in poi, quando sono stati arrestati 12 rappresentanti pubblici eletti dal governo. Pensiamo che come movimento studentesco dobbiamo essere all’altezza del momento politico. Pensiamo che non solo c’è bisogno di mobilizzare gli studenti per garantire il referendum, ma anche che è necessario riflettere riguardo al futuro processo costituente. Dobbiamo iniziare a creare spazi aperti di dibattito, dove gli studenti possano decidere quale possa essere il sistema educativo della futura Repubblica Catalana.Nelle ultime due settimane ci siamo dedicati a fomentare la mobilizzazione fra gli studenti di tutta la Catalogna. Abbiamo occupato l’edificio storico dell’Università di Barcellona per più di una settimana. L’occupazione di questo edificio ha un importante significato simbolico contro il fascismo, visto che 40 anni fa, nella stessa facoltà, si è formato il Sindicat democràtic d’estudiants de la Universitat de Barcelona (Sindacato democratico degli studenti dell'Università di Barcellona), che ha lottato contro il regime franchista. È quindi un luogo dove tanti compagni e tante compagne sono stati arrestati dal regime.Vorrei parlare non soltanto del diritto di autodeterminazione, sul quale abbiamo diritto di esprimerci: lo abbiamo dimostrato l’1 di ottobre, quando noi studenti eravamo presenti in prima linea davanti alle scuole sedi dei seggi elettorali per difenderle. La situazione è più complessa, vogliamo finire con il regime del 78, con tutte le strutture di potere dello stato spagnolo che non ci rappresentano e di cui non vediamo possibilità di cambio dentro i limiti dello stato. Abbiamo fatto un corteo il 28 settembre, che è stata la manifestazione studentesca più grande della storia del nostro paese, e finalmente l'1 di ottobre abbiamo votato. Ora ci troviamo in un scenario nel quale noi come studenti ci esponiamo a favore della proclamazione della Repubblica, è necessario dichiarare l'indipendenza della Catalogna, perché non c’è altra opzione e non esiste una opzione di dialogo con lo stato spagnolo, che ha agito reprimendo il nostro popolo quando voleva esprimersi in forma libera sul proprio futuro.Dobbiamo proclamare la indipendenza, dobbiamo iniziare il processo costituente e iniziare a dibattere su quale educazione vogliamo. Noi lo abbiamo ben chiaro, vogliamo una educazione pubblica, catalana, di qualità, e al servizio di tutte le classe popolari dal nostro paese."

Pubblicato da Noi Restiamo Bologna su Sabato 14 ottobre 2017

“Il movimento studentesco ha avuto un ruolo molto importante in tutto ciò che è successo nelle ultime settimane, soprattutto dal 20 settembre in poi, quando sono stati arrestati 12 rappresentanti pubblici eletti dal governo.

Pensiamo che come movimento studentesco dobbiamo essere all’altezza del momento politico. Pensiamo che non solo c’è bisogno di mobilizzare gli studenti per garantire il referendum, ma anche che è necessario riflettere riguardo al futuro processo costituente. Dobbiamo iniziare a creare spazi aperti di dibattito, dove gli studenti possano decidere quale possa essere il sistema educativo della futura Repubblica Catalana.

Nelle ultime due settimane ci siamo dedicati a fomentare la mobilizzazione fra gli studenti di tutta la Catalogna. Abbiamo occupato l’edificio storico dell’Università di Barcellona per più di una settimana. L’occupazione di questo edificio ha un importante significato simbolico contro il fascismo, visto che 40 anni fa, nella stessa facoltà, si è formato il Sindicat democràtic d’estudiants de la Universitat de Barcelona (Sindacato democratico degli studenti dell’Università di Barcellona), che ha lottato contro il regime franchista. È quindi un luogo dove tanti compagni e tante compagne sono stati arrestati dal regime.

Vorrei parlare non soltanto del diritto di autodeterminazione, sul quale abbiamo diritto di esprimerci: lo abbiamo dimostrato l’1 di ottobre, quando noi studenti eravamo presenti in prima linea davanti alle scuole sedi dei seggi elettorali per difenderle. La situazione è più complessa, vogliamo finire con il regime del 78, con tutte le strutture di potere dello stato spagnolo che non ci rappresentano e di cui non vediamo possibilità di cambio dentro i limiti dello stato.

Abbiamo fatto un corteo il 28 settembre, che è stata la manifestazione studentesca più grande della storia del nostro paese, e finalmente l’1 di ottobre abbiamo votato. Ora ci troviamo in un scenario nel quale noi come studenti ci esponiamo a favore della proclamazione della Repubblica, è necessario dichiarare l’indipendenza della Catalogna, perché non c’è altra opzione e non esiste una opzione di dialogo con lo stato spagnolo, che ha agito reprimendo il nostro popolo quando voleva esprimersi in forma libera sul proprio futuro.

Dobbiamo proclamare la indipendenza, dobbiamo iniziare il processo costituente e iniziare a dibattere su quale educazione vogliamo. Noi lo abbiamo ben chiaro, vogliamo una educazione pubblica, catalana, di qualità, e al servizio di tutte le classe popolari dal nostro paese.”

Collegamento de 13/10/2017 con Lola Ferré Prades di Endavant (OSAN):

#RadioCatalunyaLliure 13/10/2017

#RadioCatalunyaLiureIn onda Lola Ferré Prades di Endavant (OSAN)"In questo momento, nella situazione in cui ci troviamo, siamo stati traditi dal governo di Junts pel Si, che è composto da Convergència ed Esquerra Republicana. Il parlamento ha approvato una legge di transitorietà, con tutte le mancanze che abbiamo individuato dal punto di vista della sinistra anticapitalista e nell'ottica dei Paisos Catalans, in quanto continua ad essere fortemente razzista, maschilista e classista, che afferma che, una volta fatto il referendum dell'1 di ottobre, in caso di vittoria del sì dopo 48 ore si sarebbe dichiarata l'indipendenza.Siamo arrivati al 10 di ottobre, dopo una fortissima mobilizzazione nelle strade, ed è importante sottolineare che è stato il popolo che ha permesso di fare il referendum. Ora sta uscendo il lato più poetico di come è stato gestito il referendum, vedi per esempio la situazione ad Elna (paese del sud della Francia, con forte radicamento antifascista per il fatto che molti si sono trasferiti lì durante il franchismo, da dove è stato dato un forte aiuto all'organizzazione logistica del referendum), la gente che ha organizzato le infrastrutture, il censo universale, il sistema informatico, ecc… Tutto questo è vero, ma dobbiamo ricordare che dal 29 settembre gli abitanti dei quartieri, le associazioni di madri e padri degli alunni, i professori e le professoresse e tutto il popolo catalano si è mobilitato e ha garantito l’apertura delle scuole elettorali. Non possiamo dimenticare tutta le persone che sono state aggredite, ci sono rapporti medici di quasi 900 persone, tra queste ci sono anche denunce di donne che durante gli sfratti dalle scuole elettorali hanno subito aggressioni sessiste da parte degli agenti della polizia nazionale e della guardia civile. Dicendo questo vorrei quindi smontare tutta questa retorica positiva soltanto nei confronti del potere istituzionale, perché è vero che è stato il governo che ha pensato al referendum, ma poi è stato il popolo a realizzarlo.Ci troviamo al decimo giorno successivo, dopo avere realizzato un sciopero generale senza precedenti in questo paese per chiedere che la legge di transitorietà venisse applicata. Alle 6 del pomeriggio di oggi (10 ottobre) sono state fatte delle telefonate nelle quali i poteri economici, diverse voci ipoteticamente autorizzate o con potere in Europa e col sostegno di Barcelona en comú e Podemos, chiedono che non venga applicata la volontà popolare e che non si dichiari l'indipendenza. È successo quindi che esattamente 10 secondi dopo la dichiarazione d'indipendenza, questa venisse sospesa: questo per noi è un tradimento. Ci sono state mostrate immagini desolanti delle persone che stavano aspettando e dando sostegno in piazza, che poi si sono rese conto di come tutto lo sforzo e tutto il lavoro che ha fatto il popolo catalano è stato così vanificato. Dopo tutto ciò, a che punto ci troviamo? Ieri sera si sono riuniti tutti i CDR, che sono stati creati come Comités en defensa del Referèndum ma che ora sono diventati Comités en defensa de la República, perché continuano ad essere più necessari che mai. Le conclusioni sono che non possiamo accettare nessun patto per riformare la costituzione spagnola, come ci è stato proposto da Madrid, PP e PSOE. Questo ci può portare soltanto ad un patto economico blindato, da cui come sempre otterranno beneficio soltanto le élites, la borghesia e le aziende private, e che limiterà le competenze, perché il ministero degli interni spagnolo ha già detto che vuole denunciare la Conselleria d’Educació catalana (ovvero l'equivalente del ministero dell'educazione a livello di comunità autonoma) per indottrinamento dei bambini. Sappiamo che è una grande bugia, un tentativo di comprare e convincere la borghesia catalana, e perciò non possiamo accettare nessuna mediazione. In ogni caso la negoziazione potrebbe avvenire solo dopo la dichiarazione d'indipendenza e secondo le tempistiche decise dal popolo catalano.Abbiamo dato sostegno al nostro parlamento, e il parlamento ha approvato una legge di transitorietà che deve essere applicata. La dichiarazione d'indipendenza si deve fare, e se non la faranno volontariamente, dovremo fare pressione dalle strade. Intanto, ciò che dobbiamo fare ora è sostenere i CDR, continuare a incoraggiare la gente nelle strade, sottolineando che questo processo durerà ancora a lungo. Inoltre la sinistra è stata costretta a tacere in alcune occasioni, ma siamo arrivati a questo punto grazie a noi: non possiamo essere soltanto degli spettatori, come è accaduto il 10 di ottobre, ma dobbiamo partecipare e dobbiamo essere quelli che pongono le basi dell’emancipazione nazionale e della futura repubblica. Solo così potremo applicare i risultati del referendum e costruire la repubblica, che ovviamente come Endavant vogliamo che sia femminista, socialista, ecologista e laica."

Pubblicato da Noi Restiamo Bologna su Venerdì 13 ottobre 2017

“In questo momento, nella situazione in cui ci troviamo, siamo stati traditi dal governo di Junts pel Si, che è composto da Convergència ed Esquerra Republicana. Il parlamento ha approvato una legge di transitorietà, con tutte le mancanze che abbiamo individuato dal punto di vista della sinistra anticapitalista e nell’ottica dei Paisos Catalans, in quanto continua ad essere fortemente razzista, maschilista e classista, che afferma che, una volta fatto il referendum dell’1 di ottobre, in caso di vittoria del sì dopo 48 ore si sarebbe dichiarata l’indipendenza.

Siamo arrivati al 10 di ottobre, dopo una fortissima mobilizzazione nelle strade, ed è importante sottolineare che è stato il popolo che ha permesso di fare il referendum. Ora sta uscendo il lato più poetico di come è stato gestito il referendum, vedi per esempio la situazione ad Elna (paese del sud della Francia, con forte radicamento antifascista per il fatto che molti si sono trasferiti lì durante il franchismo, da dove è stato dato un forte aiuto all’organizzazione logistica del referendum), la gente che ha organizzato le infrastrutture, il censo universale, il sistema informatico, ecc… Tutto questo è vero, ma dobbiamo ricordare che dal 29 settembre gli abitanti dei quartieri, le associazioni di madri e padri degli alunni, i professori e le professoresse e tutto il popolo catalano si è mobilitato e ha garantito l’apertura delle scuole elettorali. Non possiamo dimenticare tutta le persone che sono state aggredite, ci sono rapporti medici di quasi 900 persone, tra queste ci sono anche denunce di donne che durante gli sfratti dalle scuole elettorali hanno subito aggressioni sessiste da parte degli agenti della polizia nazionale e della guardia civile. Dicendo questo vorrei quindi smontare tutta questa retorica positiva soltanto nei confronti del potere istituzionale, perché è vero che è stato il governo che ha pensato al referendum, ma poi è stato il popolo a realizzarlo.

Ci troviamo al decimo giorno successivo, dopo avere realizzato un sciopero generale senza precedenti in questo paese per chiedere che la legge di transitorietà venisse applicata. Alle 6 del pomeriggio di oggi (10 ottobre) sono state fatte delle telefonate nelle quali i poteri economici, diverse voci ipoteticamente autorizzate o con potere in Europa e col sostegno di Barcelona en comú e Podemos, chiedono che non venga applicata la volontà popolare e che non si dichiari l’indipendenza. È successo quindi che esattamente 10 secondi dopo la dichiarazione d’indipendenza, questa venisse sospesa: questo per noi è un tradimento. Ci sono state mostrate immagini desolanti delle persone che stavano aspettando e dando sostegno in piazza, che poi si sono rese conto di come tutto lo sforzo e tutto il lavoro che ha fatto il popolo catalano è stato così vanificato.

Dopo tutto ciò, a che punto ci troviamo? Ieri sera si sono riuniti tutti i CDR, che sono stati creati come Comités en defensa del Referèndum ma che ora sono diventati Comités en defensa de la República, perché continuano ad essere più necessari che mai. Le conclusioni sono che non possiamo accettare nessun patto per riformare la costituzione spagnola, come ci è stato proposto da Madrid, PP e PSOE. Questo ci può portare soltanto ad un patto economico blindato, da cui come sempre otterranno beneficio soltanto le élites, la borghesia e le aziende private, e che limiterà le competenze, perché il ministero degli interni spagnolo ha già detto che vuole denunciare la Conselleria d’Educació catalana (ovvero l’equivalente del ministero dell’educazione a livello di comunità autonoma) per indottrinamento dei bambini. Sappiamo che è una grande bugia, un tentativo di comprare e convincere la borghesia catalana, e perciò non possiamo accettare nessuna mediazione. In ogni caso la negoziazione potrebbe avvenire solo dopo la dichiarazione d’indipendenza e secondo le tempistiche decise dal popolo catalano.

Abbiamo dato sostegno al nostro parlamento, e il parlamento ha approvato una legge di transitorietà che deve essere applicata. La dichiarazione d’indipendenza si deve fare, e se non la faranno volontariamente, dovremo fare pressione dalle strade. Intanto, ciò che dobbiamo fare ora è sostenere i CDR, continuare a incoraggiare la gente nelle strade, sottolineando che questo processo durerà ancora a lungo. Inoltre la sinistra è stata costretta a tacere in alcune occasioni, ma siamo arrivati a questo punto grazie a noi: non possiamo essere soltanto degli spettatori, come è accaduto il 10 di ottobre, ma dobbiamo partecipare e dobbiamo essere quelli che pongono le basi dell’emancipazione nazionale e della futura repubblica. Solo così potremo applicare i risultati del referendum e costruire la repubblica, che ovviamente come Endavant vogliamo che sia femminista, socialista, ecologista e laica.”

Collegamento del 11/10/2017:

#RadioCatalunyaLliure 10/10/2017

#RadioCatalunyaLliureVoci dalla piazza di ieri. Prevale la delusione per chi si aspettava la dichiarazione di indipendenza subito effettiva, qualcuno ripone ancora fiducia nel governo catalano, qualcuno sostiene che il popolo debba ritornare nelle strade a farsi sentire.Oggi Rajoy ha rispedito la palla nel campo catalano, chiedendo delucidazioni sull'ambiguo discorso di ieri, e affermando che in caso di dichiarazione il governo è pronto a impugnare l'articolo 155, sospendendo l'autonomia catalana.Due testimonianze di commento a caldo al discorso di ieri.“Stanotte tutti speravamo che si sarebbe proclamata l'indipendenza, ma dobbiamo continuare a confidare nel nostro presidente, che ha detto che sono successe molte cose nell'ultima settimana che prima non erano mai successe, e ci ha chiesto di sperare per una settimana, per provare a negoziare con il governo di Spagna, vedremo. In ogni caso ha firmato la dichiarazione d'indipendenza, che conserveremo e la utilizzeremo per dialogare con la Spagna, affinché la situazione non peggiori e non esploda né finisca in una guerra civile. Da un lato siamo delusi, perché eravamo euforici nel pensare: saremo un paese, però dall'altro lato capiamo la difficoltà, è successo tutto molto di fretta. Nelle ultime due settimane qualcosa si è veramente mosso, continuiamo a confidare e sperare.”“Siamo abbastanza perplessi, perché dopo due settimane che sopportiamo gli attacchi della polizia, la repressione dello stato, dopo aver portato il popolo in strada, di aver creato un potere popolare, capace di occupare i collegi e di prendere definitivamente una parte di potere, por lo meno per opponerci alla forza repressiva dello stato, dopo tutto ciò, dopo una settimana di aggressioni fasciste in tutto il paese, ora la destra, che sarebbe indipendentista, ci vende e ci lascia soli di fronte alla situazione. Inoltre le elites e la grande borghesia unioniste ci ha fatto pressioni affinché pattiamo in maniera differente, e lascia la classe popolare, alla quale siamo stati affianco per le strade, abbandonata di fronte alla repressione. Ora ciò che è necessario più che mai è continuare a mobilizzarci e approfittare dello spazio creato dall'autorganizzazione popolare e fare pressione per la proclamazione della repubblica catalana e verso un processo costituente dal basso. Consideriamo di fatto la dichiarazione del governo un tradimento nei confronti del popolo. "

Pubblicato da Noi Restiamo Bologna su Mercoledì 11 ottobre 2017

Voci dalla piazza di ieri. Prevale la delusione per chi si aspettava la dichiarazione di indipendenza subito effettiva, qualcuno ripone ancora fiducia nel governo catalano, qualcuno sostiene che il popolo debba ritornare nelle strade a farsi sentire.

Oggi Rajoy ha rispedito la palla nel campo catalano, chiedendo delucidazioni sull’ambiguo discorso di ieri, e affermando che in caso di dichiarazione il governo è pronto a impugnare l’articolo 155, sospendendo l’autonomia catalana.

Due testimonianze di commento a caldo al discorso di ieri.

“Stanotte tutti speravamo che si sarebbe proclamata l’indipendenza, ma dobbiamo continuare a confidare nel nostro presidente, che ha detto che sono successe molte cose nell’ultima settimana che prima non erano mai successe, e ci ha chiesto di sperare per una settimana, per provare a negoziare con il governo di Spagna, vedremo. In ogni caso ha firmato la dichiarazione d’indipendenza, che conserveremo e la utilizzeremo per dialogare con la Spagna, affinché la situazione non peggiori e non esploda né finisca in una guerra civile. Da un lato siamo delusi, perché eravamo euforici nel pensare: saremo un paese, però dall’altro lato capiamo la difficoltà, è successo tutto molto di fretta. Nelle ultime due settimane qualcosa si è veramente mosso, continuiamo a confidare e sperare.”

“Siamo abbastanza perplessi, perché dopo due settimane che sopportiamo gli attacchi della polizia, la repressione dello stato, dopo aver portato il popolo in strada, di aver creato un potere popolare, capace di occupare i collegi e di prendere definitivamente una parte di potere, por lo meno per opponerci alla forza repressiva dello stato, dopo tutto ciò, dopo una settimana di aggressioni fasciste in tutto il paese, ora la destra, che sarebbe indipendentista, ci vende e ci lascia soli di fronte alla situazione. Inoltre le elites e la grande borghesia unioniste ci ha fatto pressioni affinché pattiamo in maniera differente, e lascia la classe popolare, alla quale siamo stati affianco per le strade, abbandonata di fronte alla repressione. Ora ciò che è necessario più che mai è continuare a mobilizzarci e approfittare dello spazio creato dall’autorganizzazione popolare e fare pressione per la proclamazione della repubblica catalana e verso un processo costituente dal basso. Consideriamo di fatto la dichiarazione del governo un tradimento nei confronti del popolo.”

Collegamenti del 10/10/2017:

una voce da Plaça de Sant Jaume

“Siamo venuti qui dal Maresme, siamo tutti di Argentoins, per vedere se il nostro presidente farà onore alle sue parole e dichiari l’indipendenza, per poter costruire un paese nuovo una società nuova e differente da quella in cui abbiamo vissuto fino ad ora.”

#RadioCatalunyaLliure 10/10/2017

#RadioCatalunyaLliureuna voce da Plaça de Sant Jaume "Siamo venuti qui dal Maresme, siamo tutti di Argentoins, per vedere se il nostro presidente farà onore alle sue parole e dichiari l'indipendenza, per poter costruire un paese nuovo una società nuova e differente da quella in cui abbiamo vissuto fino ad ora."

Pubblicato da Noi Restiamo Bologna su Martedì 10 ottobre 2017

C’è una grande delusione e un senso di tradimento in Passeig Lluis Companeys dopo il discorso del presidente, che ha sospeso la seduta del parlamento che avrebbe dovuto proclamare l’indipendenza della Repubblica di Catalogna. Si parla di negoziazioni e di mediazione internazionale, ma solo oggi l’Unione Europea, per voce del presidente del consiglio europeo, ha intimato Puigdemont di non proclamare l’indipendenza. Parla una militante della CUP:

#RadioCatalunyaLliure

#RadioCataluyaLliure C'è una grande delusione e un senso di tradimento in Passeig Lluis Companeys dopo il discorso del presidente, che ha sospeso la seduta del parlamento che avrebbe dovuto proclamare l'indipendenza della Repubblica di Catalogna. Si parla di negoziazioni e di mediazione internazionale, ma solo oggi l'Unione Europea, per voce del presidente del consiglio europeo, ha intimato Puigdemont di non proclamare l'indipendenza. Parla una militante della CUP:"In questo momento il popolo catalano si sente molto deluso, dopo la dichiarazione di Puidgemont. Il popolo catalano da più di un mese si sta organizzando, in forma di comitati di difesa del referendum, e dopo il referendum in forma di comitati a difesa della repubblica. Questo significa che il popolo catalano si è organizzato come unità popolare, al di là dei partiti politici, e si sta muovendo in ogni municipio, non solo nelle città più grandi come Barcellona, ma anche nei piccoli paesi, al di là del colore politico, delle bandiere e dei partiti politici. Quello che ha appena detto Puidgemont ci ha moralmente deluso, perché ha appena detto che dovremo aspettare le risposte di mediatori o mediatrici. Oltretutto ha enfatizzato il ruolo dell'Unione Europea, che ha espresso chiaramente che noi siamo stati, ad aver votato, lo 0,00x %, cioè non ci tiene in considerazione. Un uomo che ha perso un occhio, che è rimasto lesionato per il resto della vita, viene considerato semplicemente in termini percentuali, all'interno della popolazione spagnola, non di quella catalana, che è andata a votare quel giorno. Proviamo molta rabbia e impotenza, perché abbiamo lottato molto per questo. Speriamo che questo cambi, e che quello che è successo oggi sia semplicemente un atto di codardia, che però si possa cambiare."

Pubblicato da Noi Restiamo Bologna su Martedì 10 ottobre 2017

“In questo momento il popolo catalano si sente molto deluso, dopo la dichiarazione di Puidgemont. Il popolo catalano da più di un mese si sta organizzando, in forma di comitati di difesa del referendum, e dopo il referendum in forma di comitati a difesa della repubblica. Questo significa che il popolo catalano si è organizzato come unità popolare, al di là dei partiti politici, e si sta muovendo in ogni municipio, non solo nelle città più grandi come Barcellona, ma anche nei piccoli paesi, al di là del colore politico, delle bandiere e dei partiti politici. Quello che ha appena detto Puidgemont ci ha moralmente deluso, perché ha appena detto che dovremo aspettare le risposte di mediatori o mediatrici. Oltretutto ha enfatizzato il ruolo dell’Unione Europea, che ha espresso chiaramente che noi siamo stati, ad aver votato, lo 0,00x %, cioè non ci tiene in considerazione. Un uomo che ha perso un occhio, che è rimasto lesionato per il resto della vita, viene considerato semplicemente in termini percentuali, all’interno della popolazione spagnola, non di quella catalana, che è andata a votare quel giorno. Proviamo molta rabbia e impotenza, perché abbiamo lottato molto per questo. Speriamo che questo cambi, e che quello che è successo oggi sia semplicemente un atto di codardia, che però si possa cambiare.”

Collegamento del 09/10/2017 con Pemi, militante di Arran Països Catalans.

#RadioCatalunyaLliure 09/10/2017

#RadioCatalunyaLliurein onda Pemi, militante di Arran Països Catalans"Siamo qui all'assemblea convocata dalla piattaforma antifascista in risposta alla manifestazione di ieri. Abbiamo fatto una conferenza stampa all'Università Autonoma di Barcellona, per spiegare un po' la nostra lotta contro la Societat Civil Catalana (Società Civile Catalana), l'organizzazione che ieri ha convocato una manifestazione nel centro di Barcellona, con un discorso unionista, a cui hanno partecipato molte organizzazioni dell'estrema destra. Noi siamo contrari a ciò e chiediamo la espulsione dal campus di questa organizzazione, soprattutto per i suoi legami con l'estrema destra a partire dalla sua fondazione, e per la presenza di neonazisti nel campus, che hanno organizzato alcune volte dei banchetti qui all'università. A causa di alcuni episodi del genere, in questo momento abbiamo dodici tra compagni e compagne perseguiti dalla giustizia, alcuni di loro devono entrare in prigione o devono pagare multe salatissime, e per questo stiamo lottando da due anni contro questa organizzazione, che ha comprovati legami, come già dicevo prima, con neonazisti e l'estrema destra."

Pubblicato da Noi Restiamo Bologna su Lunedì 9 ottobre 2017

“Siamo qui all’assemblea convocata dalla piattaforma antifascista in risposta alla manifestazione di ieri.
Abbiamo fatto una conferenza stampa all’Università Autonoma di Barcellona, per spiegare un po’ la nostra lotta contro la Societat Civil Catalana (Società Civile Catalana), l’organizzazione che ieri ha convocato una manifestazione nel centro di Barcellona, con un discorso unionista, a cui hanno partecipato molte organizzazioni dell’estrema destra.
Noi siamo contrari a ciò e chiediamo la espulsione dal campus di questa organizzazione, soprattutto per i suoi legami con l’estrema destra a partire dalla sua fondazione, e per la presenza di neonazisti nel campus, che hanno organizzato alcune volte dei banchetti qui all’università.

A causa di alcuni episodi del genere, in questo momento abbiamo dodici tra compagni e compagne perseguiti dalla giustizia, alcuni di loro devono entrare in prigione o devono pagare multe salatissime, e per questo stiamo lottando da due anni contro questa organizzazione, che ha comprovati legami, come già dicevo prima, con neonazisti e l’estrema destra.”

Collegamento del 07/10/2017 con Milo Giorgio Ramellini Llorca, papà italiano e mamma catalana, vive a Barcellona da 12 anni , indipendentista.

#RadioCatalunyaLliure 07/10/2017

#RadioCatalunyaLliurein onda Milo Giorgio Ramellini Llorca: papà italiano e mamma catalana, vive a Barcellona da 12 anni , indipendentista

Pubblicato da Noi Restiamo Bologna su Sabato 7 ottobre 2017

Collegamento del 06/10/2017 con Mireia Solé Costa, militante della Sepc Països Catalans.

#RadioCatalunyaLliure 06/10/2017

#RadioCatalunyaLliurein onda Mireia Solé Costa : militante della Sepc Països Catalans"Qua nella facoltà di medicina, è stato sempre difficile avere una mobilitazione studentesca importante ma comunque prima del referendum, ci siamo organizzati sotto la piataforma Universitats per la república in questa facoltà.E veramente c’è stata una participazione significativa, questo cortile era pieno degli studenti riuniti in assemblea. Ci siamo organizzati per realizzare diverse azione, per esempio picoli interventi informativi nelle aule per chiamare gli studenti alla mobilitazione in difesa del referèndum del 1-ottobre.Abbiamo anche scritto un manifesto, che è stato inviato a diversi docenti dalla facoltà. E cosí tanti hanno aderito, per esigere la sospensione delle lezione negli giorni di sciopero studentesco convocato per difendere la realizzazione del referendum.Poi fra gli studenti, è stato deciso di occupare questa facoltà soprattutto per dare sostegno al referendum; è stata una mobilitazione veramente massiccia: questo cortile era pieno di persone che si erano attivate per diffendere i diritti del nostro popolo. E cosí, il giorno dopo siamo scesi insieme fino a piazza Università dove c’è stato il corteo piu grande della storia recente del movimento studiantile: circa 80.000 persone sono scese in strada, per manifestare in favore del referendum e difendere il nostro diritto a votare. "

Pubblicato da Noi Restiamo Bologna su Venerdì 6 ottobre 2017

“Qua nella facoltà di medicina, è stato sempre difficile avere una mobilitazione studentesca importante ma comunque prima del referendum, ci siamo organizzati sotto la piataforma Universitats per la república in questa facoltà.
E veramente c’è stata una participazione significativa, questo cortile era pieno degli studenti riuniti in assemblea. Ci siamo organizzati per realizzare diverse azione, per esempio picoli interventi informativi nelle aule per chiamare gli studenti alla mobilitazione in difesa del referèndum del 1 ottobre.
Abbiamo anche scritto un manifesto, che è stato inviato a diversi docenti dalla facoltà. E cosí tanti hanno aderito, per esigere la sospensione delle lezione negli giorni di sciopero studentesco convocato per difendere la realizzazione del referendum.
Poi fra gli studenti, è stato deciso di occupare questa facoltà soprattutto per dare sostegno al referendum; è stata una mobilitazione veramente massiccia: questo cortile era pieno di persone che si erano attivate per diffendere i diritti del nostro popolo.
E cosí, il giorno dopo siamo scesi insieme fino a piazza Università dove c’è stato il corteo piu grande della storia recente del movimento studiantile: circa 80.000 persone sono scese in strada, per manifestare in favore del referendum e difendere il nostro diritto a votare. “

Collegamento del 05/10/2017 con Dúnia Bel Verge, militante della Sepc Països Catalans.

#RadioCatalunyaLliure 5/10/2017

#RadioCatalunyaLliureIn onda Dúnia Bel Verge: militante della Sepc Països Catalans

Pubblicato da Noi Restiamo Bologna su Giovedì 5 ottobre 2017

Collegamento del 04/10/2017 con Federico de Maria ricercatore italiano all’università autonoma di Barcellona da dieci anni.

intervista a Federico Demaria

#RadioCatalunyaLliureappuntamento quotidiano con gli aggiornamenti da BarcellonaDopo la grandissima prova di forza dello sciopero generale di ieri e le agghiaccianti dichiarazioni di re Filippo VI della sera, oggi a Barcellona si respira un'aria di attesa. Il parlamento catalano dovrebbe dichiarare l'indipendenza lunedì prossimo.Pubblichiamo qui un intervista a Federica Demaria, ricercatore italiano all'università autonoma di Barcellona da dieci anni, che domenica ha partecipato ai Comites de defensa del Referendum, i comitati in difesa del voto organizzati dalla CUP.

Pubblicato da Noi Restiamo Bologna su Mercoledì 4 ottobre 2017

Collegamento del 03/10/2017 con Icar, giovane compagno del sindacato studentesco Sepc Països Catalans.

#RadioCatalunyaLliurePrima intervista del ciclo che oggi inauguriamo con diretta giornaliera dalla Catalogna.Parla Icar, giovane compagno del sindacato studentesco Sepc Països CatalansIntanto sotto le Torri sta iniziando il presidio di solidarietà nella giornata della #VagaGeneral, lo sciopero generale che era stato proclamato la settimana scorsa già prima della brutale repressione subita domenica durante il referendum e che da 12 ore vede centinaia di migliaia di persone in piazza in un abbraccio popolare infinito! La sinistra di classe si gioca le sue carte nel processo indipendentista!

Pubblicato da Noi Restiamo Bologna su Martedì 3 ottobre 2017

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