Menu

Sudan: inizia il processo di transizione

In Sudan è iniziato il processo di transizione, con la firma della bozza di Costituzione Transitoria del 4 agosto da parte sia del Consiglio Militare di Transizione (TMC) che ha preso le redini del Paese africano dopo il defenestramento l’11 aprile scorso di Omar Al-Bashir – che governava il Sudan dal colpo di stato del 30 giugno del 1989 – e la coalizione delle forze di opposizione del regime – le Forze della Libertà e del Cambiamento (FFC), di cui è parte integrante il raggruppamento delle varie associazioni dei settori sociali che sono stati la spina dorsale delle mobilitazioni dal dicembre scorso – la SPA.

La popolazione sudanese ha festeggiato la firma della Costituzione Provvisoria, che allontana lo spettro della “guerra civile” e pone le basi per far voltare pagina al Paese dopo quasi 30 anni di regime sanguinario, e forse chiude un periodo di grande incertezza che ha caratterizzato i mesi successivi alla deposizione del despota sudanese.

La mobilitazione popolare non è mai scemata, nemmeno dopo lo sgombero violento del presidio di fronte al QG dell’esercito della capitale il 3 giugno, e gli episodi di feroce violenza contestuali e successivi, non limitati a Khartoum, da parte con ogni probabilità di elementi delle RSF e con il placet di Arabia Saudita, EAU ed Egitto (insieme al Ciad), grandi sponsor della “giunta militare”.

In questi mesi si è assistito ad uno “stop and go” nelle trattative, che più volte si sono arenate, e ad un susseguirsi di conflitti interni, sia nel campo dell’esercito che dell’opposizione, con un ruolo attivo di attori internazionale, oltre quelli già menzionati, che ha visto un rinnovato protagonismo anglo-statunitense in Sudan ed un ruolo centrale dell’Unione Africana e dell’Etiopia – motore di una spinta decisiva nella ripresa delle trattative, dopo una rottura che sembrava irreversibile a causa della forzatura militare del 3 giugno e la conseguente escalation verso lo sciopero generale e la disobbedienza civile totale.

I rapporti di forza internazionali e la perseveranza delle mobilitazioni, che avevano il proprio perno su settori sociali importanti nella SPA e strumenti di organizzazione rilevanti come i “Comitati Popolari di Quartiere” ed i sindacati – che hanno retto anche dopo l’escalation militare –, hanno imposto una exit strategy diversa dalla possibile stroncatura manu militari, come quella conosciuta in Bahrein durante le cosiddette “primavere arabe”, o il putch di Al Sisi in Egitto, che ha destituito il primo presidente democraticamente eletto, Morsi, e sancito la fine della breve esperienza di governo della “Fratellanza Mussulmana”, riportata nell’illegalità.

Naturalmente la transizione è piena di incognite e si inserisce in un quadro regionale piuttosto turbolento, all’interno di uno scontro feroce tra vari attori, su cui torneremo più ampiamente e che comunque abbiamo abbondantemente trattato.

Qui ci basta ricordare un elemento nuovo, e la modificazione di un teatro di conflitto importante.

Il primo è l’aiuto militare che le RSF – gli ex “janjaweed”, gestori dei flussi migratori per conto della UE, nonché i principali mercenari della guerra in Yemen per conto di Arabia Saudita e EAU – hanno dato ad Haftar nel conflitto libico; il secondo è lo sganciamento degli Emirati dal conflitto yemenita, concentrandosi maggiormente sui propri fini – rispetto all’AS -, verso una logica di “balcanizzazione” del conflitto.

Un’altra incognita è la combinazione tra la promozione di una rinascita economica del Paese e la collocazione internazionale, su cui appunto torneremo successivamente, sullo sfondo di un mondo multipolare che non detta ormai più una “scelta unica”, come l’agganciarsi a doppio filo ai meccanismi di indebitamento del FMI, con le “riforme strutturali” da questo imposte, e alla catena del valore occidentale, del neo-colonialismo europeo o dell’imperialismo statunitense.

***

Il “Consiglio Sovrano” Transitorio è stato nominato dopo l’investitura del Primo Ministro Abdalla Hamdok – economista sudanese con formazione autoctona ed in Gran Bretagna ed a lungo funzionario dell’ONU – ed è composto da 4 generali: Mohamed Degalo, Shamseldin Al Kabashi, Yasser Al Atta, Ibrahim Kareen che hanno avuto un ruolo di primo piano nella TMC, da due donne tra i civili: Aisha Moussa (storica attivista dei diritti di genere e dell’istruzione femminile) e Raja Abdel Masseh (scelta sia dai militari che dalle FFC), e da Hassan Idris (consulente legale e membro di una vecchia coalizione politica d’opposizione), Sadeek Tawer (scienziato e ex membro del Baath Party), Mohammed Alfaki (giornalista ed attivista politico), Mohammed Al Taishi (ex leader dell’Umma Party, esiliato durante gli ultimi anni).

La Carta Costituzionale per il Periodo di Transizione contiene alcuni elementi programmatici e di rappresentanza politica che costituiscono un innegabile avanzamento per il Sudan dalla priorità di porre fine ai conflitti armati (risolvendone le ragioni) ai diritti delle donne e delle “minoranze”, dalla combinazione di tutele di garanzie sociali e diritti individuali, dalla libertà di informazione alla fine del regime militar-poliziesco.

Il nuovo patto costituzionale e i meccanismi che governano la transizione è importante perché scaturisce da una mobilitazione iniziata dicembre scorso, passata dalle forche caudine di una repressione feroce pregressa continuata anche nell’inter-regno tra aprile e febbraio di quest’anno, con strumenti organizzativi adeguati e settori sociali che hanno “scosso” ciò che sembrava un regime incrollabile – di cui l’UE è stata complice – e impedito una soluzione golpista ed il perpetuarsi del potere dei militari.

Nonostante i limiti – il PC sudanese (organico alle FFC) ha dichiarato che non parteciperà alle istituzioni transitorie, continuando comunque a promuovere la pressione popolare affinché vengano realizzate le priorità fissate illo tempore dal movimento – il Sudan è stato un esempio per tutta l’Africa e il suo processo di transizione è seguito con attenzione da tutto il continente, a cominciare dall’Algeria.

Vista l’importanza del documento, e la sua scarsa ricezione da parte dei media italiani, ne facciamo una disamina analitica dettagliata, basandoci sulla traduzione inglese dall’originale arabo e seguendo la scansione numerica per capitoli della versione tradotta: La bozza di Carta Costituzionale per il Periodo di Transizione, è stata tradotta in inglese dall’IDEA (www.idea.int).

***

La Costituzione Transitoria vuole voltare pagina dal periodo iniziato con il colpo di stato del 30 giugno del 1989.

Ricorda il contributo fondamentale dato alla Rivoluzione dai martiri, dalle donne e dai giovani nel suo preambolo.

Ribadisce l’“Unità della territorio sudanese e la sovranità nazionale”

1) La Costituzione Transitoria del Sudan del 2005 è revocata, mentre le leggi rimangono in vigore fino a che saranno emendate o revocate, così come i decreti promulgati dall’11 aprile. Se entrano in contraddizione con la nuova costituzione, prevale quest’ultima.

Il Sudan diviene repubblica democratica parlamentare e pluralista, ed uno Stato Decentralizzato, basato sui diritti e doveri dei cittadini senza alcuna discriminazione, in cui la sovranità popolare è alla base di legittimazione del potere.

Le gravi violazioni commesse durante la dittatura fino alla firma della nuova costituzione non sono prescrivibili.

2) La Transizione dura 39 mesi dalla firma della nuova Costituzione. I primi sei mesi saranno occupati per stabilire la pace, andando alla radice dei conflitti che hanno scatenato, abolire le leggi ed i provvedimenti che “restringono le libertà o che discriminano tra cittadini sulla base del genere”.

Assicurare alla giustizia che si è macchiato di crimini durante il “vecchio regime”

Risolvere la crisi economica arrestando il deterioramento economico e lavorare per porre le basi per uno sviluppo sostenibile, mettendo in atto un programma urgente a livello economico, sociale, finanziario e umanitario che fronteggi le sfide correnti”.

Una riforma legislativa complessiva e del sistema giudiziario che assicuri l’indipendenza della Giustizia e l’ordine legislativo.

Ripristinare lo stato di coloro che sono stati allontanati dalle cariche civili e militari, riparando ai torti subiti conformemente alle leggi.

Garantire e promuovere i diritti delle donne complessivamente e dei giovani di entrambi i sessi.

Approntare meccanismi che preparano la scrittura di una bozza di una Costituzione per il Sudan.

Tenere una “Conferenza Nazionale” prima della fine del periodo di transizione.

Approntare le leggi che mettono in pratica la transizione.

Attuare una profonda riforma dello Stato e dell’Esercito stesso.

Abbozzare una politica estera bilanciata che riponga al centro gli interessi nazionali e che promuova relazioni internazionali sulla base dell’indipendenza e degli interessi condivisi “in maniera che venga preservata la sovranità, la sicurezza ed i confini del Paese”.

Avere un ruolo attivo nello stato sociale e raggiungere il lo sviluppo sociale assicurando la salute, l’istruzione, l’alloggio e la sicurezza sociale, e lavorare per conservare un ambiente naturale pulito e la biodiversità nel Paese e tutelarla e svilupparla in un modo che garantisca il futuro delle generazioni.

Smantellare la struttura di potere del regime del giugno 1989 (tamkeen), per costruire un ordinamento legislativo ed uno Stato di diritto.

Formare un comitato di inchiesta indipendente nazionale, con il supporto africano se necessario, per condurre una trasparente, meticolosa indagine sulle violazioni commesse il 3 giugno. E gli eventi e gli incidenti in cui le violazioni dei diritti e della dignità di civili e militari sono state commesse. Il Comitato sarà costituito entro un mese dalla data della nomina del Primo Ministro” e dovrà godere di massima indipendenza e di pieni poteri investigativi, stabilendo il calendario delle proprie attività.

3)La Repubblica del Sudan è uno “Stato Decentralizzato”, con i seguenti livelli di governo: uno federale, uno regionale (o provinciale), uno locale “che promuove una larga partecipazione popolare e esprime i bisogni base dei cittadini” di cui la legge determinerà strutture e poteri. Ognuno di questi livelli avrà competenze e risorse necessarie. L’attuale geografia dei poteri istituzionali rimane tale fino al suo riesame durante la transizione.

I corpi del “Governo Transitorio” sono:

Il “Consiglio Sovrano, che è a capo dello Stato e simbolo della sovranità e dell’unità”, “Il Cabinet, che è l’autorità suprema ed esecutiva dello Stato”, “Il Consiglio Legislativo, che è l’autorità responsabile dell’attività legislativa e monitora l’attuazione dell’Esecutivo”

4) Il Consiglio Sovrano è anche capo delle Forze Armate e delle Rapid Support Forces (RSF), è composto da 11 membri – di cui 5 civili eletti dalle FFC. 5 dalla TMC, ed un civile selezionato da un accordo tra questi. Per i primi 21 mesi il Consiglio Sovrano sarà guidato da una personalità scelta dall’Esercito, e per i 18 successivi dai 5 componenti civili del medesimo.

Il CS sceglie il Primo Ministro, indicato dalle FFC, conferma il Cabinet, i governatori delle Provincie e delle Regioni scelti dal Primo Ministro, conferma i membri del “Consiglio Legislativo Provvisorio”, scelti secondo i criteri della Costituzione Provvisoria, così come della “Corte Suprema di Giustizia” e dell’apparato giudiziario in genere, degli ambasciatori – selezionati dal Cabinet – e accetta le credenziali degli ambasciatori straieri.

Ha il potere di dichiarare guerra, lo stato d’emergenza, e sottoscrive le leggi della “Consiglio Legislativo Provvisorio”, con un sistema articolato che in un ultima istanza, in caso di mancata relativamente rapida sottoscrizione da l’ultima parola al CLP e tra l’altro può “sottoscrivere accordi regionali od internazionali dopo la ratificazione del CLP”, sponsorizzando il processo di pace con i gruppi armati.

Il CS prende le decisioni per via consensuale, o in caso di mancato consenso, con la maggioranza dei due/terzi.

Sono esposte nella Costituzione Provvisoria, le condizioni per la possibilità di essere nominato nel CS e della sua possibile decadenza volontaria o involontaria.

5) La Cabina Transitoria è composta dal Primo Ministro e da non più di 20 Ministri da lui nominati da una lista del FFC e confermate dal “Consiglio Sovrano”, eccetto che per il Ministro dell’Interno e della Difesa che sono nominato dalla componente militare del Consiglio Sovrano. La Cabina Transitoria è un governo transitorio che deve realizzare i compiti della transizione, tra cui la fine delle guerre e dei conflitti, e rendere attuabili le bozze di legge, i trattati internazionali bilaterali e multilaterali ed i motore dei programmi sociali, formare “Commissioni Nazionali Indipendenti”, nominare i dirigenti dei servizi sociali e sovraintendere l’attività dei ministeri e delle istituzioni pubbliche.

Le condizioni di partecipazione e decadenza dei membri sono fissati dalla Costituzione, e un membro può essere revocato dal Primo Ministro, con la conferma del Consiglio Sovrano.

6) La Costituzione fissa dei paletti precisi per chi assume un compito istituzionale affinché non si verifichino “conflitti di interessi” tra la carica pubblica e il proprio tornaconto personale, e fissa il limite dell’immunità delle differenti cariche.

7) Consiglio Legislativo di Transizione

Questo corpo, che esclude esplicitamente i membri del vecchio partito di potere – il National Congress – e le forze che hanno sostenuto il vecchio regime, non dovrà eccedere i 300 membri, dovrà avere una partecipazione femminile non inferiore al 40%, i due terzi circa saranno selezionati dalle FFC ed un terzo da altre forze non organiche al FFC, che saranno concordati tra le FFC e la componente militare della “Consiglio Sovrano”. Dovrà essere formato ed incominciare ad operare entro 90 giorni dalla firma della Costituzione Provvisoria e la sua formazione dovrà tenere conto di tutte le componenti della società sudanese (dai gruppi armati alle Confraternite Sufi…)

Il suo compito sarà legislativo, approverà il budget dello Stato, ratificherà i trattati, nominerà uno speaker e le commissioni “ad hoc” e le decisioni verranno prese per maggioranza semplice.

Con la fine del periodo di transizione, il Consiglio Legislativo perderà le sue funzioni, mentre sono fissate le caratteristiche per la sua composizione, e che sarà con tutta probabilità il corpo “più giovane” del nuovo Sudan, essendo nominabili membri di tale istituzione provvisoria persone dai 21 anni di età, a differenza degli altri corpi, in cui anche in questo caso è scritta la formula del giuramento.

8) Viene strutturato il potere giudiziario con il Consiglio Giudiziario Supremo come massica carica che sostituisce la National Judicial Service Commission di cui assume i poteri, che seleziona il presidente ed i membri della Corte Costituzionale, ed il presidente del consiglio superiore della magistratura ed i suoi membri.

La Giustizia sarà un potere “separato” ed “indipendente” dal CS e CLS, godendo di una autonomia finanziaria ed amministrativa.

Il capitolo 9 e 10 fissano l’esistenza ed il ruolo della Procura Generale e dell’Agenzia dell’Audit

11)Le Forze Armate e le RSF sono “istituzioni militari nazionali” subordinate al Comandante Supremo delle Forze Armate e alle autorità sovrane. La Costituzione Transitoria fissa il ruolo delle forze di Polizia e dei servizi di intelligence, e delle Corti Militari e la loro subordinazione all’autorità competenti.

12) Le “Commissioni Indipendenti” saranno 8, composte da figure conosciute per la propria professionalità ed integrità, che hanno avuto incarichi durante il regime, scelti dal CS in consultazione con la Cabinet: Pace, Confini, Costituzione e Commissione di Conferenza Costituzionale, Elezioni, Terra, Giustizia transitoria, Donne e parità di Genere, ed una che sarà scelta dalla Cabinet.

Il capitolo 13 è sullo “Stato d’Emergenza”, quello successivo sulla “Carta dei Diritti e delle Libertà” a cui è posta grande attenzione come punto di svolta del cambiamento rispetto al vecchio regime – tra cui la fine della schiavitù e del traffico di essere umani, e la cessazione dell’arbitrarietà e la prevaricazione dei poteri, nonché le varie forme di discriminazione, in cui i diritti delle donne hanno un ruolo centrale (compresa la parità salariale).

Molto importanti sono i punti 3-4-5 per le garanzie di genere: “lo Stato garantirà i diritti delle donne in ogni campo attraverso la discriminazione positiva (“positive discrimination” in inglese). Lo Stato lavorerà per combattere costumi e tradizioni dannose che riducono la dignità e lo status femminile. Lo Stato provvederà le cure gratuite per la maternità, l’infanzia e le donne in cinta”.

L’abolizione della tortura e il diritto ad un giusto processo ed ad un trattamento penitenziario dignitoso sono altri aspetti citati, insieme ad una forza limitazione della “pena capitale”.

È fissata dalla costituzione la libertà religiosa e il principio per cui “nessuno sarà costretto a convertirsi ad una religione a cui non crede o praticare riti o rituali che non accetta volontariamente”, così come la libertà d’informazione – tra cui l’accesso ad internet – che non promuova l’odio religioso, razziale, etnico e culturale, la libertà di assemblea e di organizzazione.

È sancito il diritto d’assemblea e quello della costituzione di formazione di organizzazioni politiche, sindacali e di varie forme che dovranno essere aperte, per ciò che concerne i partiti politici, a tutti i cittadini sudanesi senza discriminazioni, avere forme di finanziamento aperte e trasparenti e istituzioni elette democraticamente. Viene sancito il diritto di viaggio e di residenza, di proprietà, d’istruzione senza discriminazione per l’accesso e gratuita, l’indipendenza dell’università e la libertà di ricerca.

La Costituzione introduce le garanzie per le persone portatrici di handicap e per gli anziani, il diritto alla salute e le garanzie per i gruppi etnici e culturali di parlare la propria lingua, particare il proprio credo, sviluppare la propria cultura.

15) Lo Stato sudanese deve risolvere i conflitti, farsi carico delle regioni affette da guerra e da sottosviluppo e dei gruppi umani più marginalizzati e vulnerabili. Accelerare il processo di pace, a cominciare dalla costituzione della “Commissione di Pace” ed entro un mese dalla sua formazione incominciare a lavorare per preparare entro sei mesi dalla firma della Costituzione i relativi accordi.

Applicare la Risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e le risoluzione dell’Unione Africana relative alla “partecipazione delle donne ad ogni livello del processo di pace, e applicare carte regionali e internazionali riguardanti i diritti delle donne”.

La questione di un processo di pace vasto ed inclusivo è parte rilevante di questo capitolo e comprende l’apertura di corridoi umanitari, il rilascio dei prigionieri e il loro “scambio”, promuovere l’amnistia per i membri dei gruppi combattenti, assicurare alla giustizia nazionale ed internazionale i criminali di guerra senza concedere immunità, facilitare la missione della delegazione ONU dell’Alto Commissario per i Diritti Umani in Suda, la restituzione delle proprietà confiscate a causa della guerra, assicurare le garanzie ai rifugiati e alle persone “displaced” assicurando il processo di ritorno volontario…

Tutto secondo una logica di “ricostruzione” e di “riconciliazione” che assicuri pieni diritti alle persone affette dai conflitti e ponga le basi per una sviluppo equo delle regioni coinvolte.

Gli accordi di pace completi tra l’autorità transitoria e i movimenti armati dovrà essere inclusa nella Carta Costituzionale”, cioè diventare parte integrante del nuovo patto costituzionale sudanese.

Il capitolo 16 dice tra l’altro che la TMC – come di fatto è stato – è sciolta con la Costituzione del Consiglio Provvisorio…

Viene fissata una fitta tabella di marcia per rendere operativo il processo di transizione.

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *