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Gli Stati Generali di Roma una fiction, le opposizioni comparse, i movimenti protagonisti

Pensati come una grande vetrina mediatica per il lancio in grande stile della candidatura per le Olimpiadi 2020, gli stati generali indetti da Alemanno vedranno sfilare grandi nomi della politica e illustri personaggi, tutti concordi nell’ennesimo grande evento che fa pregustare affari per tutti come già è successo per i mondiali di nuoto del 2009 e come sta accadendo per l’expo di Milano 2015.

Un governo di vetrine allestite per gli investitori internazionali ma che rimane distante anni luce dai problemi della città. Dalla quotidianità rappresentata da lavoro precario, emergenza alloggiativa, tagli al welfare e ai servizi sociali, aumento delle tariffe, disoccupazione e licenziamenti. Una Roma buia, insicura e non accogliente, nonostante le sfavillanti e immaginifiche proposte di Alemanno, utili solo a mettere in vendita Roma al miglior offerente per ripianare debiti, accontentare consorterie, favorire parenti e amici di partito.

Contro questa politica c’è un’opposizione dentro al palazzo senatorio davvero debole e subalterna ai poteri forti tanto quanto la maggioranza che governa.

Esiste però anche un’opposizione sociale viva e in fermento che chiede e pretende a gran voce un cambio di passo nel governo della città, con la partecipata e ricca manifestazione di sabato scorso ma anche con momenti come l’incontro di ieri con il sindaco sul diritto alla casa, strappando risultati importanti che ora andranno verificati nel concreto.

Questa è “Roma Bene Comune”, una realtà composita che non vuole rimanere in silenzio durante questi Stati Generali. Per questo domani 23 febbraio vogliamo che questo protagonismo sociale diffuso abbia la possibilità di manifestare liberamente non permettendo a nessuno, in primis al sindaco, di provare a risolvere la questione nel solito problema di ordine pubblico, tenendo la manifestazione lontana e svolgendo, in un palazzo blindato da ogni forma di dissenso, gli Stati Generali della città.

La presenza del presidente/sultano Berlusconi non autorizza nessuno a trasformare un luogo da aprire al confronto con la cittadinanza in un fortino inaccessibile, nell’ennesima zona rossa. La città chiede di essere ascoltata e proverà ad arrivare al palazzo dei Congressi per far sentire le voci, la rabbia, le idee per un’altra Roma possibile.

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