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A Salerno il Pd svende l’acqua pubblica

Nonostante l’esito referendario e la netta vittoria dei SI (95%) alla gestione pubblica dell’acqua e contro i profitti sul bene comune più prezioso; nonostante la forte partecipazione alle urne da parte dei cittadini di Salerno (66%), ieri pomeriggio nella seconda città campana, in consulta è stata votata la cessione del servizio idrico integrato ad una società privata.
É proprio una giunta PD ad essere la prima d’Italia a consgnare il servizio idrico ad una società privata dopo i referendum e quindi a non rispettare la voce dei 27 milioni di italiani che si sono chiaramente espressi a giugno scorso.

Già nel febbraio del 1998, era stato il sindaco De Luca appena rieletto a trasformare formalmente l’allora municipalizzata in Società per azioni. Dal 2006, è di nuovo Vincenzo De Luca ad essere primo cittadino salernitano, e 13 anni dopo la trasformazione in Spa, ha fatto il passo successivo, la Salerno Sistemi Spa è stata ceduta dal Comune di Salerno alla Salerno Energia Spa, di diritto privato, essa stessa appartenente ad una holding con partecipazione privata del 40%.
La Salerno Sistemi Spa diventa così una partecipata della Salerno Energia Spa. La società potrebbe essere usata molto facilmente dalla Salerno Energia per operazioni finanziarie di vario tipo, dato che il Comune ha rinunciato al controllo. A Napoli, ad esempio tramite la net Service Spa, partecipata dell’Arin Spa, è stata acquistata la Marino Lavori Srl senza nemmeno che il Comune potesse intervenire sulla scelta. Ecco a che rischio viene esposta la Salerno Sistemi Spa, oltre ad essere soggetta più facilmente alla privatizzazione totale.

Non solo si sta cedendo formalmente il servizio idrico integrato, ma lo si fa includendo il servizio idrico in una multiutility. L’acqua salernitana ha definitivamente smesso di essere considerato un diritto; è una merce a tutti gli effetti, uno dei mercati di questa holding.

L’atto di De Luca ci ricorda le scelte fatte da Rutelli che nel 1997, da sindaco di Roma, trasformava l’Acea in spa per cederne poi il 49% delle quote a Suez, Caltagirone e alla borsa di Milano. L’Acea era un’azienda speciale che forniva un buon servizio, oggi è una multinazionale presente in tanti mercati. É una multinazionale che pochi anni fa decise di investire nella telefonia mobile in Spagna insieme alla FIAT, senza condividere la decisione con il Comune di Roma, perse soldi pubblici perché l’investimento non andò a buon fine, e poi scelse di aumentare le tariffe dell’acqua per recuperare denaro perso.
Quello che Rutelli ha fatto in due anni e con la stessa giunta, De Luca lo ha fatto in 13 anni con giunte diverse.

Un altro dato da prendere in considerazione é che anche il consigliere di Sinistra e Libertà, Emiliano Torre, é complice di tutto ciò. Ha votato anche lui a favore della privatizzazione.
Non è la prima volta che il partito di Nichi Vendola è incoerente sulla questione dell’acqua.
Certo Sel ha aderito alla campagna referendaria sin dalla raccolta firma; ma in regione Puglia, la legge regionale votata non é quella che si era concordata con i comitati. Non si capisce bene in che tipo di azienda sarà trasformata “L’Acquedotto Pugliese Spa”, le società partecipate dovrebbero restare in mano ai privati, e la nomina del presidente del cda sarà cura del solo presidente della regione, cosa che potrebbe portare a giochi di potere e clientelismo. Come se tutto ciò non bastasse, Vendola rifiuta di rinunciare alla remunerazione del capitale investito non più previsto dalla legge.

Anche in regione Campania, l’anno scorso i comitati in difesa dell’acqua pubblica e promotori dei referendum sono stati traditi da Sel che sceglieva di far entrare il suo segretario provinciale Peppe De Cristofaro nel cda dell’Arin Spa.

In tutt’Italia, a livello locale, i processi di privatizzazione sono spesso avvenuti da giunte del PD, e anche dopo i referendum, la linea non è cambiata.
Preoccupante accorgerci che perfino chi pensavamo dalla nostra parte fa la stessa politica neo-liberista.
Ci tocca continuare la mobilitazione per difendere i beni comuni, per difendere il diritto all’acqua contro i profitti di investitori privati. Nello svolgere questa battaglia abbiamo contro di noi amministrazioni di centro destra e di centro sinistra.
Ci tocca difendere l’esito referendario con difficoltà, e difenderlo non significa difendere il diritto all’acqua, significa difendere la democrazia e la sovranità popolare. La voce dei cittadini non è vana e va rispettata.

*(Attac Napoli – Comitato Campano per l’Acqua Bene Comune)

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