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Resa totale a banche e finanza europea: è necessario un nuovo sciopero generale!

Mentre l’Europa regala i primi 106 miliardi alle banche, pagando loro le perdite causate dalle speculazioni finanziarie, Berlusconi conferma tutte le pesanti misure già previste dalle due manovre di Luglio e di Agosto, accelera i tempi della loro realizzazione, ne peggiora i contenuti e non introduce assolutamente elementi rispetto ad evasione fiscale, patrimoniale e lotta al lavoro nero, le uniche misure che avrebbero un qualche senso in termini economici e di equità sociale. Libertà di licenziare, privatizzazioni e liberalizzazioni, peggioramento delle pensioni e delle condizioni di lavoro del pubblico impiego: così Berlusconi recepisce e applica del tutto gli ordini della BCE.

Il programma che il governo ha presentato a Nicolas Sarkozy e ad Angela Merkel ha assunto così quasi del tutto i contenuti della famosa lettera d’agosto della BCE, firmata da Draghi e da Trichet: una chiara e incontrovertibile resa incondizionata alle pretese e agli ordini dell’Europa che conta, quella delle banche e della finanza.

Insieme alla conferma, alla calendarizzazione ed al peggioramento sostanziale di temi quali le pensioni, le liberalizzazioni e le vendite del patrimonio pubblico (almeno per 15 miliardi in 3 anni), assistiamo all’ennesimo attacco sul fronte dei licenziamenti e su quello dei lavoratori del pubblico impiego.

Il documento prevede infatti “…una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato…” che può voler dire soltanto completa mano libera di licenziare per le aziende, visto che esiste già una legge per mobilità e licenziamenti in caso di crisi (la legge 223) ed il famigerato articolo 8 della manovra di agosto. Si vuole arrivare chiaramente anche alla cancellazione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, in linea con quanto previsto dallo Statuto dei Lavori di Sacconi.

Per il pubblico impiego si prevede la “…piena attuazione della Riforma Brunetta…” (che significa taglio degli stipendi con la decurtazione del salario accessorio per il 75% dei dipendenti) e che “…Per rendere più efficiente, trasparente, flessibile e meno costosa la pubblica amministrazione tanto a livello centrale quanto a livello degli enti territoriali (oltre al vigente blocco del turnover del personale) renderemo effettivi con meccanismi cogenti/sanzionatori: a. la mobilità obbligatoria del personale; b. la messa a disposizione (Cassa Integrazione Guadagni) con conseguente riduzione salariale e del personale (e possibilità di licenziamento); c. il superamento delle dotazioni organiche.”, cioè la cancellazione delle “piante organiche” e di ogni relativo elemento oggettivo di valutazione delle funzioni e dei carichi di lavoro e quindi del personale necessario. L’insieme di queste misure portano ad una sola conclusione: futuri licenziamenti anche nel pubblico impiego.

Ci stupiscono non poco le dichiarazioni di Cgil, Cisl e Uil che parlano ora di attacco al lavoro e alle pensioni, quando sono state esse stesse le artefici del peggiore accordo sindacale firmato negli ultimi anni, quello del 28 giugno 2011 che ha aperto la strada all’art. 8 della manovra del governo che prevede il superamento del contratto nazionale e la possibilità di derogare addirittura alle leggi dello stato.

Come assurdi ci sembrano i commenti di gran parte delle forze di opposizione che addirittura bollano come inconcludenti le misure contenute nel documento del Governo, quasi a sottolineare che ne servirebbero di peggiori, soprattutto sul versante pensioni.

D’altra parte anche il Presidente Napolitano negli ultimi giorni non fa che ribadire la necessità di misure “impopolari”, quasi come se il salvataggio dell’economia italiana dipendesse da chi lavora e da chi il lavoro non lo ha, piuttosto che dalle banche, dai grandi gruppi finanziari che ricercano famelici la perpetuazione dei loro profitti.

Così non si va avanti: il sindacato USB afferma che intensificherà le mobilitazioni che vedranno il 7 novembre scioperare a livello nazionale il personale del trasporto pubblico locale contro le privatizzazioni e per l’occupazione e l’8 novembre i dipendenti pubblici attuare azioni di protesta in tutto il paese.

Nelle prossime ore valuteremo poi al nostro interno ed insieme ad altre forze sindacali conflittuali, la possibilità e la tempistica di altre forme di mobilitazione, compresa l’indizione di un nuovo sciopero generale.

Mobilitazioni che sono certamente contro il governo Berlusconi e le misure antipopolari che ha realizzato da luglio in poi, ma anche contro l’Europa delle banche e dei finanzieri che sta strangolando interi paesi e riducendo alla fame decine di milioni di cittadini.

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