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Milano. L’apartheid della Giunta Pisapia sulla casa

La messa in mora della concertazione e l’apartheid sindacale verso i sindacati conflittuali, non è una prerogativa solo di Marchionne o del governo Monti. Ormai è un modello nelle relazioni sindacali che trova addentellati anche nelle amministrazioni locali e non solo e non tanto in quelle di destra. Infatti era accaduto al Comune di Bologna, era accaduto al Comune di Napoli e adesso accade anche al Comune di Milano guidato da Pisapia.

L’assessora alla casa del Comune di Milano, Lucia Castellano, ha comunicato con una lettera che non intende avere più alcuna relazione istituzionale con l’Asia-Usb (vedi qui sotto il testo della lettera). Il motivo? Aver occupato gli uffici dell’assessorato con le famiglie sgomberate da alcune case di San Siro. L’occupazione – secondo l’assessora – fa venire meno il ruolo di “terzietà” del sindacato degli inquilini e dei senza casa, ragione per cui non si può partecipare ai tavoli di discussione sulle soluzioni all’emergenza abitativa della metropoli milanese. Curioso, perchè i sindacati nascono e agiscono come soggetto che organizza e rappresenta uno dei soggetti dei conflitti sociali (in questo caso sfrattati, senza casa, inquilini). Un ruolo “terzo” dei sindacati sarebbe dunque in contraddizione con la loro funzione. E’ vero che la concertazione governo-Confindusria-Cgil Cisl Uil dagli anni Novanta ha fatto spesso nascere la domanda: ma gli interessi dei lavoratori sono ancora rappresentati da “quei sindacati”? I risultati – dal blocco dei salari alla regressione dei diritti dei lavoratori – ci offrono una risposta nitida ma sconsolante. L’assessora Castellano sembra quindi aver fatto propria lo spirito della concertazione ma nella sua versione più marchionnesca. I sindacati che esercitano il loro ruolo naturale attraverso la lotta e il conflitto devono essere esclusi dalla rappresentanza e dalle trattative sui problemi che riguardano i soggetti sociali organizzati dai sindacati conflittuali. Un ragionamento detestabile e inaccettabile quando a farlo sono l’amministratore della Fiat o il ministro Fornero, ma lo è altrettanto quando a metterlo in pratica sono gli amministratori che avrebbero dovuto o voluto rappresentare una “primavera dei Comuni” di fronte all’inverno dei governi antipopolari. Una cosa è certa: parlare di beni comuni non può diventare la foglia di fico dietro cui nascondere azioni concrete di stampo reazionario.

L’Asia -Usb e il movimento degli abitanti di San Siro e degli altri quartieri popolari milanesi, hanno già lasciato capire che non subiranno senza lottare questo apartheid sindacale, ma soprattutto che non accetteranno una gestione dell’emergenza abitativa che non dia risposte concrete ad una contraddizione sociale sempre più pesante nelle aree metropolitane come nei centri urbani fino a poco tempo fa “immuni” a problemi come sfratti, aumenti degli affitti, privatizzazioni, occupazione di case.

 

vedi articolo precedente sulla vicenda: http://www.contropiano.org/it/sindacato/item/8026-milano-sgomberi-e-militarizzazione-che-dice-la-giunta-pisapia?

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