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Mediaset licenzia, i lavoratori scioperano

La società Videotime, con circa 1000 dipendenti, dovrebbe subire una esternalizzazione di 74 tecnici dei 10 centri di produzione(Torino, Genova, Venezia, Bologna, Firenze, Ascoli, Napoli, Bari, Cagliari e Palermo). Ma questo, denunciano i lavoratori, rischia di essere solo l’anticipo di una partita più grossa che può compromettere molti altri posti di lavoro. La nascita della società ad hoc Ten–Eleven srl (con il solito ex dirigente del gruppo Mediaset a capo) non lascia intravedere niente di buono. Inoltre i sindacati di base affermano che l’azienda cerca di fare melina obbligando i lavoratori a discutere delle mancate garanzie e della salvaguardia dei trattamenti attuali. La scelta della società di risparmiare 2,5 milioni di euro sulle spalle dei lavoratori quando gli azionisti hanno intascato oltre un miliardo di dividendi la dice lunga sulla intenzione di non rinunciare neanche a una piccola percentuale dei profitti e di far pagare ai dipendenti il costo della crisi e dei minori introiti pubblicitari.
I sindacati SLAI Cobas e USB (Unione Sindacale di Base) e le rispettive RSU sostengono e promuovono le 8 ore di sciopero (4 ore sono ancora da decidere e si dovrebbe studiare come farle pesare il più possibile) indette per oggi. “E’ chiaro a tutti che questo primo pacchetto di protesta non  basterà a far cambiare idea alla direzione del gruppo Mediaset” affermano Slai Cobas e Usb che propongono quindi di dare continuità nella lotta con altre proteste, un altro pacchetto di ore di sciopero e tutte le azioni di disturbo e contrasto che vanno decise per evitare che si completi la cessione di ramo d’azienda.

“La salvaguardia del posto di lavoro non può essere delegata alle aule dei Tribunali per contrattare qualcosa di residuale. – scrivono i due sindacati in un comunicato – E’ in gioco il futuro dei posti di lavoro e l’integrità di Videotime perciò le proposte e le azioni di lotta dovrebbero vedere il contributo e la solidarietà di tutti/e. Tra le proposte e le soluzioni alternative per le attività che ci sono e ci saranno, possiamo cominciare a pensare che invece di lasciarle gestire ad ex dirigenti, potrebbe essere giunta l’ora da parte dei lavoratori di dimostrare che il loro lavoro lo sanno fare”.

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