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Il Monti anti-sciopero bocciato dall’UE

Nel silenzio totale dei giornali governativi, impegnati a presentarlo come un disinteressato “salvatore della patria”, la Commissione europea ritira il controverso regolamento ispirato dal professore nel 2010. Un testo infame che ha un eguale soltanto nella direttiva Bolkestein, che ha fatto la stessa fine. E che rivela come l’attuale primo ministro abbia in testa un  modello sociale più che autoritario o genericammente “anti-operaio”. Un modello in parte già funzionante in Italia, con la lunga e contrastata “esperienza” della cosiddetta “Commissione di garanzia sul diritto di sciopero nei servizi pubblici”.


Diritto di sciopero, cassato Monti II
 

Giulio Valentino
La Commissione europea questa volta ha dovuto fare marcia indietro e ritirare un regolamento che avrebbe limitato i diritti sociali dei lavoratori nei paesi della Ue. Una sconfitta politica, e una vittoria per i diritti dei lavoratori.
Il caso viene sollevato da questo giornale (in solitudine) il 28 marzo scorso. Al parlamento europeo di Strasburgo arriva il testo firmato dal presidente Josè Manuel Barroso, ispirato dal professor Mario Monti, incaricato nel 2010 di redigere un documento che “tecnicamente” parla di «consigli di regolamentazione dell’esercizio del diritto di promuovere azione collettive nel contesto della libertà d’impresa e della garanzia dei servizi».
A Strasburgo lo chiamano «Monti II»: in sostanza, il professore sostiene che i diritti dei lavoratori vanno armonizzati con quelli economici. L’obiettivo non dichiarato ma evidente è quello di imbrigliare il diritto di sciopero: almeno che, si suggerisce tra le righe nel testo, il conflitto non sia ritenuto «compatibile» con gli interessi dell’azienda. Come dire che il diritto del lavoro può essere condizionato (se non impedito) da quello dell’impresa. Se questo regolamento fosse passato e approvato dall’europarlamento, i vincoli già esistenti per i dipendenti pubblici sarebbero stati estesi anche ai lavoratori occupati nei settori privati. Insomma, ci saremmo trovati oggi a scrivere di una bizzarria politica, di una provocazione, di un modo per provare a soffocare il conflitto.
Barroso e la Commissione hanno però incontrato sullo loro strada l’opposizione crescente di molti eurodeputati del partito dei socialisti e dei democratici europei, per poi inciampare nel no di 19 parlamenti della Ue. Se almeno un terzo dei componenti dell’Unione si dichiara contrario, il varo di una legge o regolamento che sia viene bloccato.
La Commissione ha ritirato Monti II, per ora. «E’ stata una scelta saggia – ci dice l’eurodeputato Sergio Cofferati – perché la Commissione avrebbe potuto ripresentarlo, magari sotto altra forma. Quel è che è certo è che la partita non è conclusa, perché questa opinione sul lavoro è presente in molti governi di centro-destra dell’Unione. Anche se il messaggio vale per tutti, compreso il governo Monti. Oggi c’è sicuramente un risultato positivo per il campo progressista».
«Il diritto allo sciopero e all’azione collettiva – dice Ole Christensen, negoziatore per il partito dei socialisti e dei democratici europei – sono principi fondamentali che sono stati così rispettati». «I diritti dei lavoratori – commenta Alejandro Cercas, portavoce del gruppo a Strasburgo per gli Affari sociali – devono prevalere sulle libertà economiche nei singoli mercati. Questa è la sola interpretazione valida che va data del Trattato e della carta dei diritti fondamentali».
La partita, come diceva Cofferati, non è finita. La Commissione europea potrebbe aspettare l’andamento del dibattito su un paio di altre risoluzioni, per poi decidere di fare un nuovo passo. «Spetta alla Commissione – aggiunge Pervenche Berès, presidentessa del comitato impiego e affari sociali a Straburgo dello stesso partito socialista – trovare una soluzione soddisfacente che riconosca pienamente il fondamentale diritto allo sciopero».

da “il manifesto”

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