Menu

Unipol licenzia, ma non dice dove. Oggi sciopero

Parliamo di Unipol, la compagnia di assicurazioni che era un obbligo per ogni militante piccista d’allora scegliere per l’auto o la casa o la vita. Lo facevano volentieri, in modo che i soldi da spendere comunque “restassero in casa”, sotto l’occhio benevolo, lungimirante e onesto del partito. Del resto, la sede centrale non era forse in via Stalingrado? Un’assicurazione (politica) sull’assicurazione (finanziaria). Non è più così, da tempo. Lo si era visto bene al tempo di Consorte & Co. con Fassino e D’Alema che si dicevano “abbiamo una banca!” quando Unipol voleva scalare la Bnl (poi finita ai francesi di Bnp Paribas).
Restava da violare l’ultimo tabù: i licenziamenti. Sono arrivati anche quelli.

E oggi presidi dei lavoratori del gruppo si sono svolti oggi in tutte le sedi italiane per dire no ai 2.240 licenziamenti previsti nel piano preparato dai manager in vista della maxi fusione con Fonsai (gruppo Ligresti, un’altra frequentazione a dir poco scandalosa). Lo sciopero è stato di tre ore di stop con adesioni del 90% nella sede bolognese, indetto unitariamente da tutte le organizzazioni sindacali – Fisac Cgil, Fiba Cisl, Uilca, Fna, Sfnia –  dopo la mancata intesa sul piano di riassetto. 2.200 “esuberi” dal ramo assicurativo, su un totale di 11mila dipendenti in Italia, come diretta conseguenza della fusione tra Unipol e Fonsai.
Come per altre “fusioni”, siparla di prepensionamenti per chi è già avanti con gli anni, e di “ricollocazione” presso i futuri proprietari dei rami d’azienda che Unipol dovrà dismettere su disposizione dell’Antitrust. Solo parole, al momento.

A Bologna quasi 300 lavoratori hanno sfilato in corteo sotto la pioggia, fuori e dentro l’azienda, con una bara di cartone in cui erano simbolicamente seppelliti i «valori e l’etica» di Unipol, al grido di «senza regole non si tratta». «La fusione fonde i diritt», recitava un manifesto affisso sotto il loggiato della sede storica del gruppo cooperativo, da dove è partito il corteo che ha invaso via Stalingrado fino al nuovo quartier generale di Porta Europa (anche i nomi hanno la loro importanza, e si vede!!).

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *