Menu

Telecom Italia:Dopo la vendita di Telecom Argentina tocca a Tim Brasile?

Sempre di più la vicenda Telecom Italia somiglia al caso Alitalia, infatti, in ambedue i casi i governi italiani, in maniera strumentale e ipocrita, utilizzando la leva dell’amore di patria, si sono prodigati nella pantomima di una falsa opposizione di queste due aziende strategiche allo straniero.

 

Per quanto riguarda Telecom Italia, l’attuale governo si è prodigato tramite il presidente della Commissione per l’Industria del Senato, Massimo Mucchetti, nell’inserire nella legge di stabilità la modifica della soglia sull’OPA obbligatoria del 30%, in maniera tale che la stessa scatta appena vi sia il controllo di fatto. Sicuramente tale modifica tutela gli azioni, i quali si vedranno pagare un prezzo elevato (o giusto) le proprie azioni, ma certamente non saranno garantiti i lavoratori.

 

Non è stato sufficiente la vendita/sacrificio di Telecom Argentina per circa 750 milioni di euro al messicano David Martinez, per impedire impedito a Standard & Poor’s di declassare a junk la qualità del debito di Telecom Italia, considerato che la stessa si ritrovava in cassa circa 600 milioni.

 

E’ sempre più evidente la reale strategia industriale di Telefonica, nonostante si sia sempre dichiarata socio industriale di Telecom, con la vendita di Telecom Argentina ottiene l’eliminazione di un potenziale concorrente, in quanto già presente in quel mercato come principale operatore con Telefonica Argentina, oltre che evitare possibili sanzioni per vincoli Antitrust.

 

Inoltre, sempre secondo le dichiarazioni di Alierta (AD Telefonica) che non voglia salire oltre il 15% di Telecom Italia, dimostra la sua scarsa intenzione di investire in Italia, anzi, le premesse sono quelle di un percorso a tappe che, a meno di clamorosi colpi di scena, porterà inevitabilmente anche alla vendita dell’altro asset strategico come Tim Brasile, prima dell’uscita definitiva da patto TELCO dei soci italiani previsto nel 2015, considerato che poi non rimarrà nulla da spolpare.

 

La deriva di Telecom Italia è iniziata, purtroppo, nel 1999, anno dell’opa del secolo (ventesimo), in cui ebbe l’inizio dello spolpamento da parte degli azionisti che grazie ai soldi dall’azienda, in tutti questi anni si sono fatti remunerare tramite i dividendi e acquisizioni, 60 miliardi investendone zero.

 

Nell’epopea dei “Grandi Saggi”, il governo italiano tramite il suo premier Enrico Letta dichiara che darà mandato a un tris di esperti guidato da Francesco Caio, con due stranieri, per stilare un rapporto entro fine anno che dica qual è lo stato della rete e quali sono gli investimenti necessari “senza sconti” e che “qualunque proprietario della rete dovrà raggiungere”.

 

Come sempre l’intervento della politica italiana, tenta di chiudere la stalla dopo che il gregge è scapato via, accorgendosi di come l’infrastruttura della rete sia strategica, dopo che per anni si è chiuso gli occhi, grazie anche alla complicità devastante e trasversale tra classe politica corrotta, prenditori (capitalismo senza capitali) e sindacati complici. E lo stesso vale per Alitalia.

 

«Le porte vanno chiuse per tempo. Non si può creare una azienda poco competitiva e poi quando c’è un estero che compra, accorgersi che era strategica.”

 

Non è accettabile più proseguire con puri atteggiamenti, falsi e ipocriti, quando fin qui al fine di acquisire benemerenze nelle stanze che contano nessuno si è mai assunto le proprie responsabilità, la classe politica ha dimostrato l’incapacità di strategia politica, gli imprenditori italiani hanno speculato sugli incentivi fiscali e i Sindacati Confederali capitolando sui diritti dei lavoratori.

 

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *