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Santa Tecla d’Este (Pd): la curia licenzia 99 lavoratrici della sanità

La Fondazione ecclesiastica S. Tecla di ESTE (PD) che gestisce l’omonimo Istituto Geriatrico, ha dato seguito alla dichiarazione di esubero di personale, licenziando 99 lavoratrici. Nonostante un finanziamento regionale di 5 milioni di euro, la Fondazione tira in ballo presunte “difficoltà economiche” a giustificazione dei licenziamenti; difficoltà che qualora esistenti non sarebbero certo da imputare alle lavoratrici – viste le numerose illegittimità nell’applicazione del contratto di lavoro -, ma piuttosto alle acrobazie finanziarie cui ormai il mondo religioso ci ha abituato nella gestione delle strutture sanitarie!

Le lettere di licenziamento, arrivate al termine di un’infuocata assemblea nella quale i lavoratori hanno respinto  l’ipotesi indegna di un contratto di solidarietà proposto da CGIL, CISL e UIL, hanno quindi anche l’amaro gusto di una ritorsione nei confronti di quanti non intendono abbassare la testa.

Numerose le iniziative messe in campo dall’USB: dall’indizione dello stato d’agitazione alla protesta dei lavoratori licenziati alla messa natalizia delle ore undici nel Duomo di Santa Tecla; altre ne seguiranno nei prossimi giorni, fino allo sciopero proclamato per il giorno 7 gennaio 2014.

In conseguenza dell’indizione dello stato di agitazione, una delegazione dell’USB sarà ricevuta dal Prefetto di Padova il giorno 27 dicembre, in un estremo tentativo di ricomporre la situazione prima dello sciopero. In questa occasione, si terrà un presidio davanti alla sede prefettizia.

“Proporremo l’unica ricetta possibile per risolvere la situazione: che l’Istituto torni ad essere una struttura pubblica che si occupi della salute dei cittadini senza altre logiche che non siano quelle della tutela della salute  e dell’assistenza” dichiara Daniela Rottoli del Coordinamento Nazionale USB.

“Non bisogna infatti mai dimenticare che, prima di essere una Fondazione, l’Istituto era una II.PP.A.B., ovvero un soggetto pubblico. Oggi, soprattutto dopo i licenziamenti, di questa logica non rimane traccia rimanendo evidente solo la faccia più feroce dell’attuale gestione amministrativa sempre più simile, più che al “dettato cristiano”, alla logica delle multinazionali del profitto” prosegue Rottoli.

“Noi siamo quelli del San Raffaele di Milano, quelli che hanno vinto un referendum rigettando l’ipotesi dello scambio tra salario e posto di lavoro e come allora non molleremo e rimarremo a fianco delle lavoratrici del Santa Tecla contrastando, con tutti i mezzi a nostra disposizione, l’ennesimo piano di ristrutturazione sulla pelle dei lavoratori” conclude la sindacalista.

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