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Piacenza. La polizia carica ancora davanti all’Ikea

È bastato che iniziassero il previsto presidio, nella giornata della solidarietà europea con i facchini licenziati da Ikea, a Piacenza, perché le cosiddette forze dell’ordine tornassero a mostrare di che natura sia “l’ordine” che difendono. Fin dalle prime luci dell’alba i blocchi ai cancelli organizzati da iscritti al SiCobas con l’apporto di attivisti di movimento, compreso il consigliere comunale Carlo Pallavicini (eletto nella lista del Prc), sono stati presi di mira da intimidazioni varie della polizia, scherata in forze.

Nei picchetti, naturalmente, anche i 24 facchini licenziati dalla “cooperativa San Martino”, una delle ditte in subappalto che esternalizzaziono funzioni essenziali della multinazionale svedese. Pallavicini ha denunciato la situazione: “I facchini sono stati accerchiati e chiusi dietro a un cancello, in pratica sequestrati dalla polizia prima che potessero mettere in atto qualsiasi forma di protesta”.

Nulla di particolarmente esuberante, per la cronaca. Sotto la pioggia insistente, i manifestanti si sono seduti a terra per impedire l’accesso ai camion in entrata e in uscita dai magazzini del dc2, il secondo deposito Ikea di Le Mose. Senza però impedire ai lavoratori di entrare, proprio per evitare di dare un preteso, anche fasullo, a chi aveva deciso che “qui non si protesta”. In questa fase una ragazza è rimasta ferita. Anche i giornalisti si sono visti bloccare dalla polizia, tenuti a qualche distanza dall’epicentro del “confronto”, nell’evidente tentativo di non far documentare a nessuno il comportamento fuori dalle righe e dalla logica che i responsabili di piazza avevano deciso di tenere.

I manifestanti sono stati caricati e spostati fisicamente uno per uno da agenti di polizia decisamente “nervosi”. Ogni tentativo di forzare la gabbia creata dalla polizia provocava spintoni e manganellate.

Il consigliere Pallavicini ha definito il tutto “un indebito sequestro di persona collettivo”, a dimostrazione della forza del “partito Ikea a Piacenza”. “Siamo stati protagonisti di una situazione strana, eravamo davanti a Ikea senza fare nulla e, senza motivo, siamo stati accerchiati dalla polizia e di fatto siamo stati sequestrati per un paio d’ore senza alcuna motivazione. Ci hanno tenuto fermi contro un cancello e una ragazza si è ovviamente sentita male. Tuttavia siamo soddisfatti di questo blocco e saremo sempre al fianco del sindacato del Si Coabs e appoggeremo le loro decisioni”.

Bruno Scagnelli, ex dipendente della coop San Martino, uno dei licenziati, ha poi spiegato che “Abbiamo rotto il blocco consentendo ai mezzi di entrare in cambio della liberazione dei nostri compagni, ma questo non è avvenuto. Li stanno trattando come prigionieri politici. Ikea sappia che non finisce qui”.

Il presidio era uno dei tanti organizzati nella giornata di oggi, dall’Italia a Berlino, sotto il nome di “Kill Billy” (incrocio tra il celebre film di Tarantino e il nome di uno dei “pezzi” più vendti da Ikea). Ma naturalmente era quello principale, perché organizzato “sul luogo del delitto”.

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