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Giornata di lotta del 14 novembre, L’Usb c’è

Dopo lo sciopero generale del 24 ottobre scorso, l’USB continua la mobilitazione contro la politica economica del Governo Renzi e le direttive dell’Unione Europea. Domani, venerdì 14 novembre, in occasione dello sciopero generale e sociale indetto dai movimenti sociali e sostenuto dal sindacalismo di base, in tutta Italia ci saranno iniziative e manifestazioni.

A Milano, Torino, Bologna, Bari, Napoli, Pisa, Roma, Firenze e in tante altre città, studenti, lavoratori precari, dipendenti pubblici e privati, migranti e cooperative sociali, daranno continuità alla mobilitazione contro il Governo Renzi e l’Europa della Troika, mettendo in piedi decine e decine di iniziative.

A Roma l’appuntamento della Coalizione Internazionale dei Sans Papiers Migranti Rifugiati e Richiedenti Asilo, con delegazioni da tutta Europa che manifesteranno  in Piazza di Monte Citorio dalle ore 14.00 sotto lo striscione  “Libertà di lavoro e residenza in Europa”.

L’USB ha ritenuto giusto e importante stare all’interno di questa giornata di mobilitazione: il JOBS  ACT, il blocco dei contratti pubblici, la legge di stabilità 2015, il prospettato aumento dell’IVA, gli aumenti delle tariffe e delle tasse sulla casa, non fanno che aumentare l’impoverimento dei ceti popolari. A questo si aggiunge il pesante taglio alla spesa pubblica, con una drastica riduzione dei servizi alla cittadinanza, che si pone in antitesi rispetto alla necessità di ricostruire i servizi sociali legati all’istruzione, alla sanità, alla previdenza e al trasporto pubblico.  L’obiettivo è chiaro: finanziare il minimo necessario per tenere in vita  il “welfare dei poveri” e lasciare che sia il mercato a stabilire i costi per la cittadinanza.

Nella legge di stabilità 2015 non c’è traccia della crisi industriale che sta colpendo  il Paese, con la chiusura di grandi e piccole aziende. In assenza di un impegno diretto da parte dello Stato, speculatori italiani e stranieri ne approfittano acquistando a prezzi stracciati aziende e quote di mercato, senza farsi scrupolo di licenziare i lavoratori. Grandi e storici poli industriali, come l’AST di Terni, l’Ilva di Taranto o le acciaierie di Piombino, sono l’esempio di questo processo dato come irreversibile. Al contrario, come USB siamo convinti dell’urgenza di nazionalizzare le imprese in difficoltà e rilanciare la presenza pubblica a salvaguardia dell’occupazione e dell’ambiente.

L’USB sarà dunque domani in piazza con la convinzione che da questa crisi bisogna uscire con un’idea di società più giusta e solidale,  per non rimanere nelle mani di gente della risma di Renzi e Junker.

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