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Roma. Il 29 settembre sarà sciopero cittadino contro le scelte della giunta comunale

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Scelte inquietanti della giunta Raggi. USB: si rafforzano le ragioni dello sciopero cittadino del 29 settembre. Quando a luglio dalla piazza del Campidoglio abbiamo lanciato l’appello a costruire una larga mobilitazione per salvaguardare il carattere pubblico delle aziende dei servizi, a cominciare da Atac e Ama, e contro la campagna vergognosa che mira a far ricadere le responsabilità del dissesto di Roma sui lavoratori e sui migranti non avevamo ancora vissuto i nuovi sviluppi inquietanti della giunta Raggi.
Di fronte al moltiplicarsi delle difficoltà la giunta sta scegliendo la via peggiore: da un lato cerca di tirarsi fuori dalle proprie responsabilità, su Atac ricorrendo alla formula del concordato che prelude al fallimento e soprattutto rimette il futuro dell’azienda nelle mani del Tribunale; sui migranti e sui senza casa rimanendo colpevolmente a guardare, senza riuscire a mettere in campo alcuna misura concreta nè sull’accoglienza nè sul diritto all’abitare. E’ sconcertante vedere una giunta che aveva saputo intercettare le aspettative di centinaia di migliaia di romani su un programma che prevedeva la salvaguardia del carattere pubblico delle aziende, il sostegno alle periferie, una forte attenzione al diritto alla casa, una politica di reale inclusione, produrre adesso questo autentico voltafaccia.
La giunta Raggi doveva rappresentare una esperienza di forte discontinuità con il passato e rimettere gli interessi della collettività al centro dell’agenda di governo. Ad oggi, dopo più di un anno di gestione, le aziende pubbliche sono tutte a rischio privatizzazione, mentre non si arresta l’emorragia di posti di lavoro dovuta alle aziende che chiudono e si trasferiscono altrove. Aziende di importanza strategica si sono spostate al nord, hanno chiuso o si preparano a forti riduzioni di personale, mentre la città viene messa a disposizione del turismo, i cui introiti in piccolissima parte hanno una ricaduta sugli abitanti. La città è sempre più esposta agli appetiti degli interessi privatistici, come ha ben dimostrato tutta la vicenda del nuovo stadio.
Sul fronte sociale la situazione è ancora più preoccupante perchè qui, accanto ad un sostanziale immobilismo, si registra anche una torsione verso gli argomenti della destra xenofoba, in un maldestro tentativo di rincorsa elettorale.
Un concorso di voci e di attori istituzionali sta convergendo per mettere sotto scacco il futuro di Roma. Non è certo solo la giunta Raggi ad avere la responsabilità della situazione attuale. Basti vedere il sostegno del Pd romano al referendum per privatizzare Atac, o l’attitudine repressiva della Questura di Roma non solo nel colpire i rifugiati a Piazza Indipendenza ed eseguire sgomberi violenti contro i senza casa ma anche nel cercare di ostacolare con ogni mezzo il diritto costituzionale a manifestare liberamente per le strade della città.
Il diritto proprietario sembra essere l’unico riferimento delle diverse istituzioni, preoccupate di difendere l’ordine e assai poco sensibili al disagio sociale drammatico che si respira a Roma. Un accanimento che parte dai vincoli di bilancio imposti dall’Unione Europea e che arriva fino alla gabbia del debito con la quale il governo continua a tenere il Comune di Roma perennemente sotto ricatto.

Per fermare questa deriva serve un grande movimento sociale che cambi il clima della città. Le tre grandi questioni della difesa dei beni comuni, del diritto alla casa e del diritto all’accoglienza alludono alla costruzione di un fronte sociale che unisca i lavoratori e gli abitanti delle periferie romane e che permetta di comporre una piattaforma alternativa per il futuro della città. Una ventata di aria fresca che ricacci indietro il razzismo istituzionale e quello delle destre. La bella manifestazione di sabato 26 agosto è stato un segnale incoraggiante: c’è una larga parte della città che non si è arresa e che può ribaltare la situazione.

La costruzione dello sciopero cittadino può rappresentare un percorso nel quale far convergere tante istanze diverse e promuovere, dentro una mobilitazione comune, un largo spettro di rivendicazioni per riscrivere l’agenda della città. Lo sciopero, proprio in questo momento nel quale viene attaccato e da più parti si sta cercando di limitarne l’agibilità, può rappresentare un grido di libertà ed una rivendicazione comune di democrazia e di giustizia sociale.

Diversi segnali dimostrano che il fronte delle forze disposte a mobilitarsi per invertire la rotta si sta allargando e che sta crescendo una sana ondata di indignazione nella città. Lo sciopero del 29 settembre diventa un’ottima occasione, speriamo che tutte le forze in campo sappiano cogliere questa opportunità.

Federazione romana dell’USB

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