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Beni Culturali, la rabbia USB per i morti di Arezzo

Nel dichiarare tutto il nostro sconcerto, il nostro dolore e la nostra rabbia per la morte dei due colleghi dell’Archivio di Stato di Arezzo uccisi dal gas del sistema antincendio e per l’intossicamento di un altro lavoratore, l’Unione Sindacale di Base Pubblico Impiego Mibac lancia l’allarme sulla presenza di impianti simili in molti altri siti che fanno capo al Ministero Beni e Attività Culturali. Tutti utilizzano gas inodori e pericolosissimi, nell’impossibilità di ricorrere ai normali impianti antincendio ad acqua per la particolarità dei luoghi e dei beni custoditi.

È frustrante dover ricordare che l’avevamo detto, quando abbiamo denunciato la pericolosità di impianti del genere. L’avevamo detto ad esempio per la Biblioteca Universitaria di Genova, criticando il sistema antincendio e l’eccessiva brevità programmata tra l’allarme e l’inizio della saturazione degli ambienti con i gas (argon), lasciando quindi pochissimo tempo a disposizione ai lavoratori per abbandonare i locali (solo 30 secondi).

Sorda è stata l’Amministrazione a questi rilievi, ma nonostante tutto eravamo riusciti a ottenere l’allungamento dei tempi di fuga.

Non sappiamo ancora come si sono svolti nel dettaglio i fatti che questa mattina sono costati la vita a Piero Bruni, 59 anni, e Filippo Bagni, 55. Sappiamo solo che si sono attivati dopo che era scattato l’allarme dell’impianto, revisionato appena venti giorni fa, e che sono stati soffocati nel seminterrato dalla nuvola di gas.

Un dato comunque appare chiaro: la necessità di una urgente verifica di tutti gli impianti di sicurezza e l’abbandono di tutti quei sistemi che comportano pericolo, se non il rischio di morte, per chi lavora a presidio e tutela dei Beni Culturali italiani, intesi coma Bene Comune.

Nell’esprimere solidarietà e vicinanza ai familiari delle vittime e al collega intossicato, chiediamo al ministro Bonisoli e a tutti i dirigenti e direttori degli istituti centrali e periferici precisi impegni in merito, avviando una seria campagna di sicurezza complessiva nei “luoghi della cultura”.

I morti di Arezzo dimostrano che il problema della sicurezza e dell’incolumità dei lavoratori investe appieno tutto il pubblico impiego e non soltanto le categorie impegnate in attività cosiddette  rischio.

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