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Milano, ragazza incinta manganellata dalla polizia perde il bambino

Aveva partecipato alla difesa di due spazi sociali nel quartiere Corvetto, periferia sud di Milano, e di alcuni appartamenti presi d’assalto martedì da polizia e carabinieri che avevano ricevuto l’ordine di sgomberare il Corvaccio e il RosaNera. Una ragazza incinta, di nazionalità romena, aveva raccontato poco dopo ai giornalisti di essere stata manganellata da un agente di polizia durante le cariche contro gli attivisti e i manifestanti che cercavano di impedire lo sgombero dei due centri sociali e di alcune case popolari dell’Aler.
Ora è arrivata la notizia che durante la notte scorsa la ragazza, quasi alla ventesima settimana di gestazione, ha perso il bambino che portava in grembo dopo esser stata ricoverata alla clinica Mangiagalli di Milano. Secondo i medici “la donna non avrebbe alcun segno di percosse” ma quattro sanitari dell’ospedale hanno comunque inviato alla Procura di Milano una segnalazione per procurato aborto.

A confermare la notizia, già circolata sui social network, è stato il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, titolare del fascicolo sugli scontri del Corvetto. Il magistrato ha spiegato di aver “ricevuto l’informazione dall’ospedale e di aver disposto accertamenti in merito”.

Intanto il pm milanese Fabio De Pasquale ha disposto la scarcerazione dei tre giovani arrestati martedì con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale a seguito degli scontri nel quartiere Corvetto. La Procura ha disposto la liberazione dei tre giovani in quanto ha considerato le accuse a loro carico come fatti di lieve entità. I tre giovani avrebbero dovuto comparire in tribunale per la convalida dell’arresto per direttissima, ma il pm ha disposto la liberazione prima dell’udienza. Una cinquantina di attivisti dei centri sociali milanesi si erano radunati in presidio davanti all’aula per sostenere i tre arrestati, difesi dall’avvocato Eugenio Losco, che avevano trascorso la notte in questura. Secondo il pm gli episodi di cui sono accusati, il lancio di lattine e pezzi di intonaco contro le forze dell’ordine  durante lo sgombero del centro sociale Corvaccio in via Ravenna, non erano di una gravità tale da richiedere l’arresto. I tre restano comunque indagati a piede libero, sempre con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale, come gli altri quattro ragazzi denunciati in seguito agli scontri scoppiati dopo gli sgomberi. 

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