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Grecia, un paese in saldo

Rapinatori da tutto il mondo stanno puntando le loro armi sulla Grecia. Non hanno la mascherina né il passamontagna, ma dispongono delle leve per decidere della vita e della morte di un paese: agenzie di rating, Fondo monetario internazionale e Banca centrale e europea. Sanno fare (possono liberamente fare) lobby dentro la Commissione europea, condizionandone le scelte a loro favore.

E pretendono che pezzi interi – naturalmente pregiati – del paese vengano messi in vendita a prezzi di saldo. Provvederanno loro stessi a comprarli, per “valorizzarli”.

La difesa messa in piedi dal governo Papandreou è al momento suicida. Accetta i diktat finanziari, resta nell’euro a costi assurdi, ipoteca di fatto il paese. Non ha prospettiva.

«Noi andremo avanti. Non faremo default e non lasceremo l’Eurozona. Queste due opzioni non esistono, creerebbero problemi troppo grandi non solo per noi, ma per l’Europa». George Papandreou consegna il suo testamento in un’intervista pubblicata oggi sul Corriere della Sera. «È un anno che nei media si parla di ciò, ogni piccolo dettaglio viene amplificato, ogni giorno qualche nuovo esperto predice la catastrofe. Questa settimana la decisione è diventata quasi isterica. Non veniva da noi, né dall’Ue: la decisione è stata presa, è nell’interesse di tutti, che la Grecia continui il suo programma».

«Tutti pensavamo che nel 2012 avremmo potuto rivolgerci nuovamente al mercato. Ora alcuni dicono che a causa del clima, degli spread troppo alti, questo sarà impossibile e quindi avremo bisogno di altri aiuti. Io spero che ciò non accada, che potremo andare sul mercato almeno parzialmente, visto che nel 2012 avremo qualche riserva in più. Vedremo: non siamo noi a decidere come reagiranno i mercati. Alcuni Paesi hanno detto che dovremmo offrire dei collaterali. È un suggerimento, ma non è chiaro cosa significhi in pratica: o si privatizza o si collateralizza. Voglio aggiungere una cosa, su cui siamo molto sensibili: chiederci un’isola come garanzia- sottolinea il premier greco- è quasi un insulto. La gente si aspetta che la nostra parola e le nostre azioni siano una garanzia sufficiente».

Papandreou evidenzia poi come «nell’Eurozona alla moneta unica non corrisponde una politica economica comune». «È terra incognita: dobbiamo sicuramente fare altre correzioni, sia da parte nostra che da parte europea e lo vedremo a giugno a Bruxelles», dice. E, prosegue, «all’inizio le privatizzazioni non erano una priorità, ora sono al primo posto dell’agenda. Dimostreremo che siamo in grado di onorare il servizio del debito, con una serie di progetti di sviluppo. C’è un consenso ampio sul nostro piano, anche da parte dell’opposizione e nell’opinione pubblica. Lo approveremo presto».

Chiedere un’isola come pegno è un insulto, privatizzare un’utility (magari energetica o dei trasporti) no. Strana logica, pessima difesa.

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