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Ora l’euro non piace più neanche a Zingales

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La crisi deve essere seria davvero, se perfino un liberista durissimo come Luigi Zingales ha messo giù una serie di dubbi sulla utilità generale della moneta unica. A noi la discussione “euro sì-no”, oppure le boutade tipo “usciamo subito dall’euro” ci  sembrano un modo di girare intorno al problema vero, che è l’Unione Europea, le sue istituzioni oligarchiche e impermeabili alla volontà popolare, il suo essere organo interstatale di realizzazione degli interessi del capitale multinazionale.

Insomma, l’euro è previsto da un particolare trattato europeo. Non se ne può uscire unilateralmente, pena la morte finanziaria istantanea; non ci si può restare dentro, pena il dissanguamento perenne. L’unica via d’uscita è in una qualche forma di rottura collettiva dell’Unione Europea, dei trattati che la sorreggono, e quindi anche della moneta unica.

Ma il fatto che il tema sia così “normale” nel dibattito internazionale – anche accademico – e così “tabù” nella sinisra elettoralista di casa nostra ci sembra decisamente divertente. E anche il segno di scarsa vitalità intellettuale, in questa “sinistra”.

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Il lancio d’agenzia Ansa che riporta la notizia:

 

“L’euro è una moneta senza eroi e senza Stato”. A dirlo è l’economista Luigi Zingales, che in occasione della terza giornata del Festival dell’Economia di Trento ha presentato il suo nuovo libro ‘Europa o no’ (Rizzoli), insieme agli economisti Paolo Manasse e Filippo Taddei. “Dicono – ha proseguito Zingales – che qualche volta nel libro strizzo un po’ l’occhio ai no-euro. La verità è un’altra: oggi non c’è alcun dibattuto sui costi e i benefici della moneta unica e questo rafforza i ciarlatani, gli unici a occuparsi della questione”.
Mostrando una banconota da 5 dollari, poi una da 5 euro, Zingales ha osservato: “Sulla banconota da 5 dollari c’è un monumento a Washington e il volto di un presidente, su quella da 5 euro ci sono disegnate strutture architettoniche che non esistono. Il punto, a parere di Zingales, è che “i padri fondatori dell’euro prima hanno creato la moneta, poi hanno demandato a una crisi (quella che si è verificata in questi anni) la nascita di istituzioni a sostegno di questa moneta”.
E’ necessaria, per Zingales, “una qualche forma di unione fiscale, se si vuole tenere in piedi l’euro, altrimenti si prenda atto che manca questa volontà e, come in una coppia che litiga e non riesce più ad andare d’accordo, si arrivi a un divorzio”.

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