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Come si salvano le banche? “Con licenziamenti e tagli agli stipendi”

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Avevate capito che le grandi crisi bancarie – non solo italiane – siano state causate da giochi speculativi senza limite, creazione di denaro dal nulla, prestiti colossali e senza garanzie ad imprenditori “amici”, commercializzazione di “prodotti” finanziari impastati con debiti impagabili, premi milionari per amministratori corsari e corrotti?

Beh, se dobbiamo dar retta al governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, i problemi starebbero da tutt’altra parte: troppi dipendenti e stipendi troppo alti.

Nel corso dell’assemblea annuale dell’Abi (associazione dei banchieri, ovvero degli amministratori) Ignazio Visco ha spiegato che la riduzione dei lavoratori delle banche – in atto già da tempo grazie alle numerose fusioni tra istituti, nonché per effetto dell’informatizzazione e del trading online – dovrà andare ancora più avanti e soprattutto essere accompagnata da un taglio degli stipendi “a tutti i livelli”.

Non che fin qui siano state rose e fiori, visto che “dal 2008 il numero dei dipendenti è sceso del 12%. È un processo destinato a proseguire, anche con il ricorso a ben calibrate misure di accompagnamento all’interruzione anticipata del rapporto di lavoro”. Tradotto: pre-pensionamenti, cassa integrazione e assegni di disoccupazione, secondo la ben nota prassi della “socializzazione delle perdite” (il costo degli esuberi viene messo in conto alla spesa pubblica) per assicurare una più vivace “privatizzazione dei guadagni”.

La riduzione dei costi dovrà in questa transizione riguardare anche le remunerazioni complessive, a tutti i livelli, e ridurre sul piano organizzativo ridondanze ancora diffuse”.

Poi non chiedetevi come mai la Banca d’Italia non si sia mai accorta che un gran numero di banche stavano facendo carte false avvicinandosi a grandi passi alla bancarotta…

 

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