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Cosa ci dice il pasticciaccio brutto di Confindustria a Bruxelles

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La vicenda che ha coinvolto la rappresentanza di Confindustria a Bruxelles è finita su tutti i giornali per via dell’errore grossolano dell’ormai ex direttore della delegazione europea degli industriali italiani, Gianfranco Dell’Alba. Il tutto ha tratti quasi fantozziani: dopo aver ricevuto una email truffa dall’account hackerato di Marcella Panucci, braccio destro del presidente confindustriale Vincenzo Boccia,

Dell’Alba parrebbe aver trasferito senza colpo ferire almeno 500.000 euro in un conto corrente bancario dal proprietario sconosciuto. Stando alle versioni dei media, Dell’Alba non avrebbe contattato la dirigente nonostante la strana richiesta perché’ nell’email la finta Panucci sosteneva di essere molto impegnata e di non poter ricevere telefonate. A seguito della vicenda Dell’Alba è stato licenziato perché, secondo quanto riportato da Confindustria al giornalista di Politico, Harry Cooper, i contratti di diritto belga non prevedono una sospensione.

Al di là dell’aspetto ironico della vicenda (non saremo certo noi a piangere sui soldi sversati dalle casse confindustriali), la vicenda fa riflettere sullo stato della maggiore organizzazione imprenditoriale italiana. Da un lato, si tratta dell’ennesimo incidente di percorso in un anno già complicato per Confindustria, che si trova a dover gestire la crisi del suo quotidiano, il Sole24ore. Vista la situazione complicata del gruppo, proprio la Panucci avrebbe incaricato la società di consulenza Deloitte di individuare 20 grosse cariche di cui i confindustriali potrebbero a meno, con l’obbiettivo di alleggerire il monte stipendi.

Nel commentare la notizia, il quotidiano online Lettera43 ha ricordato “il nome della multinazionale della consulenza è stato utilizzato dall’hacker che lo scorso 11 settembre, fingendosi Marcella Panucci, nel messaggio inviato all’ex direttore della sede di Bruxelles, Gianfranco Dell’Alba, chiedeva di «versare dal conto corrente di Bruxelles 170 mila euro per un progetto preparato da Deloitte”.

Ma la questione più interessante è proprio quella che riguarda il ruolo di Confindustria a Bruxelles. Le parole usate da Repubblica a commento della vicenda sono eloquenti (l’enfasi è nostra): “Bruxelles, da tempo il principale luogo per l’esercizio dell’azione di lobby, molto più importante dei corridoi di Montecitorio perché è lì, in Europa, che si confezionano le decisioni sulle politiche industriali con impatti diretti sulle aziende nazionali, vale per i prodotti alimentari come per i laminati che escono dai grandi impianti siderurgici. Bruxelles, insomma, è pari a Roma per gli interessi degli associati confindustriali, grandi e piccoli”.

Va inoltre notato che la presidente di BusinessEurope, l’associazione che rappresenta ufficialmente gli industriali Europei, è l’ex presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Insomma, oltre a farci fare due risate la vicenda ci ricorda come lo spazio di azione per (una parte) del capitale italiano sia sempre più quello europeo.

Concludiamo quindi con le domande di una delle storiche penne del giornalismo finanziario italiano, Giuseppe Turani: “Forse questa di spostare soldi così rapidamente e così semplicemente era una pratica abituale della delegazione confindustriale a Bruxelles? Il lavoro di lobbying, cioè, comportava anche questo? E come mai?”.

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