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Bomba di Brindisi. Riflettori già spenti, dubbi ancora aperti

ll legale di Giovanni Vantaggiato, l’avv. Franco Orlando, ha depositato un ricorso al tribunale del riesame di Lecce, con cui chiede l’esclusione dell’aggravante delle finalità terroristiche e si è dato molto da fare per assicurare al suo cliente una difesa di primo ordine, tra queste una perizia psichiatrica di parte affidata ad un notissimo criminologo: il prof. Francesco Bruno. I magistrati che hanno depositato gli atti relativi all’indagine preliminare in base ai quali la Direzione distrettuale antimafia di Lecce, avevano chiesto e ottenuto la contestazione delle finalità terroristiche in sede di convalida del fermo di Vantaggiato e al successivo arresto con apposita ordinanza. Degli atti fanno parte anche i verbali degli interrogatori resi dall’indagato ( e reo confesso) commerciante di carburanti, durante i quali Vantaggiato ha taciuto, a quanto pare, la vera destinazione di altri tre ordigni trovati dagli investigatori il 12 giugno in un oliveto che era appartenuto al padre di questo personaggio dalla doppia vita e che la difesa vorrebbe trasformare in “doppia personalità”.

“Il profilo e’ quello di una persona che presenta un disturbo grave, o una sindrome bipolare, per cui esistono i presupposti per un deficit dell’imputabilita’, almeno parziale”. E’ questa la tesi del professor Francesco Bruno, il criminologo molto famoso per le sue numerose presenze televisive e gli attacchi ai gay, che ha in mano il test di valutazione sul profilo psichiatrico di Giovanni Vantaggiato. Il noto e costoso criminologo e’ stato nominato consulente della difesa dell’imprenditore 68enne di Copertino. Un venditore di combustibili agricoli ma che possedeva uno yacht di 16 metri e con il “vizio” delle bombe. “Dai miei colloqui con Vantaggiato – riferisce il prof. Bruno- viene fuori una condizione di sofferenza psicologica, che lo ha portato a compiere questi attentati, senza pero’ lo scopo di uccidere” “La sua e’ stata una sorta di vendetta privata, animata da forze psicologiche negative” afferma il criminologo. “Ha avuto una sorta di incapacita’ di fermare questo impulso, come succede spesso ai piromani”. Lo psichiatra specifica che questi “sono solo elementi preliminari, occorre capire se ci sono altri problemi, psichiatrici o no” che hanno determinato queste azioni. “Si tratta di un soggetto molto chiuso, isolato, con difficolta’ di socializzazione, quindi non si esprime facilmente. Per quanto ho avuto modo di analizzare, sembra ci siano in lui condizioni di sofferenza psicologica che lo hanno portato a compier o da rabbia e vendetta per una vicenda che lo aveva colpito personalmente e in cui non si era sentito per niente tutelato”. Per quanto riguarda l’obiettivo dell’attentato, secondo il prof. Bruno: “La scuola per lui non e’ stata una scelta consapevole, ha trovato un posto dove era facile nascondere l’ordigno e non si e’ reso conto delle telecamere”. Il criminologo sposa la versione di Vantaggiato e nega la possibilita’ dell’esistenza di complici: “Sembra una storia privata e personale, dove altri complici non hanno avuto spazio, lui e’ un uomo che fa tutto da solo, non ha molti amici”. E in definitiva, sulla sua salute mentale: “Secondo me non e’ sano, esistono limitate capacita’ di intendere e di volere. Fondamentalmente non si e’ sentito tutelato dalla giustizia italiana”.

Sul mortale attentato come “gesto isolato” continuano però ad esserci seri dubbi. Durante il primo interrogatorio, Vantaggiato ha usato spesso il plurale (abbiamo spostato… abbiamo portato) ma poi si è trincerato dietro la versione di aver agito da solo. Inoltre gli inquirenti hanno scoperto che aveva preparato altri ordigni.

Giovanni Vantaggiato però sembra agli inquirenti molto più lucido di quanto egli stesso voglia far credere come quando ha raccontato ai magistrati – anche nell’interrogatorio del 18 giugno – di essere un solitario, di non aver avuto complici e che la bomba non era diretta a nessuno che facesse parte della scuola “Morvillo Falcone” ma bensì al Tribunale che si trova alle spalle della scuola, o come quando è costretto ad ammettere anche il tentato omicidio di Cosimo Parato. ll quadro si va delineando anche sulla base delle dichiarazioni proprio di Cosimo Parato, la vittima di Torre Santa Susanna, contro il quale Vantaggiato il 23 febbraio 2008 collocò un’altra bomba riducendolo in fin di vita. Ancora una volta infatti qualcosa non torna. Vantaggiato, a 68 anni, si è sentito talmente sicuro di sé da utilizzare i 20 giorni tra l’attentato del 19 maggio alla scuola Morvillo ed il fermo avvenuto 6 giugno per continuare a lavorare su altri ordigni da indirizzare, con molta probabilità, a qualcun altro.

Si segnala poi l’interrogatorio come persona informata sui fatti di Angelo Rampino, il preside dello scuola Morvillo-Falcone oggetto del sanguinoso attentato, da dove trapela che non ci sarebbero collegamenti dimostrabili tra l’attentatore e l’ex preside che si era fatto installare due mesi prima dell’attentato una porta blindata. Il Preside Rampino è stato intanto sospeso dal ministero e in attesa di eventuale trasferimento altrove. Rampino il giorno dell’attentato del 19 maggio, arrivò con un quarto d’ora di ritardo e solo per questo non si trovò coinvolto nell’attentato, e spiegò ciò con il fatto che si era fermato in una stazione di servizio per una telefonata. Vantaggiato a sua volta aveva detto di non conoscerlo. In molti erano colpiti dalla sicurezza con cui il preside Rampino rispondeva alle telecamere ostentando sicurezza sulla dinamica dei fatti.

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