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Roma. Arrestata banda di rapinatori. Quando “Suburra” non è solo un film

Questa mattina a Roma, la polizia ha arrestato una banda di malavitosi responsabile di alcune rapine a danno di banche e uffici postali. Sono state emesse dal Gip sei ordinanze di misura cautelare con l’accusa di “associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio, in particolare, rapine aggravate ai danni di Istituti di credito ed uffici postali, ricettazione di motoveicoli rubati e danneggiamento mediante incendio ai danni di un centro sportivo di Ardea”. In carcere sono finiti Giulio Tombini, 57 anni detto “Er Lupo”, Antonio Bendiato, 52 anni, Luigi Orofino, 66 anni, Massimo Da Rold, 49 anni, Marco Mannozzi, 41 anni e Vittorio Di Gangi – conosciuto come “Er Nasca” – di 63 anni (posto agli arresti domiciliari). Alcuni di questi erano già finiti in carcere per rapina nel 1996, e nel 2003.

A indicare la pericolosità della banda, dicono gli investigatori, è la loro grande mobilità sul territorio. Nel corso delle indagini sono state sventate alcune rapine a mano armata ed è stato documentato il ruolo di un personaggio storico della malavita romana, pluripregiudicato per omicidio, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, usura, estorsione ed altro, abbia dietro corrispettivo in denaro incaricato gli associati per delinquere di appiccare il 12 luglio scorso un incendio ad una struttura sportiva in via Sant’Antonio ad Ardea, sul litorale romano. C’è poi un tentativo di rapina aggravata ai danni del Monte dei Paschi di Siena, in viale Guidoni a Firenze perpetrato il 19 giugno di quest’anno da Da Rold insieme a Orofino e Mannozzi con la regia di Tombini.

Tombini, Bendiato e Mannozzi, dicono gli inquirenti, sono ritenuti responsabili, in concorso con il noto criminale romano Di Gangi, detto “Er Nasca”, del delitto di incendio poiché – in concorso tra loro e su mandato dello stesso Di Gangi- in qualità di esecutori materiali del delitto e dietro corrispettivo in denaro pari a 4.000 euro, allo scopo di danneggiare un centro Sportivo sito in località Ardea, avevano appiccato il 12 luglio scorso il fuoco al tendone del campo da tennis ivi ubicato, dopo averlo cosparso con liquido infiammabile.

Giulio Tombini, conosciuto come “Er Lupo”, è un pluri pregiudicato piuttosto noto agli investigatori. All’epoca dei fatti contestati risultava agli arresti domiciliari presso la sua abitazione con permesso di allontanamento per prestare attività lavorativa presso la Cooperativa Edera s.r.l.. Ad aprile di quest’anno, il prefetto di Roma, Franco Gabrielli, ha emesso un’interdittiva antimafia per la cooperativa sociale romana Edera, coinvolta nell’inchiesta su Mafia Capitale ed il cui il fondatore Franco Cancelli è indagato per turbativa d’asta. “Un provvedimento abnorme e ingiustificato, con profili di carattere formale discutibili e contraddittori, che mette a rischio 200 posti di lavoro” è stato il commento alla decisione del Prefetto da parte del legale della cooperativa Edera, Massimiliano Cesali. “Come il precedente provvedimento della prefettura che ha commissariato due appalti di Edera, l’interdittiva si basa sulle solite intercettazioni dell’inchiesta (mafia capitale, NdR) nelle quali Cancelli o chiunque altro della cooperativa non compare mai direttamente, bensì viene sempre chiamato in causa da altri. Inoltre Edera risulta danneggiata, perché nelle carte si dice che un appalto già assegnato alla società dall’Ama sarebbe stato ‘scippato’ da Buzzi con l’apertura delle buste delle offerte”. Il legale della cooperativa Edera ha annunciato un ricorso al Tar contro l’interdittiva del prefetto, in attesa dell’esito di quello contro il commissariamento dei due appalti milionari di Ama.

Ma anche il cognome di Di Gangi per i lettori di Contropiano – e non solo – non è una novità. Vittorio Di Gangi, detto “Er Nasca”, secondo gli investigatori, è un personaggio storico della malavita romana ed ha un curriculum criminale datato sin dal 1974, con una escalation di reati dall’associazione a delinquere, omicidio, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, usura, estorsione ed altro, gli ha permesso di raggiungere una posizione di leadership nell’organigramma della malavita capitolina.

Il fratello di Vittorio invece, Salvatore Di Gangi, è l’uomo intercettato al telefono con l’ex ministro della infrastrutture Maurizio Lupi e che gli offre i “servizi” degli uomini della sua agenzia di sicurezza per sgomberare i senza casa e gli attivisti sociali accampatisi sotto il ministero a Porta Pia dopo le due giornate di lotta del 18 e 19 ottobre 2013. “Tu basta che mi ordini. Io porto 200 soldati… Li ammazziamo direttamente e buona notte i suonatori” dice Salvatore Di Gangi al telefono con l’allora ministro Lupi. L’intercettazione telefonica compare nelle carte dell’inchiesta di Firenze e la conversazione tra Lupi e Di Gangi, viene intercettata dal Ros: “Vai a cagare  –  si lascia andare il ministro  –  non vieni mai alle nostre cose”. “Domani non ti fanno entrare – scherza Di Gangi alludendo ai manifestanti – tutte tende davanti all’ufficio tuo”.

Salvatore Di Gangi ha gestito fino al 2008 una agenzia di sicurezza, la Sipro, al centro di diverse indagini della magistratura e passata poi in mano ai figli. Con gli avvocati di Salvatore Di Gangi il nostro giornale ha già avuto a che fare per un articolo del 2012.

E’ chiaro che i legami di parentela non possono essere trasformati tout court in atti di accusa, ma una domanda minima occorrerebbe porsela alla luce degli arresti di questa mattina. Chissà dove avrebbe preso i “200 soldati” da spedire a dare mazzate ai manifestanti accampati sotto il ministero. Forse avrebbe chiesto aiuto al fratello maggiore?

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