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Il Senato vota, la polizia carica

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Davanti a palazzo Grazioli – residenza romana del premier Berlusconi – è arrivata intorno alle 19,40 la protesta di aderenti ai sindacati Cobas e Usb, che in precedenza erano stati protagonisti di una assemblea in piazza Navona.

Le forze dell’ordine in tenuta antisommossa hanno chiuso via del Plebiscito, dove si trova la residenza del premier Silvio Berlusconi. I manifestanti si sono spostati dopo aver partecipato, per tutto il pomeriggio all’assemblea in piazza Navona nella quale erano confluiti sindacati di base e movimenti sociali.  Alla fine dell’assemblea viene la decisione di spostarsi a Montecitorio dove dopodomani si voterà la fiducia. Ma la strada viene sbarrata dalla polizia e sulla stradina che esce da piazza Navona ci sono stati i primi scontri. I manifestanti sono però riusciti ad uscire in corteo dalla piazza e a dirigersi verso Montecitorio dove c’è stata una prima discussione se cominciare da stanotte il presidio con le tende o cominciarlo da domani. A protestare diverse realtà: dai sindacati di base (Usb) ai movimenti di lotta per la casa, fino ai comitati ambientalisti e agli studenti di atenei in rivolta. Paolo Di Vetta dei Blocchi Precari Metropolitani annuncia che il presidio tendopoli di Piazza Navona ha deciso di sciogliersi. Dopo il voto al Senato al quale sono seguiti momenti di tensione e lancio di lacrimogeni da parte delle forze dell’ordine i manifestanti hanno deciso di spostarsi in piazza Montecitorio. Nell’assemblea tenutasi immediatamente dopo, tutte le forze sociali che componevano il presidio si sono date appuntamento per venerdi mattina a Montecitorio per contestare la finanziaria che ritornerà alla camera.

Una nota diffusa dalla Usb così descrive i fatti e indica i prossimi appuntamenti:

Tafferugli in Piazza Navona dove il presidio degli indignati teneva sotto pressione il Palazzo del Senato. Subito dopo i partecipanti, al grido ‘se ci bloccano il futuro, noi blocchiamo la città’, formavano un corteo spontaneo di oltre 500 partecipanti che si dirigeva verso il Parlamento.

Il centro è stato bloccato dalla polizia, altra tensione a Palazzo Grazioli, dove gli agenti hanno difeso la residenza di Berlusconi, impedendo il passaggio del corteo.

E’ stato raggiunto Montecitorio. Senza ulteriori tensioni il presidio si scioglie dando appuntamento a tutti per venerdì mattina, sempre a Montecitorio, in occasione della discussione della Manovra alla Camera.

Tanto per capire cosa sta accadendo dentro il Senato, sul testo messo in votazione blindato dalla fiducia, è bene leggere questo lancio dell’Ansa:

Diventa più difficile stringere le manette attorno ai polsi degli evasori, anzi di quelli più ricchi: il maxi emendamento del governo alla manovra, approvato oggi dal Senato, ritocca infatti il decreto addolcendo la norma che prevedeva il carcere per chi frodava il fisco. Il tutto ha fatto indignare le opposizioni che con il Pd Giovanni Legnini accusa il governo di voler «coprire qualcuno» e con Antonio Li Gotti (Idv) mette il premier Silvio Berlusconi sul banco degli imputati. La penultima versione della manovra, quella approvata dalla commissione Bilancio la scorsa settimana, prevedeva una serie di misure per accentuare la lotta all’evasione fiscale, tra cui il divieto di concedere la sospensione condizionale della pena nel caso di evasione superiore ai 3 milioni di euro. Stamattina il maxi-emendamento ha cambiato le carte in tavola. Le manette scattano solo quando l’evasione ammonta a 3 milioni di euro, e in più corrisponde al 30% del fatturato. Dunque a parità di somme evase, il piccolo imprenditore è più esposto al carcere che non il grande”.

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