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Il 27 gennaio ha smosso le acque

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In questo senso, è andata bene. Il primo passo è stato fatto.

I commenti più attenti sono stati letti su il manifesto e su l’Unità (ma solo nella versione on line), e ci sembra utile riproporli qui all’attenzione dei lettori, fuori dal rumore della cronaca, come elemento di riflessione. Postiamo anche i commenti arrivati sul sito de l’Unità all’articolo di Franchi, perché restituiscono la fotografia quasi esatta dello squinternato “popolo di sinistra” in questa condizione.

Particolarmente signidicativo è il nostalgico per la “teoria del complotto”, disinformatissimo, che si chiede “perché l’Usb protesti soltanto adesso”. Nella testa di una parte dei lettori di quello che è comunque “l’organo del Pd” il governo Monti sembra esser vissuto come “il nostro governo”. Al punto che tutto ciò che si muove per contestarne le scelte diventa automaticamente “frutto del Maligno”. Di fronte a una simile mentalità, più religiosa che politica, diventa difficile opporre persino i fatti (figuriamoci gli argomenti…). L’elenco degli scioperi generali o di categoria effettuati da Usb e/o altri sindacati di base non è rimasto nella memoria del “dietrologo” per il buon motivo che i “suoi” giornali di riferimento (l’Unità, ma soprattutto Repubblica e il Tg3) non gliene hanno mai parlato. Quindi non sono mai esistiti, quindi ci sono soltanto ora e – soprattutto – non ne può capire il motivo (non vuole neanche saperlo).

Questo è lo “zoccolo duro” dell’ignoranza, il più saldo puntello di qualsiasi governo reazionario. Un individuo in questa condizione può sentirsi “di sinistra” come “di destra”, ed è quasi impossibile ravvisare differenze significative, se non in alcuni “articoli di fede” condivisi o avversati (ti piace Berlusconi, oppure lo odi, come fosse un pulsante su Facebook).

Ma l’esistenza e la dimensione di questa area è anche il limite che incontra oggi la “coscienza di classe”, o più semplicemente la disponibilità soggettiva alla mobilitazione. Disgregare questo “zoccolo” significa “aumentare le informazioni” a disposizione di tutti, far conoscere argomenti e pratiche di lotta. Significa smettere di lamentarsi perché “i media ci oscurano” e mettere in campo sia i propri media (come stiamo cercando di fare anche qui), sia pratiche di lotta che costringano i media mainstream a parlare delle lotte.

Non ci sono “bacchette magiche” che procurino consenso popolare in poco tempo. Solo tanto lavoro da fare, con intelligenza e pazienza, ma attentissimi a “cogliere l’occasione”.

E ora fuori dal grande freddo

Francesco Piccioni

Il gelo sociale è assai più rigido della tramontana che avvolge Roma da giorni. Chi ieri è arrivato fin qui per manifestare, a dispetto dei blocchi dei tir sulle autostrade o dei distributori che avevano esaurito il carburante, lo sa bene. Sui posti di lavoro, ora, i capi girano minacciando tutti con una frase semplice: «adesso che vi levano l’art. 18, facciamo i conti». Se qualcuno dice che abolirlo sia una misura «per la crescita», mente per la gola.

Il clima non è da anni ’50. È peggiore. Non c’è infatti nessuna «grande forza democratica» all’opposizione, in Parlamento; né un «grande sindacato» impegnato a costruire una forza sociale tale da rovesciare – almeno in prospettiva – la cultura egemone in un paese. E quindi i rapporti di forza generali, verso altri obiettivi.

C’è un solo pensiero ammesso in Parlamento e soprattutto nel circuito mediatico. C’è un solo modo di fare sindacato «riconosciuto» dalla controparte e dal governo: quello del «modello Pomigliano», quello che doveva essere un’«eccezione» limitata a uno «stabilimento particolare». C’è una sola scala delle priorità economiche; la modificazione della struttura sociale che ne deriva è programmata a livello europeo. Basta un’occhiata al Financial Times per saperlo.

Un’opposizione era data per scontata, ma non è ammessa come interlocutore alla pari, con cui «trattare» davvero. Persino Cgil, Cisl e Uil si sono visti offrire, al termine dell’incontro sulla riforma del mercato del lavoro, di proseguire i contatti via web. «Mi mandi una mail, le faremo sapere…»

Il distacco tra «politica» e paese reale, con la sostituzione di Berlusconi, è paradossalmente aumentato. Lì alcuni «corpi intermedi» – sindacati, partiti, associazioni – erano ancora ammessi; selezionati in base al tasso di fedeltà politica, come una fastidiosa conseguenza della «coesione sociale», ma ammessi. Ora sembrano esser diventati superflui. E non c’è molto che possa sostituirli.

Il gelo sociale nasce da questa distanza siderale. E non è un caso che «la rivolta» – urlata, ma sterile – sia partita da quelle imprese individuali (tassisti, autotrasportatori, avvocati, ecc) che si sentono spinte verso l’aggregazione subordinata, a diventare «lavoratori dipendenti» di qualche consorzio.

E non è un caso neppure che lo sciopero generale di ieri abbia visto picchi di partecipazione ammessi persino dalle aziende – un caso più unico che raro, pur nella ritualità della «guerra delle cifre» – soprattutto nei settori già sotto il tiro «privatizzatore»: municipalizzate, trasporto pubblico locale e nazionale, pubblico impiego. Oppure, sorpresa inattesa, in alcune filiali della grande distribuzione, fin qui autentiche metropoli della precarietà perenne. «Garantiti» e «precari», una faccia una razza: lavoratori dipendenti dal futuro a rischio. Un’indicazione o una speranza, lo vedremo.

Uno sciopero generale dei soli sindacati di base, neanche tutti, non basta davvero a rovesciare la tendenza. Sono loro i primi a saperlo. La sua importanza sta tutta nel bucare la «cortina di ghiaccio» che si va stringendo intorno a ciascuno di noi, chiuso e impaurito nel suo lavoro a testa bassa, nella speranza – non molto sensata – che «non tocchi a me» la pessima sorte: licenziamento, cassa integrazione (più breve, addirittura, nelle intenzioni di Fornero & co.). Come la manifestazione nazionale della Fiom, l’11 febbraio, certo con altro intento immediato, ma con identica funzione «liberatrice».

È finita la «luna di miele» tra un paese esaurito da berlusconismo e un governo che si rivela – giorno dopo giorno – «brace dopo la padella». L’incantesimo mostra incoerenze evidenti. Romperlo «da sinistra» è difficile. Ma è obbligatorio provarci, pena la scomparsa. Non è stato uno sciopero oceanico, certo. È stato il primo.

da “il manifesto”

Se si sciopera contro Monti

In un momento in cui ci sono barlumi di unità sindacale fra Cgil, Cisl e Uil, lo sciopero generale dell’Usb non poteva che essere un successo. Nonostante la sordina mediatica, il sindacalismo di base (non chiamateli Cobas, non lo sono più) continua a mietere consensi. Hanno gioco facile a denunciare la continuità di azione fra il governo Berlusconi e quello Monti, a partire da una riforma delle pensioni che è passata per decreto, sconvolgendo nel giro di poche settimane la vita di milioni di italiani che dovranno lavorare anche sei anni in più prima di poter “godere” di una pensione misera. Le decine di migliaia di persone in corteo a Roma (i Bartali di oggi) dimostrano come l’Usb sia una realtà radicata nel territorio specialmente nel settore dei trasporti e dei lavoratori pubblici. L’adesione del Popolo Viola e di alcuni esponenti della Cgil (Giorgio Cremaschi in primis) confermano come l’appoggio del Pd, di Sel e dell’Idv (in un primo tempo) al governo Monti hanno aperto uno spazio politico e sindacale a sinistra. Uno spazio che sta crescendo e non va sottovalutato. Il loro limite maggiore è la mancanza di un leader (passato Bernocchi, non si intravvede nessuno), ma non è detto che sia uno svantaggio. Il problema lo ha soprattutto la Cgil: o riuscirà a dare un’impronta progressista alle politiche del governo Monti o il rischio di perdere consensi a sinistra è reale. Il banco di prova è la riforma del mercato del lavoro. E Susanna Camusso lo sa benissimo.

Massimo Franchi

da l’Unità


I commenti a Massimo Franchi.. 


20. Stefano Pariselli

Davvero il giornalista può scrivere in buona fede che SEL ha appoggiato e/o appoggia il governo Monti? Se così è vuol dire che vive sulla luna o che deve cambiare mestiere…

19. leprechaun

21 ore fa ( 29-01-2012 )

Berlusconi se n’è andato, insalutato ospite. Si era già cacciato da solo, non l’ha mandato via Monti, e il PDL era già in crisi più di quanto non sia oggi.
Quel fascista di Draghi osa dichiarare a Davos che “lo spread è un motore formidabile di riforme” – il governo consegnato in mani private – la sovranità dei cittadini completamente elisa – e i compagnucci della parrocchietta tacciono rifugiandosi sotto le gonne di Monti. La politica delle tre scimmie: non vedo, non sento, non parlo.
E questo governo sta facendo pessime cose – non è diverso dalla solita politica e la discontinuità è solo presunta – invece di fare quel che si dovrebbe: dare lavoro, e liquidità al mondo produttivo che è allo stremo, invece che alle Banche. Lo spread è calato un po’ perché la BCE ha comprazzato due soldi di debito pubblico, Monti non c’entra niente. Questo ci dice quale sarebbe la situazione se si facesse una politica monetaria come si deve.
http://leprechaun.altervista.org/liberaliz

18. Pierangelo Sassola

ieri ( 29-01-2012 )

Dov’erano tutti questi indignati quando “governava” Berlusconi? Portandoci dove siamo adesso. In quanto agli speculatori e alle tre streghe del rating: Monti con quello che loro fanno c’entra solo per il fatto che se Monti se ne va quelli e quelle avranno veramente via libera: per portare l’Italia a livello Grecia, far cadere l’Euro e distruggere la UE. Tutte cose che fanno molto ma molto comodo ai megaspeculatori e alle tre streghe del rating. Così potranno creare tsunami in borsa una volta alla settimana e portare l’economia al collasso totale. Per qualche dollaro in più. Dunque: protestiamo ma per favore l’equazione Monti=S&P. Moodys, Fitch è una grossa cazzata. Monti è la medicina e le tre streghe sono il male.

17. evaristo

ieri ( 29-01-2012 )

Da iscritto alla Cgil io lo sciopero avrei voluto farlo. Per ragioni del tutto personali non l’ho fatto. Trovo che il governo monti sia il peggiore che ci potesse capitare. La politica italiana oscilla sempre fra licenza e rigore: una miscela distruttiva. Il Pd è co-artefice di questo nichilismo distruttivo e ne pagherà le conseguenze. Lo sciopero era da fare anche se, ormai, lo sciopero è una forma poco incisiva di lotta. Una bella “guerriglia rivendicativa” tipo anni sessanta andrebbe meglio. Da impiantare magari sui territori anzichè nei luoghi di lavoro.

16. Giancarlo Portale

ieri ( 28-01-2012 )

Le USB per tre anni e mezzo del Governo Berlusconi non hanno nemmeno fiatato, oggi invece chiedono la cacciata di Monti, che sta facendo cose, che servono a salvare l’Italia dal Fallimento che anche loro hanno contribuito a causare. Dove erano quando il Governo Berlusconi Si dedicava solo ed esclusivamente alle leggi ad personam, al Bunga Bunga e a raccontarci che eravamo fuori dalla crisi? E’ irresponsabile chi, partiti,sindacati e caste scioperino in questo momento dove i necessari sacrifici evitano il possibile fallimento. Del resto in passato chi voleva tutto e subito ci ha regalato l’era infausta berlusconiana. Questi sono i veri colpevoli che saranno ricordati, poveri noi,nei libri di storia.

Civil Servant

ieri ( 28-01-2012 )

Signor Portale, è falso che USB non abbia fiatato durante il governo Berlusconi. Hanno fiatato molto invece, più dei confederali di sicuro, anche se indubbiamente senza molto successo (ovvio, viste le loro modeste dimensioni). Lo dico da iscritto CGIL. Nessuno obbliga nessuno ad aderire ad USB, ma non si dicano cose non vere. Quanto al resto, per favore smettiamo di tirare fuori Berlusconi e cerchiamo di chiederci come mai adesso i responsabili del disastro sono quelli che dovrebbero rimediarvi; come mai Goldman Sachs e le banche, dopo avere fatto a pezzi l’economia, vogliono pure essere quelli che la rimettono a posto. Con il sangue della povera gente.

leprechaun

21 ore fa ( 29-01-2012 )

Lei fa come Enrico Letta, che a ServizioPubblico ha fatto pessime figure. Invece di farsi l’unica domanda giusta: “quanta ragione hanno a manifestare, ad essere incazzati” si fa la miserabile domanda “da che parte stai?”. La politica come tifo, come squadra. Come se non avere fatto altrettanto sotto Berlusconi cambi qualcosa, o sminuisca eventuali ragioni.
La realtà non prende la piega rosea che ci si aspettava, e ce la si prende con lei, invece di domandarsi dove si sta sbagliando. Come ai tempi di Occhetto contro Berlusconi.
http://leprechaun.altervista.org/liberalizzazioni_monti.shtml

15. Civil Servant

ieri ( 28-01-2012 )

In Inghilterra i sindacati parlano di rottura con i laburisti, dopo che Miliband ha gettato la mascherina e ha detto che va benissimo bastonare i dipendenti pubblici. Se la CGIL rompesse col PD, con quel cadavere che la trascina a fondo, avrebbe un successo strepitoso. Certo finché a segretari generali eleggono vecchi socialisti invece di un Landini, la CGIL non romperà mai. E andrà a fondo col cadavere.

14. saro

ieri ( 28-01-2012 )

Se rischia la CGIL figuriamoci cosa rischia il PD che la ignobile ingiusta e classista manovra sulle pensioni la ha votata in parlamento

13. michele

ieri ( 28-01-2012 )

@fracesco riccio
“Il paradosso, è dato dal fatto, che le USB per tre anni e mezzo del Governo Berlusconi non hanno nemmeno fiatato”. Scusa, io sono stato negli ultimi anni un RSU CGIL, e ti assicuro che di scioperi e iniziaive quelli della USB ne han fatti, eccome. Si può non condividere, si può dire che han ottenuto scarsi risultati ecc. Ma per favore utilizziamo argomenti seri, perchè potrebbero tranquillamente rispondere – tutti i lavoratori, non solo la USB – che non è che i confederali abbian ottenuto gran che, anzi. E la Fiom, che ha tutte le ragione di denunciare l’anticostituzionalità dell’esclusione di alcuni sindacati dai luoghi di lavoro, è stata spesso lasciata sola. Col risultato che questo governo con i poveri cristi e con chi comunque lavora davvero è prepotente e rapido, con le banche e com tutti gli altri no. Salva le banche come è doversoso certamente, perchè li stanno anche i rsparmi dei lavoratori: ma non intacca minimamnte il loro potere perverso: lo cor

gene61

ieri ( 28-01-2012 )

Michele però se pensi che contro una manovra fascista come quella del vampiro Monti, abbiamo fatto solo 3 ore di sciopero la cosa non ti puzza un pochino!
Cosa avrebbe fatto la CGIL se il nano avesse osato solo pensare di fare una parte della manovra che invece il vampiro ha fatto con l’appoggio del PDL-PD-FLI_UDC?????????

12. Lucana Sclucana

ieri ( 28-01-2012 )

Per carità la gente è incazz.ta ed ha tutte le ragioni protesta e ne ha motivi a stracatafottere ma che vuol dire che i protestatori risolveranno qualche cosa? Qui è il punto di differenza. Bisogna partire dal fatto che ogni volta la protesta di sinistra porta al potere la peggio destra e la cosa accade con la consapevolezza delle presunte dirigenze di sinistra e dunque queste proteste significano che c’è spazio oltre la CGIL ? Sarà ma per farne che? per andare dove? per salvare chi e cosa? Mi pare che questo tipo di proteste non ha prospettiva perché rifiuta di essere soggetto politico consapevole e lungimirante e rifiuta i soggetti politici che faticosamente cercano di spostare l’attenzione della politica dagli interessi dei ricchi alle ragioni dei poveri. Ma qua siamo già ad occupare spazi politici e non è questo l’intento.

11. Danilo Libris

ieri ( 28-01-2012 )

Non raccontate stronzate sul sindacato di base.In’evitabilmente dentro c’è anche del marcio(forse meno che in quello cofederale vedi:Bonanni Ageletti-che tengono fuori dalla fiat la fiom.Le lotte le hanno sempre fatte ma volutamente tenute nascoste dai media servi del potere oggi come ieri.Io sono dello SPI perciò mai stato autonomo ma gli occhi li ho sempre bene aperti non solo quando fa comodo a quacuno.

10. reddoctor

ieri ( 28-01-2012 )

linea, per non perdere magari il lucroso business della cogestione dei fondi pensione.

9. reddoctor

ieri ( 28-01-2012 )

I veri leaders sindacali prima vanno alle assemblee de lavoratori, ascoltano le loro esigenze, i loro prblemi e poi magari vanno all’incontro con il governo per imporre il loro punto di vista, se non si viene ascoltati si fanno le lotte sindacali, cosi’ i lavoratori in 60 anni di lotte hanno conquistato i loro diritti; ora questi leaders sindacali, due sicuramente collusi, una malata di concertazione, per una evidente subalternita culturale verso i valori goldman sachs impersonati dai professori, non ascoltano il disagio di cbi dovrebbero rappresentare, si presentano davanti a quella che dovrebbe essere la controparte tremebondi e pronti a cedere su tutta la li e

8. giacomo

ieri ( 28-01-2012 )

Mi presento; sono pensionato e prendo 1.095 Euro mensili (netti, perciò non avrò l’aumento

7. Danilo Libris

ieri ( 28-01-2012 )

Certi commentatori dovrebbero andare indietro nel tempo e vedere il perchè è nato il sindacato e per fare cosa.Il sindacato dei lavoratori è nato per l’unità fà la forza per diffendersi dallo sfuttamento.Cosa stanno facendo i sindacalisti delle confederazioni ZERO,sono affacendati in cerca di un posticino(magari in parlamento) per la loro vecchiaia.Se avete il coraggio di andare a vivere con quella disperazione ,forse capireste che bisognerebbe essere molto più duri.

6. stefano baroncini

2 giorni fa ( 28-01-2012 )

guarda caso si riscoprono i sindacati autonomi che non esistevano nell’era berlusconi ???… ma autonomi da chi?… ho notato forti assonanze con la lega e grillo…(d’altra parte dicono quasi le stesse cose e da sempre) addirittuta nella sicilia del 61 a 0 si fanno serrate e scioperi. cioè prima si votano gelmini,carfagna,castelli, bossi e calderoli e poi quando si cacciano giustamente si protesta…ma guarda un po???
mi sento vicino in molte parti con le ragioni di molti autotrasportatori e con la vita grama che fanno…ma questi ultimi sono sempre stati fra i primi a non volere regole ed a non rispettare quelle che ci sono (tempi di lavoro, fiscalità).
fa veramente strano che quando si chiede il rispetto delle regole i primi che non le vogliono sono quelli che ne avrebbero piu bisogno.
voglio molto bene all’italia ed agli italiani….ma siamo veramente strani.

5. Fabrizio Tomaselli

2 giorni fa ( 27-01-2012 )

USB con il governo Prodi, con Berlusconi e ora con Monti è sempre stato un sindacato indipendente e conflittuale. Un sindacato che propone, che sa trattare, ma anche che sa lottare e mobilitare i lavoratori quando serve.

4. Francesco Riccio

2 giorni fa ( 27-01-2012 )

Il paradosso, è dato dal fatto, che le USB per tre anni e mezzo del Governo Berlusconi non hanno nemmeno fiatato, oggi invece chiedono la cacciata di Monti, che sta facendo cose, che servono a salvare l’Italia dal Fallimento. Dove erano quando il Governo Berlusconi Si dedicava solo ed esclusivamente alle leggi ad personam, e al Bunga Bunga?

Giancarlo Portale

ieri ( 28-01-2012 )

Francesco, condivido il tuo intervento, ma allunga lo sguardo e considera che non è questo il momento di scioperare. Chi sciopera vuole il fallimento dell’Italia, di questo sono certo.

3. giuseppe

2 giorni fa ( 27-01-2012 )

La cgil deve spezzare il cordone ombellicale che la collega al PD!! Questo partito non corrisponde più agli interessi del ceto medio basso!!! E’ un ammasso di finti liberal chic ed ex democristiani!! Gli ex pci si sono arricchiti troppo per potere rimanere sensibili alle istanze della povera gente!! Si trovano molto a loro agio a dialogare con quel viscido di Casini e con Fini-Rutelli(che schifo)!!!!

2. pippo

2 giorni fa ( 27-01-2012 )

E’ il primo bel pezzo che leggo su l’Unita’,bravo!!!!!!!!!
vero,semplice,reale,preciso.punto
BRAVO!!!PECCATO CHE SEI L’UNICO!!!!!!!!!

1. Gianni Rosa

2 giorni fa ( 27-01-2012 )

Non basta l’unità sindacale sulla carta, ma far valere le ragioni e gli obbiettivi che vanno rivendicati con forza. Il rischio di essere travolti da Usb (ex Cobas) e superati sulle ragioni su gli obbiettivi concreti è reale. La forza , il consenso si costruisce con la determinazione ed una lotta costante .


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