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F35. Decide il governo, non il Parlamento

In una nota del Consiglio supremo di Difesa comparsa sul sito del Quirinale, viene chiarito chi comanda e vanificato di fatto tutto il lavorìo e i compromessi raggiunti sulla mozione approvata a maggioranza dalla Camera il 26 giugno sul rinvio dell’acquisto degli F35.  Non che la mozione fosse grancè, anzi. Essa prevede solo che gli aerei militari sui quali c’è già stato il consenso all’acquisto si compreranno, mentre eventuali altre acquisizioni dovranno passare dal voto delle Camere. Ma è proprio su quest’ultima indicazione che il Consiglio Supremo di Difesa è intervenuto per affernare che non è attuabile. “La facoltà di sindacato delle commissioni parlamentari – si legge nella nota – non può tradursi in un diritto di veto su decisioni operative e provvedimenti tecnici che, per loro natura, rientrano tra le responsabilità costituzionali dell’esecutivo”. Quindi, tocca solo ed esclusivamente al governo e ai suoi ministri decidere se acquistare o meno nuovi F35. Il Quirinale vuole impedire in qualsiasi modo che l’Italia si sottragga dal programma di acquisto degli F35 per le ripercussioni che avrebbe nelle relazioni internazionali soprattutto con gli alleati occidentali (soprattutto gli USA). Secondo il “Memorandum di intesa”, che sancisce l’accordo, firmato dall’Italia nel 2007 sotto il governo Prodi, qualsiasi Stato partecipante può ritirarsi dall’intesa. E’ sufficiente un preavviso di tre mesi da spedire agli altri Paesi. Ma niente multe. Resterà da pagare solo il sostegno finanziario e operativo fino alla data effettiva di ritiro.

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