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2014. I nuovi limiti per le pensioni

Con l’inizio del nuovo anno scattano gli aumenti dell’età pensionabile previsti dalla criminale riforma Fornero-Monti. E’ da sottolineare come il meccanismo preposto al prolungamento costante dell’età del ritiro dal lavoro (tot mesi ogni anno in virtù del supposto aumento delle “aspettative di vita”) sia già ora in aperto contrasto con la realtà dell’esistenza in Italia: le aspettative di vita si vanno infatti riducendo.

Non è difficile individuarne le cause: aumento dell’età pensionabile significa logorio fisico prolungato; aumento dell’intensità del lavoro (in sonceguenza della riduzione dei diritti e quindi anche dei riposi, festività, periodi di malattia, ecc); tagli alla sanità pubblica e quindi diminuzione delle terapie gratuite; aumento della precarietà; ecc.

Non è una nostra affermazione arbitraria. Riportiamo, per dimostrarlo, brani di un articolo del “Corriere della sera”, massimo quotidiano ufficiale della borghesia italiana da oltre un secolo, pubblicato nell’agosto di quest’anno (quando sotto l’ombrellone si preferisce saltare la lettura di certe notizie).

Ogni settimana muoiono seicento persone in più del previsto, e va avanti così ormai da diversi mesi. Accade in Inghilterra, ma anche in vari altri Paesi europei. Tutto è iniziato nel 2012 e sembra essere continuato, con lo stesso numero di morti in più, settimana dopo settimana, nella prima metà del 2013. Nessuno sa il perché di questo incremento, che colpisce oltre i 65 anni, ma in particolare la fascia di persone al di sopra degli 85 anni. Ne parla un articolo sull’ultimo numero del British Medical Journal, intitolato “The curious case of 600 extra deaths a week“, scritto da Nigel Hawkes, giornalista londinese free lance, incaricato direttamente dal BMJ.

Nemmeno gli ultraliberisti inglesi possono chiudere gli occhi sulle cause;

L’aumento di mortalità è tale da colpire. I dati provenienti dall’Office for National Statistics mostra che la mortalità è aumentata del 5 per cento nel 2012 per uomini e donne sopra gli 85 anni, mentre nelle prime 27 settimane del 2013 c’è stato un incremento complessivo del 5,6 per cento. «È un dato enorme – scrive l’autore dell’articolo -. Se fosse successo durante un’epidemia influenzale, queste decine di migliaia di morti sarebbero state attribuite all’influenza e le polemiche fioccherebbero. Ma non c’è epidemia, nessuna causa evidente, e neppure lamentele pubbliche. È tutto molto strano». Naturalmente un primo pensiero va all’effetto dell’Health and Social care Act, che ha modificato sensibilmente il funzionamento del sistema sanitario nazionale inglese, riducendone probabilmente l’efficacia dei servizi. E più in generale il pensiero va ai tagli di budget e alle riduzioni di personale sanitario, che con la crisi si sono diffusi in tutta Europa. Ma l’aumento delle morti è presente anche in Scozia, dove l’Health and Social care Act non è attivo.

Altrettanto, anche se in percentuali minori, sta accadendo in tutti i paesi che hanno tagliato i budget della sanità e aumentato l’età pensionabile. Ma vediamo ora cosa accade ai lavoratori italiani da giovedì prossimo. L’augurio dei padroni – messo in pratica dal loro governo con le “riforme strutturali” – è che tutti noi si lavori fino all’ultimo giorno di vita; e poi si trapassi nei cimiteri invece che nei ruoli dell’Inps….

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Da gennaio le lavoratrici dipendenti del settore privato potranno andare in pensione di vecchiaia solo dopo aver compiuto i 63 anni e 9 mesi, 18 mesi in piu’ rispetto ai requisiti previsti per il 2013 (62 anni e tre mesi). Dal 2014 scattano infatti i nuovi requisiti per il pensionamento di vecchiaia delle donne previsti dalla riforma Fornero che porteranno gradualmente alla parificazione delle eta’ di vecchiaia all’inizio del 2018 (66 anni e tre mesi ai quali aggiungere l’adeguamento alla speranza di vita).

 

Ecco in sintesi i requisiti per l’uscita da lavoro nel 2014, in presenza comunque di almeno 20 anni di contributi (se si hanno contributi accreditati prima del 1996. Se si e’ cominciato a versare dopo il 1996 e’ richiesto anche un importo di pensione di almeno 1,5 volte la soglia minima):

 

DONNE DIPENDENTI SETTORE PRIVATO: potranno andare in pensione di vecchiaia le donne con almeno 63 anni e 9 mesi di età. Dal 2016 (fino al 31 dicembre 2017) scattera’ un ulteriore scalino e saranno necessari 65 anni e tre mesi ai quali aggiungere l’aumento legato alla speranza di vita. Potranno quindi andare in pensione ancora quest’anno con 62 anni e 3 mesi le lavoratrici nate prima del 30 settembre 1951 mentre se si e’ nate a ottobre dello stesso anno l’uscita dal lavoro sara’ rimandata almeno fino a luglio del 2015.

 

DONNE AUTONOME E GESTIONE SEPARATA: nel 2014 le lavoratrici autonome potranno andare in pensione con almeno 64 anni e 9 mesi, con un anno in piu’ rispetto a quanto previsto per il 2013. Per il 2016 e il 2017 saranno necessari almeno 65 anni e 9 mesi, requisito al quale andra’ aggiunta la speranza di vita.

 

UOMINI SETTORE PRIVATO: nel 2014 vanno in pensione con gli stessi requisiti del 2013 (66 anni e tre mesi). I requisiti cambiano nel 2016 con l’adeguamento alla speranza di vita.

 

SETTORE PUBBLICO, UOMINI E DONNE: restano i requisiti previsti per il 2013. Si va in pensione ancora nel 2014 e fino al 2015 con 66 anni e tre mesi di eta’. Il requisito andra’ adattato alla speranza di vita nel 2016.

 

PENSIONE ANTICIPATA‘: nel 2014 gli uomini potranno andare in pensione in anticipo rispetto all’eta’ di vecchiaia se hanno almeno 42 anni e 6 mesi di contributi versati, un mese in piu’ di quanto previsto nel 2013. Per le donne saranno necessari almeno 41 anni e 6 mesi di contributi (un mese in piu’ di quanto previsto nel 2013). Anche i requisiti per la pensione anticipata andranno adeguati dal 2016 all’aumento della speranza di vita.

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1 Commento


  • alessia

    a una legge giustamente definita criminale,io aggiungerei anche assassina, che tipo di commento uno può rilasciare?

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