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Arresti Expo. L’inchiesta travolge Manutencoop

In questi giorni stiamo assistendo ad un altro malfamato capitolo della vicenda Expo 2015.
Pochi giorni dopo le affermazioni del governatore della Lombardia Maroni, in cui dichiarava un allentamento dei controlli antimafia negli appalti del grande evento per permetterne l’apertura nel termine stabilito, sono partite ordinanze di custodia cautelare per diverse persone.
Primo Greganti ex Pci e Gianstefano Frigerio, ex Dc, già pesantemente coinvolti in ‘mani pulite’; Angelo Paris, responsabile dell’ufficio contratti di Expo 2015 Spa, il quale se non fosse stato arrestato sarebbe stato promosso a direttore dell’Ilspa, in questi giorni, Sergio Cattozzo, Enrico Maltauro e l’ex senatore di Forza Italia, Luigi Grillo, che sono tutti reclusi nel carcere di Opera. Anche per Antonio Rognoni, ex dg di Infrastrutture Lombarde e già arrestato il 20 marzo, e stata emessa un’ordinanza.

Attorno ai reati contestati si può leggere chiaramente l’architrave dietro Expo 2015: appalti truccati e turbative d’asta grazie alle quali le aziende risultavano vincitrici, contatti con la “politica” per ottenere informazioni sugli appalti e modificare regolamenti, piazzare qualcuno in posti che contano, fino a influenzare il ricambio di amministratori pubblici con altri più flessibili agli interessi delle imprese.
Mentre il 1 maggio 2015 si avvicina, la vera faccia dell’Expo di Milano è ormai palese.
Ma teniamo a sottolineare qualcos’altro.

Tra i trenta indagati, la procura di Milano aveva richiesto l’arresto di Claudio Levorato, presidente della bolognese Manutencoop tenuta ultimamente sotto osservazione dalla Guardia di Finanza, richiesta rifiutata dal Gip. La Manutencoop è una cooperativa rossa “internazionalizzata”, con appalti milionari in tutta Italia e all’estero e che ha vinto degli appalti dell’expo. A Bologna è noto che manutencoop vuol dire Pd e pochi giorni fa avevamo fatto uscire un articolo proprio su Levorato e i suoi rapporti con l’amministrazione bolognese.
Le considerazioni del Premier Matteo Renzi su questi fatti espongono un fatto politico importante: sull’Expo “si va avanti”, nonostante sia palese quanto questo sistema appaia marcio.
La lettura che vogliamo fornire è che, al di là di ipotesi accusatorie sulle singole persone, è proprio così che si è declinato il capitalismo in Italia. Quello che è successo è uguale a mille altre storie, che coinvolgono di volta in volta partiti diversi, aziende o cooperative diverse, organizzazioni criminali diverse, eventi e grandi opere diverse.
È proprio così che funziona. Renzi non è diverso dal resto del suo partito, è forse solo più pronto di altri a sacrificare “amici” e pedine per stare dentro il processo di unificazione dell’Unione Europea, come sta facendo con milioni di lavoratori attraverso il jobs act.

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