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Il governo Renzi destruttura i servizi pubblici accanendosi sui lavoratori. Il 19 è sciopero

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L’Unione Europea, la Troika e le banche saranno contente di come il “loro uomo” sta procedendo nello smantellamto dei servizi pubblici e del welfare. Il governo ha convocato i sindacati per domani, giovedì 12 giugno, per discutere il progetto di destrutturazione della pubblica amministrazione, mentre venerdì 13 giugno è programmato il Consiglio dei Ministri che varerà l’annunciata controriforma mediante un decreto legge e un disegno di legge delega. L’Usb ha confermato lo sciopero generale del pubblico impiego e delle aziende esternalizzate per giovedi 19 giugno.
Il quadro che emerge dalla nota fatta circolare dal governo, è pesantissimo e delinea il futuro di una Pubblica Amministrazione definitivamente trasformata in un’azienda privata dominata da logiche aziendalistiche e privatistiche che trasformeranno radicalmente il modello organizzativo e produttivo.

1. Si fa esplicito riferimento alla mobilità forzata dei lavoratori, con tutele assolutamente deboli e generiche comunque demandate alla contrattazione collettiva (evidentemente se ne prevede la rapida apertura solo per la parte giuridica);

2. non c’è alcuna ipotesi nemmeno parziale di stabilizzazione dei 250mila lavoratori precari e anzi, nel settore della ricerca in cui il precariato è percentualmente molto diffuso, si paventa una massiccia ristrutturazione con accorpamenti di enti come diremo più avanti;

3. si fa altrettanto esplicito riferimento alla possibilità di demansionamento in caso di esuberi numerici ma anche nel caso di esuberi funzionali (cioè troppe persone che fanno lo stesso lavoro, pur in assenza di esuberi numerici) perché così funziona anche nel settore privato;

4. si ridisegna il ruolo della dirigenza, con molte ombre e poche luci e comunque con la prospettiva di una funzione dirigenziale esercitata con gli stessi poteri e prerogative del datore di lavoro privato, con conseguenze immaginabili per i lavoratori, per l’organizzazione e la qualità del lavoro e per la produzione (carichi di lavoro individuali);

5. si abbandona definitivamente la possibilità di uscita anticipata dal lavoro rispetto ai tempi imposti dalla riforma Fornero, (tramonta la proposta dell’esonero dal servizio) con buona pace della retorica demagogica sulla “staffetta generazionale” tanto cara al duo Renzi-Madia;

6. si stravolge l’attuale assetto della pubblica amministrazione sia sul piano delle funzioni svolte (ad es. accorpamento e centralizzazione delle funzioni di gestione del personale per realizzare economie di scala) sia prevedendo l’accorpamento di enti e la chiusura di centinaia di presìdi territoriali.

La trasformazione genetica della pubblica amministrazione. si coglie da segnali concreti: l’accorpamento degli enti di ricerca, ad esempio implica l’assoggettamento di quelle funzioni alle logiche di mercato. In generale si mette tutta la P.A. al servizio delle logiche dell’impresa, si abbandona l’idea che le funzioni di controllo siano socialmente utili e indispensabili anche per arginare i fenomeni di corruzione, evasione fiscale e contributiva e si lascia mano libera all’impresa con l’idea ovviamente sbagliata che sburocratizzare e semplificare siano la stessa cosa.

Colpisce ovviamente anche ciò che manca: su tutto manca lo stanziamento delle risorse per i rinnovi contrattuali, con i contratti bloccati dal 2009 e con la prospettiva del proseguimento del blocco ancora per molti anni. Non si ipotizzano risorse da destinare alla contrattazione integrativa e anzi si introduce il principio, anche questo di tenore privatistico, che la retribuzione individuale sarà legata all’andamento economico del Paese. Possiamo immaginare con quali conseguenze per le nostre retribuzioni!

Dalla nota informativa si possono quindi trarre i contenuti della direttiva per la riapertura della sola contrattazione normativa che introdurrà nei contratti collettivi il peggio di questa riforma. Nella stessa nota si annuncia che è pronta la tabella di equiparazione delle retribuzioni individuali, proprio per consentire i processi di mobilità forzata.

In questo quadro assume un valore centrale lo sciopero generale di tutti i servizi pubblici e delle aziende esternalizzate convocato dalla Usb il prossimo 19 giugno con manifestazioni regionali.

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