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Roma. Aggressioni contro donne e studenti. Sono i fascisti “buoni cristiani e amanti della famiglia”

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Questa mattina, davanti al Liceo Mamiani di Roma, uno studente è stato aggredito da un gruppo di fascisti. La vittima dell’aggressione era stata già oggetto nei mesi scorsi di un’altra aggressione e ieri mattina è stato oggetto dell’aggressione di un gruppo di membri del Blocco Studentesco (gli studenti di Casa Pound) che erano andati a volantinare davanti all’ingresso del liceo del quartiere Prati. Quando alcuni studenti del Mamiani hanno rifiutato i volantini sono scattate le botte che, naturalmente, la maggior parte dei media della capitale hanno etichettato come ‘rissa’.  
Ma se lo squadrismo fascista davanti alle scuole può sembrare un “classico”, al quale però non vogliamo nè dobbiamo assolutamente abituarci senza reagire, non possono passare sotto silenzio la violenza e i soprusi contro le donne.

A Roma infatti è stato arrestato ieri un noto fascista, il trentaseienne Armando Renzitelli, infermiere all’ospedale Fatebenefratelli ma noto anche per altre vicende. Nel 2013, infatti, era stato candidato alla Camera con Forza Nuova, affermando di avere “a cuore le nostre radici cristiane, l’amore per la patria e la salvaguardia della famiglia”. Renzitelli è stato arrestato dai carabinieri per aver molestato sessualmente una turista all’interno del pronto soccorso del Fatebenefratelli dove lavora. Ma non è la prima volta che le cronache locali sono costrette ad occuparsi di lui. Infatti già nel 2009 era stato rinviato a giudizio per un caso analogo. Il fascista adesso è agli arresti domiciliari. Secondo la denuncia presentata dalla turista, Renzitelli avrebbe abusato di lei nel pronto soccorso dell’ospedale. Le indagini su questa episodio erano partite il 5 luglio scorso dopo la denuncia presentata da una turista statunitense di 23 anni, finita nell’ ospedale in stato di ebbrezza. La ragazza ha raccontato che al suo risveglio l’infermiere la stava molestando. L’uomo l’avrebbe immobilizzata legandole le braccia alla lettiga del pronto soccorso con un cavo dell’apparecchio per la misurazione della pressione e poi l’avrebbe molestata. “Quando mi sono risvegliata me lo sono ritrovato addosso. Mi stava palpeggiando”. La ragazza ha chiesto aiuto inviando un sms ai suoi familiari che erano nella sala d’attesa del pronto soccorso. Al loro arrivo l’infermiere si era però dileguato nel nulla. Ad incastrarlo sono state alcune testimonianze e il riconoscimento da parte della vittima. Verrà fuori anche questa volta la solita versione secondo cui, una volta beccati, i fascisti sono in dei “matti”?

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