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La nostra libertà sull’altare della “guerra al terrore”

Che vuol dire “guerra terrorismo”? In primo luogo riduzione delle libertà in difesa delle quali si dice di voler combattere.

Neanche il tempo di fare la breve passeggiata in favore dei fotografi, ed ecco i leader europei mettersi al tavolo per ridurre gli spazi di libertà per tutti. Sul tavolo, immediatamente, tre ordini di “misure restrittive”.

a) Rivedere gli accordi di Shengen sulla libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea. Proposta da François Hollande, è la misura che fa storcere di più il naso sia ad alcuni partner che ai media mainstream. La libera circolazione è infatti l’unico “vantaggio” apportato dai trattati dell’Unione alla totalità degli abitanti. L’unico che sia immediatamente percepibile, peraltro. Rivedere la sbarra alla frontiera segnerebbe davvero – anche sul piano “socio-psicologico” – un fenomenale passo indietro rispetto al quarto di secolo alle nostre spalle. Molta della retorica europeista, insomma, verrebbe dissolta in un colpo secco. Oltre che una riduzione della libertà per tutti, insomma, diventerebbe anche un boomerang. La “mediazione” già allo studio parla di “commissioni tecniche”, “controlli a campione”, “scambio di informazioni prima di eventi”… Insomma, restrizioni effettive mascherate il più possibile da “normalità”

b) Comunicazione immediata delle liste dei passeggeri delle compagnie aeree alle polizie continentali. L’accesso immediato al Pnr (Passenger name record) è una realtà per Stati Uniti, Canada, Australia, Israele (ce ne rendiamo conto tutti quando si arriva in aeroporto, con ingressi “speciali” e diverse procedure di transito). L’Italia di Renzi ne aveva fatto una sua proposta durante il semstre europeo, trovando resistenze in nomedella privacy che naturalmente ora non ci sono più (quant’è flessibile il concetto di privacy in Occidente, non vi pare?). Vista dal nostro angolo visuale, i “terroristi” eviteranno di prendere l’aereo (come probabilmente già fanno, tranne quando proprio l’aeroporto o un aereo costoituisce il loro obiettivo), mentre tutti i normali cittadini che girano per l’Europa si vedranno schedare ogni proprio spostamento con questo mezzo di trasporto. Sembra un sacrificio minore, ma nell’arco di alcuni anni produrrà “big data” utilizzabili in molti modi (fiscali, pubblicitari, securitari, ecc).

c) Coinvolgimento esplicito dei “colossi del web” nell’opera di schedatura universale. I ministri di polizia continentali hanno concordato sul fatto che sia “indispensabile” la collaborazione con gli operatori Internet per identificare e ritirare rapidamente i “contenuti che incitano all’odio e al terrorismo”. “Abbiamo sottolineato con forza il bisogno di una maggiore cooperazione con gli operatori del settore Internet per garantire la segnalazione e il ritiro dei contenuti illeciti e in particolare dei contenuti che fanno apologia del terrorismo o incitano alla violenza o all’odio”, ha spiegato il ministro degli interni francese Bernard Cazeneuve, precisando che delle iniziative in tal senso sono già state avviate dalla Commissione europea”.

È il terreno più discrezionale di tutti, perché la definizione di “odio” e “terrorismo” è assolutamente inesistente, anche a livello internazionale. L’Onu, per chiarire il concetto, non è mai riuscita ad arrivare a una definizione condivisa della nozione di “terrorismo”; per il buon motivo che ogni paese vede come tale quel che paesi avversari ritengono “resistenza legittima”, “dissenso”, “opposizione”.

Basterebbe guardare a quel che sta avvenendo in Spagna in queste ore oppure al fallimentare – per ora – tentativo di alcune procure di processare per “terrorismo” persone imputabili al massimo di “danneggiamento”, come in Val Susa. Per non parlare della resistenza – in questo caso certamente armata – delle milizie popolari del Donbass.

Sappiamo benissimo, dopo le rivelazioni di Snowden e il Datagate, che i cosiddetti “colossi del web” collaborano attivamente con le polizie e i servizi segreti statunitensi, anche per l’ovvia ragione che si tratta quasi sempre di società statunitensi (cosa risponderà la cinese Alibaba?). Inoltarsi in questa direzione significa in primo luogo integrare lo scambio di informazioni anche con i servizi segreti europei, Naturalmente è un meccanismo complicato da mettere a punto, visto che la Nsa spiava addirittura Angela Merkel. Ma non dubitiamo che “tra loro” riusciranno a mettersi d’accordo abbastanza per ridurre al minimo l’invadenza reciproca ai massimi livelli e condividere invece tutte le informazioni sui propri sudditi “recalcitranti”.

Ci fermiamo qui, per ora. Perché la fantasia repressiva dell’imperialismo è davvero infinita. Ma ci sembra chiaro che la prima vittima della “guerra del mondo libero contro l’oscurantismo integralista” è proprio la libertà all’interno di questo mondo. La libertà di noi che stiamo nel “mondo di sotto”, ovviamente, mica la loro…

 

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