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Renzi, statte a’ casa, Napoli ti rifiuta!

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Il 16 maggio Napoli scende di nuovo in piazza! Appello per costruire una mobilitazione politica e sociale contro la visita a Napoli del Presidente del Consiglio
Qualche settimana fa Matteo Renzi ha annunciato che verrà a Napoli il 16 Maggio, per inaugurare la stazione della metropolitana di Piazza Municipio (un cantiere divenuto famoso per gli incidenti sul lavoro, le minacce di licenziamento e cassa integrazione). Una perfetta mossa da campagna elettorale per dare manforte alla grande coalizione che da De Luca a De Mita, passando per cosentiniani e fascisti riciclati, concorrerà con Caldoro (reduce da un’esperienza di governo record per quanto riguarda le indagini e gli episodi di corruzione a carico di consiglieri e assessori) nella battaglia per il governo della Regione Campania.

Lo farà con le spalle forti di un PD, autoelettosi partito della nazione, che a botta di decreti e blitz parlamentari ha approvato provvedimenti tra i più disastrosi, aggressivi, iniqui degli ultimi anni, spingendosi ben oltre l’Austerità e i tagli alla spesa pubblica, restringendo ulteriormente in pochi mesi i residui diritti dei lavoratori, intervenendo sulla Costituzione e sui rapporti sociali in maniera reazionaria ed eversiva.
Lo farà probabilmente assieme a quei rappresentanti istituzionali come il sindaco di Napoli De Magistris, che pure pubblicamente si è schierato contro alcune decisioni del Governo fortemente penalizzanti per la città e le fasce sociali più deboli (a partire dal commissariamento di Bagnoli ed i tagli ai fondi per Napoli) ma che farebbero bene a uscire dall’ambiguità e dire anche quel giorno da che parte vogliono stare!

Non è la prima volta che Renzi annuncia visite a Napoli: la maggior parte delle volte o non si è presentato o è stato costretto a nascondersi e correre al riparo da proteste e contestazioni. Anche stavolta la parte di questa città che non accetta di farsi calpestare, che intende difendere la sua dignità, che si ribella e lotta, vuole esprimere il proprio dissenso con un messaggio chiaro: Renzi, statte a’ casa!

Facciamo appello alle forze sociali e politiche che ogni giorno si battono sui territori contro le politiche del governo e contro la devastazione che la crisi impone alle nostre vite, e per difendere e affermare la dignità e i diritti sociali, a costruire per il 16 maggio una manifestazione di opposizione sociale per esprimere il rifiuto della città di Napoli all’ennesima passerella del principale responsabile delle politiche che stanno massacrando i nostri territori e le nostre vite.

Il Jobs Act, presentato come la soluzione degli ostacoli alla crescita dell’occupazione, si è rivelato un attacco complessivo alla condizione di lavoratori e disoccupati, aumentando di fatto la precarietà, comprimendo i salari, con una finta riforma degli ammortizzatori sociali che mira sostanzialmente a salvaguardare interessi corporativi e a sedare i conflitti, e facendo del licenziamento una prassi garantita in ogni caso contro gli interessi dei lavoratori dipendenti.

I lavoratori autonomi, le partite IVA, i disoccupati, i sottoccupati, i lavoratori a nero e le molteplici figure dei precari, per questo governo semplicemente non esistono e quindi non sono un problema se non per loro stessi. Intanto decine di migliaia di persone scivolano giorno dopo giorno sotto la soglia di povertà. La sbandierata flessibilità delle riforme del mercato del lavoro, come riportano statistiche e giornali, produce solo nuova disoccupazione e nessuno sviluppo, se non per i profitti di pochi. Intanto chiudono gli ultimi grandi stabilimenti industriali, come la Indesit-Whirlpool, spedendo migliaia di famiglie in mezzo a una strada con una catastrofe che va ad aggiungersi al dramma sociale di una regione in cui la condizione del lavoro e del non-lavoro è divenuta insostenibile.

Con la legge Sblocca-Italia il governo Renzi ha consegnato agli speculatori di ogni risma, alle lobby del mattone, dell’energia, delle grandi opere pubbliche, della finanza, alle ecomafie che gestiscono gli appalti e gli impianti come discariche e inceneritori, la patente per continuare a usare come colonie i nostri territori, distruggendo l’ambiente e la salute pubblica, devastando intere aree puntando su un modello energetico e industriale fallimentare, nocivo, iniquo e datato, per salvaguardare gli interessi, i profitti e le rendite di ristrette élites politiche e imprenditoriali. Questo meccanismo ha reso negli ultimi vent’anni proprio la regione Campania un enorme laboratorio di biocidio e devastazione territoriale, dove con trivellazioni, discariche, inceneritori, e sversamenti (abusivi e non) si è sperimentato quel modello di gestione dei territori applicato anche in Basilicata, Val Susa, a Brescia, Vicenza, Parma, e soprattutto nella costruzione dell’Expo milanese, prova generale di un modello che si è fatto legge con lo Sblocca Italia.

Sblocca-Italia: un nome ingannevole per una specie di dichiarazione di guerra a quei tanti territori già martoriati dallo sviluppo industriale e dalla dismissione, dagli sversamenti abusivi e dalle cementificazioni selvagge. Una guerra condotta attraverso la militarizzazione, la blindatura economica, e i commissariamenti. Così come vorrebbero fare a Bagnoli, dove Renzi vorrebbe porre sotto il controllo di un unico commissario nominato da lui stesso le decisioni che riguardano lo sviluppo dell’area, salvaguardando gli interessi di Fintecna e delle altre lobby speculative, in barba alle rivendicazioni di cittadini e movimenti che accanto alla bonifica si battono per la salvaguardia della salute, del territorio, dei diritti sociali, dell’interesse pubblico e per l’autodeterminazione e l’autogoverno del territorio.
Se a questi sommiamo:

il Piano casa dell’ex pluri-indagato ministro Lupi, che colpisce gli inquilini, attaccando chi è incolpevolmente moroso o chi ha dovuto occupare uno stabile abbandonato per ottenere un tetto, a favore dei grandi proprietari, delle società immobiliari ed edili, senza dare alcuna risposta all’emergenza abitativa che colpisce centinaia di migliaia di persone, ma criminalizzando i movimenti sociali che provano a organizzarsi per resistere a sfratti, sgomberi e pignoramenti e a lottare per il diritto di ciascuno ad un’abitazione dignitosa, all’accesso ai diritti fondamentali: mobilità, sanità, istruzione, servizi sociali
la Riforma della cosiddetta Buona Scuola, che rafforza la figura del preside-manager, e la trasformazione delle scuole in aziende, distruggendo la figura dell’insegnante facendola divenire precaria e interscambiabile, sbloccando risorse per le scuole private mentre le scuole pubbliche cadono a pezzi, e introducendo meccanismi di selezione e disciplinamento come le prove Invalsi, gli incarichi a chiamata, che demoliscono la qualità dell’istruzione e della formazione pubblica facendo dell’alternanza scuola-lavoro una nuova frontiera di schiavitù che promuove l’abitudine alla precarietà e al lavoro gratuito e volontario.

Tutto questo in un quadro di assoluta corruzione della classe politica, come ogni giorno raccontano giornali e inchieste giudiziarie. L’Expo di Milano è in fondo un quadretto di tutto questo: un blocco sociale tra i peggiori nel quadro europeo dei governi della crisi. Un quadretto fosco, dove c’è spazio per l’indifferenza di fronte agli spari e agli abusi dell’ordine pubblico nelle periferie delle città, come ci ha dimostrato ancora una volta la storia di Davide Bifolco, ucciso a 16 anni a freddo da un Carabiniere nel Rione Traiano a Napoli, e nel contempo a ondate di indignazione per i muri imbrattati e le vetrine delle banche danneggiate a Milano durante le manifestazioni contro l’Expo. Un paese dove convivono il buonismo da salotto televisivo e l’indifferenza per i migliaia di migranti morti nelle acque del mediterraneo a causa delle politiche europee in materia di immigrazione e di guerra, fino al razzismo di stato di Salvini & co. Un’ipocrisia presentata tutti i giorni sui giornali e in TV come opinione pubblica.
Una dinamica insostenibile di passerelle mediatiche blindate, provvedimenti antisociali, affari con le lobby e le multinazionali, repressione del dissenso e delle lotte per i diritti fondamentali, imposizione di un modello di sviluppo nocivo e fallimentare.

Contro tutto questo si muove in mille conflitti l’opposizione sociale di tanti e tante che ogni giorno sui territori si batte contro i nuovi fascismi e razzismi, contro i licenziamenti, le riforme ingiuste della scuola, contro gli sfratti e la povertà, contro la devastazione dei territori e l’espropriazione della ricchezza e del futuro, contro la precarietà che attanaglia milioni di giovani e meno giovani.
Il 16 maggio vogliamo portare in piazza i soggetti sociali e politici per esprimere rabbia, rifiuto, rivendicazioni e proposte alternative alla macelleria sociale di cui questo governo ha fatto la sua bandiera. Crediamo sia un’occasione importante nel percorso collettivo per costruire quello che manca in questo paese, una vera opposizione politica e sociale di massa al governo Renzi, agli interessi padronali, alle politiche europee di austerità.
Invitiamo movimenti, comitati, associazioni, singoli a dare il proprio contributo per costruire la mobilitazione e far sentire la voce della Napoli, capitale della disoccupazione, che soffre e che è stanca di subire l’ingiustizia della crisi e dei governi della BCE!

Il 16 maggio tutt* in piazza per cacciare Renzi da Napoli!

Renzi, statte a’ casa! La nostra grande opera per cui combattere: diritti sociali, lotta alla povertà e all’emarginazione, autodeterminazione dei territori, antirazzismo, casa, salute, ambiente, reddito, salario e lavoro dignitosi per tutt*!

RENZI STATTE A’ CASA, NAPOLI TI RIFIUTA!

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