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Resistere alla Nato, contro le guerre del XXI Secolo

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Interessante e affollato convegno sabato a Roma, moltissimi gli attivisti e i militanti giovani. Il tema – Resistere alla Nato – è perfettamente pertinente all’agenda degli avvenimenti e al prossimo futuro. Organizzato dalla Campagna Noi Restiamo e dalla Rete Noi Saremo Tutto, il convegno ha cercato di fissare il focus sul significato e il ruolo della Nato, non solo nella storia ma anche nelle tendenze alla guerra che avviluppano l’Europa come un anello di fuoco. A Est la crisi e il conflitto in Ucraina, a Sud est il medio oriente in fiamme a causa dell’Isis e della destabilizzazione provocata dagli interventi Usa ed europei, a sud il teatro di guerra in Libia e nel Mediterraneo.

Dopo l’introduzione di Danilo Ruggeri si sono alternate tre relazioni. La prima di Francesco Piccioni sull’imperialismo, sia nella sua analisi storica (quella leininiana) che mantiene in vigore una chiave di lettura straordinaria dell’imperialismo come dello stadio di sviluppo del capitalismo. L’errore fin troppo diffuso è quello di considerare l’imperialismo una “politica” o addirittura l’aggressività militare di una o più potenze, ed in particolare se ne parla solo nel caso degli Stati Uniti trascurando ad esempio quello europeo. Ma Piccioni ha analizzato anche l’evoluzione e la regressione del modo di produzione capitalista lì dove, rispetto all’analisi di Lenin, sono intervenuti cambiamenti nella dimensione del capitale finanziario o del lavoro umano nei sistemi produttivi. Sergio Cararo ha analizzato invece la dialettica tra concertazione e competizione tra i vari poli imperialisti. Le vecchie e assimmetriche camere di compensazione tra potenze diverse – ad esempio la Nato – sono entrate in sollecitazione e, come afferma Kissinger, nons embrano avere ancora quella capacità di direzione “unitaria” dei processi. E’ cresciuta quella tra Stati Uniti ed Unione Europea, ma la faglia di contraddizione principale che va delineando pare essere quella tra i vecchi imperialismi (Usa e UE) e le economie e i paesi emergenti (i Brics) che sta ridisegnando le relazioni internazionali a tutti  i livelli. “Il nostro ruolo deve essere quello di indebolire il nostro imperialismo, quindi quello italiano ed europeo, è creare l’alleanza con i popoli aggrediti e gli stati che si oppongono alla guerra, a partire dagli anelli deboli della catena”. Antonio Mazzeo ha ricostruito con moltissimi dettagli il funzionamento e gli appuntamenti della Nato dentro questo nuovo contesto. Emilio Quadrelli ha ricostruito ampiamente quella che possiamo definire l’ideologia e la storia della guerra seguendo il filo della continuità e della riconversione dei modelli di guerra con cui le potenze imperialiste stanno gestendo questa fase storica. Il fatto che le guerre oggi siano gestiti dai professionisti e non investano eserciti di leva, non consente mobilitazioni popolari come è stato per Il Vietnam. La guerra avviene su teatri e modalità che non coinvolgono le società dei paesi aggressori se non dal punto di vista ideologico – di consenso o di opposizione alla guerra. E’ intervenuto infine Alberto Fazolo del Comitato per il Donbass antinazista reduce dalla Carovana antifascista di solidarietà con la resistenza delle repubbliche del Donbass. Le conclusioni sono state tirate da Francesco Olivo con l’indicazione di dare continuità alla discussione dell’incontro e “fare rete” nei prossimi mesi per affrontare le sfide che la tendenza alla guerra sta delineando. Già dall’autunno si pensa ad un nuovo incontro più ampio per prepararsi a gestire l’iniziativa nel suo complesso.

Intanto una prima giornata di mobilitazione contro la guerra nel Mediterraneo e il nuovo intervento militare in Libia è stata convocata per martedi 2 giugno con manifestazioni a Roma, Bologna, Parma, Pisa, Napoli, Taranto, Trieste, Genova.

(Foto di Patrizia Cortellessa)

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